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disastro di chernobyl

Chernobyl e Fukushima: due disastri a confronto

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In una notte silenziosa del 1986, nel nord dell’Ucraina, all’insaputa di tutti e all’ombra di una morente cortina di ferro, si consumava il primo grande disastro nucleare della storia: Chernobyl. Venticinque anni dopo, sotto gli occhi di un mondo diverso, globalizzato e interconnesso, l’onda di 14 metri scatenata dal terremoto di Tohoku travolgeva la costa di Okuma causando la seconda di queste catastrofi, quella di Fukushima Dai-ichiDopo la serie HBO sull'incidente di Chernobyl molti si sono chiesti quale sia stato il peggiore tra questi due disastri. Dal punto di vista della scala INES, elaborata alla fine degli anni ’80 dall’AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica), sia Fukushima che Chernobyl si trovano al massimo livello di pericolosità: il settimo. Ma ci sono state differenze sostanziali tra i due eventi.

Le differenze tra Chernobyl e Fukushima

La prima grande differenza tra Chernobyl e Fukushima riguarda il fattore umano. La lunga serie di mancanze nella costruzione e conduzione della centrale nucleare V.I.Lenin in Ucraina è impressionante: progettazione difettosa, personale, in parte, non abbastanza qualificato e operatori tenuti all'oscuro sul funzionamento della centrale stessa a causa del segreto militare. Nonostante la progressiva apertura della Glasnost, quella cortina di ferro, ancora viva nei primi anni '80 e che manteneva nascosta la Russia ai nemici della NATO, strisciava anche tra i suoi cittadini e lavoratori privandoli delle conoscenze che avrebbero potuto evitare il disastro. Anche a Fukushima ci fu l’errore umano, ma di un tipo diverso: la Commissione nazionale creata per investigare sul disastro appurò infatti che la TEPCO, società proprietaria della centrale di Okama, aveva sottovalutato l’altezza dei possibili tsunami, costruendo barriere per contenere onde fino a 6 metri e non oltre. Dopo il terremoto di Tohoku, i reattori interruppero la propria attività automaticamente ma il maremoto, della straordinaria altezza di 14 metri, superò le barriere, distrusse i generatori del sistema di raffreddamento e causò tre crisi nucleari, esplosioni di idrogeno e il rilascio di materiale radioattivo. Entrambi questi 'fattori umani' furono ascrivibili a mancanze nel sistema politico ed economico dei due paesi, ma l’entità diversa di quello giapponese permise alla centrale di Fukushima di funzionare per quarant’anni prima che un disastro naturale la devastasse, mentre Chernobyl collassò, senza l'intervento di uno tsunami, dopo solo nove (l’Unità 4 era attiva da due).

I disastri

La gestione stessa degli eventi fu molto diversa, in parte perché differenti furono i disastri: a Chernobyl avvennero due esplosioni, a Fukushima molte di più e distribuite nel tempo. Inoltre, se Chernobyl potè passare sotto silenzio per tre giorni prima di essere scoperta dal mondo, Fukushima collassò in diretta globale e la pressione mediatica mandò più volte in tilt le autorità locali. Molto simili, in entrambi i casi, furono invece i lacunosi comunicati per la popolazione, in ritardo e al limite del propagandistico a Pryp’jat’, incompleti e distorti a Fukushima.

Le conseguenze

E le conseguenze? Difficile calcolarle, in particolare quelle legate agli effetti a lungo termine delle radiazioni. A Pryp’jat’, morirono 31 operai per effetto diretto del disastro, 4mila persone a causa delle radiazioni subite e 200mila abitanti furono trasferiti. Ci tratteniamo dal citare i dati di Greenpeace del 2006 sulle vittime di cancro tra Bielorussia, Russia e Ucraina, proprio perché l’attribuzione a Chernobyl resta discussa (ma sono numeri enormi). Al contrario Fukushima non ebbe vittime dirette né attribuibili alle radiazioni, ma si pensa che il trasferimento di 100mila persone abbia indirettamente causato il decesso di un migliaio di abitanti sopra i sessant’anni. Le preoccupazioni riguardo alle contaminazioni oceaniche di cesio dopo l'incidente sono rientrate con le analisi del 2017. Invece del tutto simili furono le conseguenza politiche dei due disastri: entrambi assestarono un colpo letale ai programmi nucleari civili in molte aree del mondo, come l’Italia dove Chernobyl non portò solo una nube radioattiva, ma decise anche il destino energetico del paese.

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