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Cos'è il Green New Deal europeo in tre semplici punti

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Ursula von der Layen fa all in e scommette tutto su un futuro verde in Europa, presentando la bozza del Green New Deal ai membri dell’Unione per i primi feedback, che sarà poi trasformata in legge a marzo 2020. Il piano, per ora, è più che altro una lista di intenti ma l’ambizioso obiettivo che si propone è la neutralità climatica entro il 2050, seppure alcuni aspetti della strategia sollevino le perplessità di ambientalisti come Franziska Achterberg, portavoce di Greenpeace. Cos’è il Green New Deal? L’abbiamo riassunto in 3 punti per voi:

Il Green New Deal europeo in 3 punti

1. Una rivoluzione verde entro il 2050. Per raggiungere la neutralità climatica, la Commissione europea presenterà una legge sul clima a marzo del 2020 per ridurre le emissioni del 55% entro il 2030 e proporrà un carbon border adjustment per alcuni settori. La digitalizzazione, un network di infrastrutture di trasporto, fondi per le aree più deboli e un'azione politica coerente saranno i mezzi per attuare questa rivoluzione.

2. Energia, Industria e Mobilità pulite. I punti che riguardano questi tre aspetti mirano principalmente a una maggiore interconnessione dell’Europa e a una strategia concertata che migliori il Trans-European Network energetico e investa sull’eolico e le rinnovabili. La Commissione elaborerà un piano più ampio che introduca i quattro pilastri dell'Economia Circolare nell'industria, in particolare nel tessile, nell'edilizia, nell'elettronica e nella plastica. L'Unione europea potenzierà il trasporto su ferro ed elettrico, scoraggiando il carbone, limitando le emissioni aeree e navali e riformando il sistema di rifiuti.

3. Proteggere l’ambiente e la biodiversità. La Commissione inizierà nel 2020 ad attuare la Farm to Fork strategy per ridurre pesticidi e sostanze chimiche nell’agricoltura, proteggere la biodiversità e le foreste europee, limitare lo spreco di cibo e rivedere le norme per i grandi conglomerati industriali.


Come attuare il Green New Deal

Per realizzare questo ambizioso piano, la Commissione europea dovrà integrare i principi di sostenibilità in tutte le sue politiche, iniziando da un “giuramento verde” che recita letteralmente “non fare male”. L’UE cercherà di eliminare le incoerenze legislative tra i partner europei e sosterrà le politiche verdi con i fondi del ‘Just transition Mechanism’ di 35-100 miliardi di euro (che serviranno per le aree più deboli), rivedendo anche la politica fiscale energetica e pensando a una carbon border tax che protegga l’industria europea dalle importazioni cinesi. La vera sfida sarà convincere gli stati a seguire la linea di Ursula von der Layen, ma per l’Europa questa svolta non è solo l’occasione di cambiare il proprio impatto sull’ambiente, ma anche di assumere un ruolo guida nelle politiche verdi del mondo.

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