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L’hamburger senza carne è un hamburger. L’UE ha deciso

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Il Parlamento Europeo in seduta plenaria ha dovuto decidere su una questione spinosa che da qualche anno tiene banco nella ristorazione vedendo, da un lato, gli allevatori, dall’altro, i produttori di cibo vegetariano scontrarsi su come chiamare la carne vegetale. Soprattutto dopo l’esplosione delle azioni del principale produttore di questo alimento: Beyond Meat, e la crisi del consumo di carne nel mondo negli ultimi anni. Ma andiamo con ordine.

L’Europa ha deciso: l’hamburger vegetale si chiamerà hamburger

La campagna contro la dicitura “carne” per tutto ciò che è vegetariano viene da lontano ma negli ultimi mesi ha travolto anche l’Europa e in particolare la Francia dove gli allevatori hanno lanciato la campagna ‘Ceci n’est pas une steak’ (Questa non è una bistecca). Il Parlamento europeo aveva tre opzioni: Tutelare i termini originali proibendo di chiamare un hamburger “vegano” o una bistecca “vegetale” se non sono fatti con la carne; mantenere la situazione attuale limitandosi a specificare la natura vegetale del prodotto insieme al nome; oppure fare una distinzione e destinare nomi come hamburger e bistecca ai prodotti vegetali e altri, quali salame, prosciutto, speck, ai prodotti a base di carne. Il Parlamento ha scelto la seconda opzione, smentendo quindi la posizione della Corte di Giustizia che aveva proibito le diciture ‘latte’ e ‘burro’ per tofu e soia. Ma cos’è la carne vegetale?

Cos’è la carne vegetale

La carne vegetale è un’elaborazione sintetica delle sostanze e del sapore della carne, prodotta su larga scala da molti brand, i più famosi Beyond Meat e Impossible Food. Gli ingredienti sono:

  • Proteine dei piselli gialli
  • Olio di cocco
  • Poco succo di barbabietola
  • Amido di patate
  • Estratto di lievito

Un prodotto da laboratorio, che però si è ritagliato una fetta importante nel mercato americano: in crescita dell’8%, il settore rappresenta già l’1% del totale di carne venduta. Il 90% degli acquirenti non è vegetariano né vegano (ed è questo che spaventa gli allevatori), che oggi vale 4,6 miliardi di dollari e raggiungerà i 6 in quattro anni (il 39% dei quali in Europa). Un successo sottolineato dall’ingresso in borsa di Beyond Meat: da maggio a giugno del 2019, le azioni sono lievitate da 25 a 85 dollari ciascuna (toccando un rialzo del 390%) e oggi valgono 176 dollari.

Una crescita che spaventa

Un boom che ha spinto anche Kellog’s e Findus (dopo Netslé, Unilever, McDonald’s e Burger King) a scegliere la carne vegetale come prodotto per i mercati europei, obiettivo 100 milioni € di fatturato entro il 2022. Ma la carne vegetale ha dovuto scontrarsi con gli allevatori, da sempre signori incontrastati di questo mercato. Quello che è avvenuto oggi in Europa è stato il riflesso di un conflitto già avvenuto in America. Le associazioni di allevatori come la U.S. Cattlemen’s Association e la National Cattlemen’s Beef Association, hanno attaccato la carne vegetale sul nome, un aspetto tutt’altro che secondario perché, come abbiamo detto, il 90% dei consumatori di veggie burger non sono vegetariani. Ettore Pradini, presidente di Coldiretti, ha accusato i produttori di carne vegetale di praticare: «Una strategia di comunicazione subdola che approfitta deliberatamente della notorietà delle denominazioni di maggior successo della filiera dell’allevamento italiano per attrarre l’attenzione dei consumatori inducendoli a pensare che questi prodotti siano dei sostituti, per gusto e valori nutrizionali, della carne». Così l’hamburger potrebbe diventare il “disco vegetale”, le polpette “sfere vegetali” e le salsicce “tubolari vegetali”, secondo Elena Walden del Good Food Institute, ripresa dalla divulgatrice e influencer Carlotta di Cucina Botanica. Si tratta della risposta di un settore che si sente sotto attacco, in particolare ora che il covid ha cambiato ulteriormente le abitudini alimentari mondiali. D'altronde Ethan Brown, CEO di Beyond Meat, ha espresso l’obiettivo dichiarato di contrastare il settore dell’allevamento, che da solo emette il 15% dell’inquinamento globale ed è responsabile della perdita di biodiversità e dell’inaridimento di un terzo delle risorse idriche mondiali. La scarsa attenzione degli allevatori all’ambiente ha contribuito alla nascita di questo fenomeno che, ora, arriva anche in Europa scontrandosi con le lobby del settore. L'Europa però ha preso posizione dando via libera alla carne vegetale in tutte le sue declinazioni.

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