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Perché aumentano gli animali macellati se mangiamo meno carne

Gli italiani consumano meno carne rispetto al 2010, gli allevamenti diminuiscono, ma il numero di animali nei macelli aumenta. Come mai? Il paradosso dei numeri è presto spiegato: calano i consumi di carne rossa, ma crescono quelli di carne bianca e di pesce. E così, se vengono risparmiati gli animali di grossa taglia, gli avicoli finiscono più spesso sulle nostre tavole. Un cambio di abitudini che, come ci spiega, Simone Montuschi presidente di Essere Animali, è frutto di una serie fattori.

Il consumo di carne, tra salutismo ed etica

Secondo il report di Essere Animali, il numero di animali macellati è quindi aumentato, ma l’Italia oggi consuma meno carne: rispetto al 2010, gli italiani sono passati da 81,4 kg pro capite a 76. Anche uova e latticini vivono una contrazione rispetto a dieci anni fa. Tutto questo a causa di un insieme di motivazioni, come i crescenti richiami a un’alimentazione più attenta alla salute lanciati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, una maggiore sensibilità rispetto alle condizioni in cui vivono gli animali allevati e alla consapevolezza dell’impatto che la carne ha sull’ambiente. Non ha influito, invece, la capacità di spesa che nel 2018 risultava pressoché identica a quella del 2010. Cresce, però, il numero di animali macellati, che passa da 559 milioni a 597. «Questo perché i consumi si concentrano sulla carne bianca, considerata più salutare», spiega Simone Montuschi.

Meat is Uruguay - © Claudio Morelli

Meat is Uruguay - © Claudio Morelli

«Su questo ha influito l’Oms, che ha dichiarato la carne rossa potenzialmente cancerogena». Ci sono poi le motivazioni etiche: «Si prova più empatia per un maiale o un vitello, rispetto a una gallina. C’è stato un crollo del consumo di agnelli, cavalli e conigli che sono percepiti oggi come animali da compagnia». Il consumo di carne avicola non ha invece subito la battuta d’arresto che ha investito altri tipi di carne. Al contrario, secondo il report, «nel 2019 ha sfiorato i 20 kg pro capite all’anno (+6% rispetto al 2010)», mentre il numero di polli macellati ha registrato una crescita dell’11%. Cresce anche il numero di pesce che nel 2017 ha superato i 30 kg annui con un aumento del 50% rispetto al 2010. Un cambio drastico di abitudini che non sempre riflette una maggiore consapevolezza.

I metodi di allevamento

Se il consumo di carne è in calo, non cambiano i metodi di allevamento che continuano a essere crudeli. «C’è stato anche un crollo degli allevamenti, ad esempio di quelli di conigli. La tendenza però è quella di concentrare gli animali in quelli intensivi, dove la situazione è più brutale», fa sapere Montuschi. «Solo per quanto riguarda i bovini ci si sta spostando sul biologico, tanto che con 375.000 animali rappresenta oggi il 6,7% del totale degli allevamenti».

Meat is Uruguay - © Claudio Morelli

Meat is Uruguay - © Claudio Morelli

«Le galline, invece, non sono più tenute in gabbia ma all’interno di capannoni, dove la densità di animali, però, è molto alta, mentre per i maiali è ancora prevista la castrazione senza anestesia». Ma ci sono anche buone notizie. «La macellazione dei cavalli, ad esempio, è diventata un tabù e ha subito un crollo del 70%. Gli animali erano importati da Paesi come la Polonia e arrivavano in Italia dopo viaggi estenuanti. Oggi, fortunatamente, la situazione è cambiata».

Le nuove tendenze

Dai giovani arrivano nuove tendenze, che potrebbero segnare il prossimo futuro del consumo di carne. Secondo Montuschi «Ci sono sicuramente più vegetariani rispetto al passato». «I cambiamenti arrivano proprio dai millennial. Speriamo si tratti di un trend che si consolidi con il passare del tempo». Ma c’è la questione economica. «Ci sono magari più remore a provare la carne vegetale perché costa di più. Segnali positivi vengono, però, dal mercato del latte che è crollato perché considerato dannoso per la salute, mentre è esploso il consumo di latte vegetale».

Meat is Uruguay - © Claudio Morelli

Meat is Uruguay - © Claudio Morelli

Un’inversione di rotta, dovuta anche all’attenzione mediatica posta su alcuni casi di maltrattamenti negli allevamenti di animali, tra cui lo scandalo Italcarni che ha portato nel 2017 alla condanna di due veterinari e dell’amministratore del macello. Insomma, se i macelli avessero le pareti di vetro, forse saremmo tutti vegetariani.

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