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Giù le mani dalle spiagge libere

Il sindacato italiano balneari della Campania ha richiesto, per quest’anno, l’azzeramento del canone e l’uso delle spiagge libere per ridurre le perdite economiche dovute al coronavirus. A questa richiesta si aggiunge il problema sanitario delle regioni, preoccupate di istituire un sistema di controllo sui litorali liberi. È il caso del Lazio, presieduto da Nicola Zingaretti, dove i Comuni marittimi dispongono solo di una decina di vigili, che vuole affidare agli stabilimenti il 50% delle già poche spiagge libere, perché si occupino del rispetto delle regole.

Le spiagge italiane non ci appartengono

L'Italia è il quinto paese europeo per chilometri di costa eppure andare al mare può essere un lusso per un Italiano. Circa il 42% di tutte le coste nazionali è in concessione, ma il dato è più alto in alcune regioni: 69,8% in Liguria, 67,7% in Campania, 61,8% nelle Marche, 51,7% in Toscana. E se guardiamo ai singoli comuni la situazione peggiora: Rimini ha privatizzato il 90% delle spiagge, Forte dei Marmi il 93,7%. Un giro d'affari che, nel 2016, fruttava 15 miliardi ai privati e solo 103 milioni per lo stato. Chi non può permettersi il lido è relegato nelle spiagge libere, spesso sporche e senza servizi.

Le percentuali di spiaggia libera garantite dalle Regioni

Le percentuali di spiaggia libera garantite dalle Regioni

Intanto le concessioni si avviano al rinnovo automatico, in contrasto con le direttive europee sulla libera concorrenza. «La norma sull’estensione al 2033 è già in vigore e abbiamo promesso che l’avremmo applicata» ha dichiarato il ministro Dario Franceschini, «pur sapendo che si tratta di una legge che rischia di andare in contrasto con il diritto dell’Unione europea e di farci ricevere una procedura di infrazione. Ma questa la affronteremo se e quando ci sarà».

Una privatizzazione di fatto

Al danno si aggiunge la beffa perché, nonostante sia ancora diritto di tutti «l'accesso e la fruizione della battigia, anche ai fini di  balneazione» e gli stabilimenti balneari abbiano l'obbligo di consentirlo, chiaramente specificato nella Legge finanziaria 2007 e ribadito nell'art.11 della Legge 215 del 2011, la prassi è ben diversa.

Gli stabilimenti balneari fatturano 15 miliardi e pagano 103 milioni per le concessioni

Gli stabilimenti balneari fatturano 15 miliardi e pagano 103 milioni per le concessioni

Provate a entrare in un bagno in Versilia e mettervi, con il vostro asciugamano, sulla battigia oppure semplicemente nuotare nella porzione di mare di fronte allo stabilimento: il bagnino vi fischierà per farvi spostare. Le spiagge italiane sono state privatizzate di fatto se non sulla carta. Eppure in Grecia, altra nazione a vocazione turistica con molte coste, dove le regole sono le stesse che in Italia, si può passare la giornata sul bagnasciuga di fronte agli stabilimenti, mangiare al loro bar e usarne i servizi senza incorrere in alcun problema.

Giù le mani dalle spiagge libere

Secondo il Rapporto Spiagge di Legambiente l’Italia è l’unico paese europeo che non pone un limite nazionale alle spiagge in concessione. Esistono comuni come Forte dei Marmi, Rimini, Alassio, San Benedetto del Tronto, a Mondello dove la costa è così privatizzata che un cittadino, dopo aver fatto il bagno, al massimo può asciugarsi al sole sul marciapiede o, in alcuni casi, andare in un tratto di costa vietato alla balneazione.

Solo metà delle coste italiane è libera

Solo metà delle coste italiane è libera

In altri casi esistono vere e proprie situazioni di illegalità, come ad Ostia, nel Comune di Roma, o a Pozzuoli dove muri e barriere impediscono di vedere e di accedere al mare, o di dune sbancate nel Salento per realizzare parcheggi e tirare su stabilimenti balneari. Di fatto il diritto dei cittadini a godere della spiaggia, senza accedere ai filari di ombrelloni monocolore, è in gran parte negato. A questo si aggiunge l’emergenza. La riduzione dei posti nei lidi, dovuta al distanziamento sociale, rischia, inoltre, di causare un’esplosione dei prezzi al consumatore, allargando ancora di più lo spazio tra chi potrà e chi non potrà permettersi un posto al sole. Quantomeno lasciateci le spiagge libere, quelle poche che ci sono.

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