VD Logo
Il Mondo che Cambia
VD Search   VD Menu

incendi siberia

Perché Notre-Dame ci commuove e l'incendio in Siberia no?

Condividi su Facebook Condividi su Twitter Condividi su WhatsApp

La nostra casa è in fiamme, diceva Greta Thunberg dal palco di Davos, non meno di sei mesi fa. Sembrano passati secoli, ma mentre applaudivamo il discorso della giovane attivista svedese, ci sembrava pure che di secoli ne dovessero ancora passare, prima di sentire la puzza di fumo. Ci sembrava, come spesso accade quando si parla della fine del mondo, che quel messaggio non fosse altro che il monologo finale dell’ennesimo film post-apocalittico.

Alaska e Siberia stanno bruciando e sembra non importare a nessuno

Alaska e Siberia stanno bruciando e sembra non importare a nessuno

Scritto così bene, e così ben interpretato dalla rigida Greta, in quel ruolo di suora progressista che beve acqua in borracce di canapa. Le stesse borracce che ora vedi in ogni angolo di Decathlon, appese lì, come solo Decathlon sa fare, con nonchalance.

Quando sentimmo: la nostra casa sta bruciando, pensammo a un'iperbole, non all'estate nel Circolo polare artico

La nostra casa è in fiamme, diceva Greta, mentre acquistavamo il suo libro su Amazon. Ora quella copertina ci osserva dalla mensola, Greta ci scruta con la sua mantellina gialla, calata sul capo, come un velo mistico. Ora ci pensiamo due volte, prima di buttare il vasetto di yogurt nella pattumiera, senza prima avergli fatto fare un giro di lavastoviglie.

L'ONU lancia un ultimatum: ci restano solo 12 anni per salvare il pianeta

E bisogna fare come fa Greta, per evitare la catastrofe. Gennaio era lontanissimo, eppure già a metà maggio, abbiamo cominciato ad avere caldo. Magari, presi da questa botta di menopausa che ha colpito la Terra, abbiamo vagato per le nostre belle città alla ricerca di una bottiglietta d’acqua.

C’è giusto un pizzico di speculazione commerciale attorno a questa ventata di ecologismo

E la borraccia? Sicuramente starà ondeggiando verso qualche spiaggia del Pacifico, cercando di sfidare la sua stessa - biodegradabile - sorte. O forse, starà bruciando in Siberia. Lo sapete dell’incendio vero? No, non Notre Dame. In Siberia! No, non fraintendetemi. “In Siberia” non è una minaccia, ma un posto vero.

3 milioni di ettari di foresta sono in fiamme nel Circolo polare artico

3 milioni di ettari di foresta sono in fiamme nel Circolo polare artico

In Siberia, per colpa del giugno più caldo della storia recente, hanno iniziato a spuntare dei fuocherelli qua e là. Fuocherelli che sono diventati poi un grande, grandissimo incendio che sta mettendo a repentaglio il Circolo polare artico, coinvolgendo anche l’Alaska. Le fiamme hanno inghiottito tre milioni di ettari di terreno, con conseguenze disastrose. Non solo per la flora, che in un tempo quasi ragionevole si rigenera – risucchiando anche le tonnellate di Co2 prodotta dall’incendio.

Le tossine del carbonio presenti nell’aria potrebbero cambiare il colore del polo nord: nulla come il bianco respinge il calore

Sono i residuati del carbonio a creare problemi: sottoterra il fuoco sta alimentando chili e chili di carbone dimenticato dal tempo, mentre nell’aria, la fuliggine dell’incendio, sta annerendo l’intero ecosistema polare. Il bianco si sa, respinge il calore. Un cambiamento cromatico porterebbe le temperature ad alzarsi ancor più dei dieci gradi registrati quest’estate. Lo so, non c’è nessun simbolo della nostra cultura, da quelle parti.

Entro il 2055 un terzo degli orsi polare potrebbe scomparire

Non ci sono cattedrali o monumenti – nemmeno due gargoyle - che potrebbero attirare la nostra attenzione. E non ci sono nemmeno terroristi che potrebbero attentare alla nostra, invidiabile, cultura occidentale. Ci sono solo alberi e bestiole. Ecco, se non volete più fare gli ecologisti per Greta, fatelo almeno per le bestiole. Sono così carine. Anche da morte.

«La cattedrale è salva. La corona di spine di Cristo è intatta! Miracolo!» (Parigi, 15 aprile 2019)

ARTICOLI E VIDEO