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Le donne pioniere dell'Economia Circolare

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Compra leggero, riusa circolare: un nuovo imperativo si aggira per l’Italia. E sa di futuro, di consumo consapevole e sostenibilità ambientale. Il nuovo girl power veste green e sa che l’economia circolare è qualcosa in più di una semplice modo di vivere: è la risposta a una linearità maschile che ci lascia pressappoco qualche decina di anni da spendere su questo pianeta.

Lucia Cuffaro, con Autoproduciamo, è una delle pioniere dell

Lucia Cuffaro, con Autoproduciamo, è una delle pioniere dell'economia circolare italiana

Contro l'es muss sein del consumo ergo sum, contro l’usa e getta di oggetti e di stili di vita, le donne fanno economia circolare. Due termini che si declinano ormai al femminile plurale, perché vede principalmente ergersi sul suo avamposto giovani ragazze che, recuperando la saggezza delle loro nonne in salsa 2.0, hanno creato un nuovo modello di management: ciò che è rifiuto torna a essere materia viva attraverso una gestione consapevole dei materiali.

Compra leggero, riusa circolare: un nuovo imperativo si aggira per l’Italia

Come nel caso di Orange Fiber, che ha brevettato e produce il primo tessuto sostenibile da agrumi al mondo, partendo dalle centinaia di migliaia di tonnellate di sottoprodotto che l’industria di trasformazione agrumicola produce ogni anno e che altrimenti andrebbero smaltite, con costi elevati per l’ambiente.

Enrica Arena e Adriana Santanocito sono le ideatrici di Orange Fiber

Enrica Arena e Adriana Santanocito sono le ideatrici di Orange Fiber

 «L’idea nasce nel 2012 da Adriana Santanocito, quando ancora studiava moda a Milano, dall’analisi dei tessuti sostenibili presenti sul mercato», spiega a Videodrome Enrica Arena di Orange Fiber. «In seguito alla collaborazione con il Politecnico di Milano nel 2012 abbiamo sviluppato un innovativo processo per creare un tessuto utilizzando le oltre 700.000 tonnellate di sottoprodotto che l’industria di trasformazione agrumicola produce ogni anno in Italia e che altrimenti andrebbero smaltite, con dei costi per l’industria del succo di agrumi e ovviamente per l’ambiente».

L’economia circolare è un ritorno alle radici. Femminili perlopiù

Il risultato è un tessuto dal costo di 35 euro a metro lineare che al tatto risulta morbido e setoso. Un prezzo a dir poco conveniente considerando che per la seta si sale a circa 80 euro a metro lineare. Ma l’economia circolare non è solo innovazione green. È anche (e soprattutto) un ritorno alle radici. Femminili perlopiù. Perché le prime pioniere dell’economia circolari sono state proprio le brave massaie di un tempo, attente agli sprechi e impegnate sul fronte del riuso. Un modus operandi recuperato dalle fondatrici della Rete Zero waste, che puntano a uno stile di vita a rifiuti (quasi) zero.

Orange Fiber produce vestiti utilizzando le bucce d

Orange Fiber produce vestiti utilizzando le bucce d'arancia

«Quella che oggi è una rete è nata da una chat Instagram che si è evoluta in una chat Whatsapp. Poi ci siamo accorte che i consigli che ci scambiavamo su come ridurre il proprio impatto ambientale e vivere in maniera più sostenibile rischiavano di andare persi e abbiamo fondato il sito», racconta Bianca Mularoni di Zero Waste.

Le prime pioniere dell’economia circolari sono state le massaie di un tempo, attente agli sprechi e impegnate sul fronte del riuso

«Noi donne siamo più propense a scambiarci consigli che riguardano ambiti privati e personali. Ma questa che stiamo vivendo è solo una fase di passaggio»

 Bianca Mularoni di Zero Waste punta a uno stile di vita a zero rifiuti

Bianca Mularoni di Zero Waste punta a uno stile di vita a zero rifiuti

E poi c’è Lucia Cuffaro che con il suo blog Autoproduciamo ha reso il circolar pensiero ancora più mainstream, introducendo il grande pubblico al concetto di decrescita felice, che fa storcere il naso ai fedelissimi del modello della crescita infinita.

Il concetto di decrescita felice proposto da Lucia Cuffaro fa storcere il naso ai teorici della crescita infinita

«Non si tratta di austerità. Si tratta di analizzare il contesto sociale in cui viviamo e cercare di avere un impatto ambientale positivo, guadagnando tempo per noi». E così Lucia spiega come realizzare un deodorante in casa partendo dal bicarbonato o il sapone comprando solo le materie prime.

La cucina sostenibile di Massimo Bottura

«Ad autoprodurre ci vuole meno tempo che a fare la spesa: per fare il pane per una settimana impiego dai sette agli otto minuti. Ad andare al supermercato impiegherei sicuramente più tempo». Insomma, una decrescita che non è una perdita ma che rappresenta il futuro. Sempre che si faccia in tempo.

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