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120mila firme contro il green pass a scuola, ma il rischio è tornare in Dad

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Continua lo scontro sul green pass a scuola per gli insegnanti. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, in poche settimane ha raccolto oltre 122mila firme alla petizione lanciata per l’abolizione dell’obbligo del green pass a scuola. Contro di lui il sottosegretario Costa che sottolinea l’importanza di tornare alle lezioni in presenza grazie alla certificazione verde. La Dad ha infatti creato non pochi problemi a istituti e studenti (che ci hanno raccontato le loro esperienze in video). Ma basterà il green pass a fermare i contagi in quella parte delle classi, circa 120mila (un terzo del totale), sovraffollate o addirittura “pollaio”?

Pacifico e Costa sul Green Pass

«La norma è palesemente illegittima, sarà disapplicata da un giudice o rimessa in Corte di giustizia come quella su precariato e Anief la farà cancellare dal nostro ordinamento», ha detto Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief. «Perché viola precise disposizioni del regolamento comunitario che ha introdotto il green pass in Europa. Secondo queste distinzioni nessun Paese può imporre un obbligo o discrimine ai cittadini dell’Unione in base al suo possesso. I dirigenti scolastici sono stati lasciati soli. Mai come oggi la scuola è divisa e non certo per colpa del sindacato che non è stato coinvolto in alcuna decisione. Persino il protocollo di sicurezza, da noi non firmato, sembra che non abbia la stessa interpretazione degli stessi firmatari sulla gratuità dei tamponi». Di parere nettamente contrario il Sottosegretario Costa: «Sul green pass saremo rigidi. La scuola inizierà alla data prevista e in presenza».

Il rischio del ritorno alla Dad

Il rischio sembra essere un ritorno generalizzato alla Dad, misura che ha avuto effetti complessi sui giovani. Nel 2021 i ragazzi si sono trovati spesso soli ad affrontare la didattica a distanza, isolati dai propri coetanei e privati di quella socialità che permette loro di definire la propria identità. Alcuni sono arrivati a soffrire di forte depressione e istinti autolesionisti, come ci hanno raccontato di persona nel nostro video di aprile qui sotto.

La solitudine invisibile dei ragazzi in didattica a distanza

Inoltre i risultati, secondo il test Invalsi, sono pessimi (e non solo per la Dad). Alle medie il 39% degli studenti non ha raggiunto il livello di accettabilità in italiano, il 44% non ha raggiunto le competenze minime in matematica. In generale è emerso che il 9,5% degli studenti (circa 40mila) esce dalla scuola con competenze totalmente inadeguate. In gran parte alunni socialmente svantaggiati che compongono la “dispersione implicita”. Certo, il problema era presente anche nel 2019, ma la pandemia lo ha aumentato del 40%.

Eppure anche il green pass potrebbe non bastare. Il problema sarebbero le ancora numerose “classi pollaio” di 28-30 alunni, circa 20mila, e le altre 100mila con circa 25 alunni. Tutti stipati in 40 metri quadrati e impossibilitati, quindi, a rispettare i distanziamenti imposti dal Cts. Insomma, dopo un 2020/2021 che ha trasformato profondamente la scuola, il 2021/2022 si preannuncia complicato per gli studenti.

Com'è andata davvero la didattica a distanza per gli studenti italiani?
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