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il gattopardo

Il significato de Il Gattopardo

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Sessant’anni fa, nel marzo del 1959, Il Gattopardo, di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, vinceva il premio Strega. È passato più di mezzo secolo, quindi, dalla pubblicazione, avvenuta nel ’58, e dalla celebrazione di uno dei più significativi romanzi italiani. Eppure siamo ancora qui a scervellarci sul senso ultimo, sulla morale, sulla dignità artistica e non solo di uno dei più clamorosi casi editoriali nazionali. L’attualità ci restituisce spesso esempi di un qualcosa che, con il sedimentarsi dei tempi, abbiamo imparato a definire “gattopardismo”, senza sapere con troppa precisione a cosa ci si riferisca. «Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi». È questo il motto, l’esprit du temps, la cinica accettazione di una realtà destinata a restare immutata nonostante gli entusiasmi progressisti di una società surriscaldata dai venti caldi dei nuovi ardori garibaldini, a esser passata alla storia. La pronuncia Tancredi, nipote del protagonista don Fabrizio Salina, e si staglia sul tessuto della trama come un marchio a fuoco destinato a sfolgorare in eterno.

«Se vogliamo che tutto rimanga com'è bisogna che tutto cambi»

Conservatorismo? Trasformismo? Realpolitick? Tutto e nulla insieme, visti gli equivoci in cui ci si è trovati nel voler applicare quest’irripetibile Weltanschauung ai più svariati fenomeni sociali che caratterizzano il nostro paese, con particolare riferimento al meridione. Quindi corruzione, immobilismo sociale e così via.

Il Gattopardo racconta la storia di una decadenza, per questo è così attuale
Il Gattopardo racconta la storia di una decadenza, per questo è così attuale

Tutto vero. E tutto falso allo stesso tempo. Perché nel romanzo si respira sì una certa aria di rassegnazione, di impotenza e fatalismo nei confronti di un mondo che sfugge inevitabilmente al nostro controllo. A tal proposito si legga il beffardo episodio nel quale don Fabrizio, da appassionato astronomo, una sera non riesce più a vedere negli astri gli «usati disegni» perché al loro posto compare un volto triangolare «che la sua anima proiettava nelle costellazioni quando era sconvolta».

Un mondo che sta perdendo il controllo

Si tratta quindi della narrazione di una decadenza, la decadenza di quella nobiltà cui lo stesso autore apparteneva. Tutto, nel romanzo, verrà infine avvolto da quella polvere che per secoli si era sedimentata sulle pareti del palazzo Salina, che non aveva risparmiato nemmeno il cane Bendicò, impagliato dopo la sua morte ma destinato anch’esso a essere abbandonato, «tarlato e polveroso». «Portatelo via, buttatelo!» dice Concetta alla serva Annetta sottolineando così un certo senso di ineluttabilità della morte.

Don Giuseppe Tomasi era l
Don Giuseppe Tomasi era l'undicesimo principe di Lampedusa, il suo Gattopardo fu pubblicato postumo

Morte che coinvolge i vecchi lustri di una nobiltà in disfacimento incapace di rigenerarsi di fronte alle suggestioni di una nouvelle vague garibaldina che entusiasma i giovani e infervora i cuori di una generazione a venire. E in questo sta la grandezza di un testo come Il Gattopardo: nell’aver saputo fotografare quella frattura insanabile che dissesta una società nei suoi momenti di crisi – un parallelismo si può trovare in romanzi come Padri e figli di Turgenev, Il rosso e il nero di Stendhal, I Buddenbrook di T. Mann – una maturità quindi, una lucida chiaroveggenza che lo ammette di diritto fra i classici del romanzo europeo.

Una frattura insanabile nella società

Quindi crisi, rottura, la fotografia è quella di un mondo destinato all’estinzione, un mondo portato alla disgregazione dai suoi stessi (dis)valori che affondano in un evo le cui tracce Tomasi di Lampedusa riesce mirabilmente a delineare – si veda la scena iniziale del Rosario. «I siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti» dice don Fabrizio all’inviato sabaudo Chevalley.

La scena del ballo ne Il Gattopardo è un
La scena del ballo ne Il Gattopardo è un'irripetibile ode al cinema

Quanto “gattopardismo” si è respirato in Italia dal tardo ottocento fino a oggi? Crisi, rottura, ma non solo. La fotografia è quella di una barocca mollezza che ancora ammanta lo spirito di un certo meridione. Il Gattopardo racconta l’epigenesi di un sistema che eternamente riproduce se stesso: quello del potere, decadente, corrotto, malato, della tangente per l’appalto all’amico di famiglia, degli abusi edilizi. Le crepe del vecchio palazzo Salina sono, in fondo, le stesse che hanno portato all’alluvione di Sarno nel ’98 o, in tempi recentissimi, al crollo del ponte Morandi a GenovaSe trapiantassimo le parole di Tancredi su un Licio Gelli qualsiasi, sui molti coni d’ombra che hanno avvolto la politica del nostro paese, dalla strategia della tensione a tangentopoli, chissà, forse tante questioni italiane ancora irrisolte apparirebbero sotto una nuova luce.

Il Sud Italia si sta svuotando

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