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famiglia

In Italia ci sono sempre più genitori-nonni

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Andrea è stato concepito quando sua madre aveva 41 anni e suo padre 42. Un fatto che oggi ormai non fa più discutere, a eccezione di qualche malignità sussurrata da dietro le carte da briscola, ma che a fine anni Ottanta era un’assoluta novità, soprattutto per un paesino dell’alta Toscana, chiuso fra il mare e i monti. L’infanzia di Andrea è stata quella di tanti altri ragazzini: c’erano la scuola, gli amici, ma soprattutto il calcio. Quasi la storia di ognuno di noi. La vita ha cominciato a essere diversa dopo, quando a ventotto anni ha dovuto prendersi cura di sua madre, malata terminale di cancro.

La storia di Andrea

«Continuavo a chiedermi perché proprio a me, perché dovessi essere io a prendermi cura di mia mamma quando ancora avevo bisogno io delle sue di cure», ci racconta. A quella scucitura netta, nera e ineluttabile non ci aveva ancora pensato. Ma soprattutto non era mai stato educato alla possibilità di un distacco così prematuro, cresciuto iperprotetto da una bolla di amore e, per alcuni, di egoismo. Eppure, secondo uno studio del Max Planck di Rostock in Germania, la fascia ideale in cui avere figli è proprio quella tra i 35 e i 49 anni. Almeno dal punto di vista del grado di felicità. Chi ha figli tra i 23 e i 34 anni, infatti, vedrebbe calare l'entusiasmo dopo uno o due anni dall'arrivo del bambino, mentre chi ha un figlio tra i 18 e i 22 anni, invece, vede diminuire la propria gioia prima ancora che il fiocco rosa o celeste annerisca.

L'impatto della fecondazione assistita

Ma con la felicità scemerebbe quindi anche il livello di cure e attenzioni per il nuovo arrivato. Una legittimazione etica e morale di non poco conto alle tecniche di fecondazione eterologa, il cui boom è legato a stretto giro con l’aumento di gravidanze oltre i quarant’anni di età. E che ha permesso di compiere un altro importante passo verso la parità di genere. Perché se nessuno o quasi si è mai posto domande sulle possibilità di un uomo over 50 di essere un buon padre, troppe discussioni invece si sono fatte intorno all’età giusta per essere madri, estendendo all’universale ciò che di fatto rientra nel caso particolare. Spesso, diventare mamme in età non conforme a quanto propinato dai manuali di biologia delle medie non è una scelta, ma una necessità dettata dal bisogno di costruirsi prima una solidità economica e poi una famiglia.

Un fenomeno nuovo

Un fenomeno del tutto nuovo rispetto a trenta o quarant’anni fa, quando arrivare a fine mese era più facile e quando le spinte individualistiche erano di certo più blande ma forse più ingiuste perché appannaggio solo del lato maschile della coppia. Oggi i figli di mamme-nonne sembrano ragazzi felici. La sfida dunque non è tanto sul piano biologico ma sul fronte educativo. C’è da chiedersi se si è davvero disposti a insegnare ai nostri bambini a convivere con lo spettro della morte fin dai primi anni di età, con la possibilità di trovarsi orfani da un giorno all’altro, perché la vita in una famiglia con genitori anziani scorre a velocità diverse. E il lieto fine è tutt’altro che garantito. I genitori che nascono già nonni sanno che con tutta certezza non potranno seguire i figli nel loro percorso di vita. Forse non riusciranno nemmeno a vedere la loro laurea, né ad abbracciare i loro nipotini. Ma alla fine, i figli non sono che «frecce vive» scagliate dagli archi di legno, non sempre così verde, dei loro padri e delle loro madri.

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