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riscaldamento globale

La breve vita di Pizol il ghiacciaio, morto a centomila anni

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Lo scorso settembre si è spento, a causa del riscaldamento globale, il ghiacciaio Pizol. Pizol non era “un bravo ghiacciaio che salutava sempre”, aveva anche qualche piccolo difetto, ma la sua scomparsa ha lasciato un vuoto ben più sconcertante del cumulo di sassi e sabbia che si trova ora al suo posto. Un vuoto che 200 ambientalisti hanno cercato i riempire celebrando un funerale.

Pizol, vittima del riscaldamento globale

Incastrato tra i 2600 e 2800 metri, sulle vette sopra Sargan, nel Canton di San Gallo in Svizzera, Pizol se n’è andato così come era arrivato, chissà quante centinaia di migliaia di anni fa: goccia dopo goccia, si è consumato, abbandonato a temperature che, in trent’anni, sono salite vertiginosamente.

Il ghiacciaio Pizol

Il ghiacciaio Pizol

E più cresce l’allerta riscaldamento globale più ghiacciai, come Pizol, salutano i cucuzzoli delle montagne per migrare a valle, trasportati dalla corrente dei fiumi o, addirittura, evaporano nel cielo. Da quando la “malattia” ha preso Pizol, ci ha messo appena dieci anni per portarselo via: 80-90% della sua superficie mangiata, un’agonia che ha spinto chi lo ha amato a decretarne la fine.

I ghiacciai muoiono sempre più spesso

Il 22 settembre, quindi, si è spento ufficialmente. La sua dipartita ha generato una certa preoccupazione in terra elvetica. Lo scioglimento dei ghiacciai è un problema che perdura, che miete vittime anche senza nome. Infatti, se oggi si riconosce in Pizol il “paziente zero”, curato e seguito passo dopo passo, dal 1850 ad oggi la Svizzera ha visto morire almeno 500 ghiacciai: di questi, solo per cinquanta se ne conosceva il nome.

Il ghiacciaio Pizol dopo il funerale

Il ghiacciaio Pizol dopo il funerale

Un segno innegabile che il cambiamento climatico sia un fenomeno in atto già da tempo, molto più di quello che è passato da quando abbiamo lanciato il monito sul riscaldamento globale. Lo scioglimento di Pizol era un destino già scritto, per quanto ci possa stupire ora. Infatti, i ghiacciai a bassa quota (meno di 3500 metri) come Pizol, sono destinati a scomparire nel giro di trent’anni, come ha affermato il Wwf. È un problema che riguarda le Alpi svizzere quanto quelle italiane o francesi, senza alcun tipo di discriminazione.

Una battaglia di tutti

A Courmayeur, ad esempio, guai a parlare di Planpincieux. Il ghiacciaio si sta muovendo di 50-60 centimetri al giorno, un ritmo da maratoneti, nella misura in cui un pezzo di ghiaccio possa correre veloce. Già, perché spesso ci si scorda del significato di eternità, un lasso temporale che abbiamo inventato noi esseri umani, con la sciocca convinzione che esista davvero qualcosa di eterno. Specialmente, se non ci si cura di preservarlo. Il Planpincieux potrebbe collassare e con lui anche i 250 mila metri cubi di superficie che porta in dote. Il comune di Courmayeur ha preso precauzioni, non si rischiano tragedie in Val Ferret, a meno che non si inizi a considerare come una tragedia, vera e propria, lo scioglimento dei ghiacciai.

Il ghiacciaio Planpincieux sta cadendo

Il ghiacciaio Planpincieux sta cadendo

Dal 1989 ad oggi, la superficie del ghiaccio nelle Alpi italiane si è ridotta del 40%. In Svizzera ancora, l'Aletsch, il ghiacciaio più imponente dello Stato, è destinato a scomparire nei prossimi 80 anni, se non si pone un freno agli effetti del riscaldamento globale. Pizol, quindi, non è stato che il simbolo di una battaglia che iniziamo ora a combattere, in ritardo certo, ma ancora in tempo per salvare qualche vita. È stato un danno collaterale, nel senso più dispregiativo che questo termine bellico possa avere. Il suo ricordo però, deve riecheggiare come la fisarmonica che hanno suonato lassù, a 2600 metri: una marcia che deve scandire il ritmo dei prossimi e urgenti provvedimenti. Perdere un ghiacciaio, come hanno ricordato i presenti al funerale di Pizol, è come perdere un amico.

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