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Dieci anni da Fukushima, il peggior disastro nucleare dopo Chernobyl

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A dieci anni dal disastro di Fukushima, si torna a parlare di energia atomica. A farlo è l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, che ha dichiarato che: «Il nucleare è un’energia pulita e al passo con i tempi. È a emissioni pari a zero, questo è il suo valore. Fukushima ci insegna che dobbiamo adottare misure di sicurezza molto stringenti». «Un episodio in sé non mette in discussione la validità di tutto un comparto, così come un incidente aereo non mette in discussione tutto il comparto aereo», ha detto il direttore generale Rafael Grossi. Ma il nodo resta la gestione e lo smaltimento dei rifiuti. «Più che di tecnologia credo che sia un problema di accettazione sociale. Sul piano tecnologico disponiamo delle soluzioni necessarie. Non c’è nessun vero ostacolo. Tutto sta nel non speculare. Non è un’energia che manchi di visione o di piani di sviluppo delle sue risorse». Ma davvero il nucleare può trasformarsi in un’energia sicura?

Cosa è successo a Fukushima

L’11 marzo 2011, il nord-est del Giappone fu colpito da un violentissimo terremoto di magnitudo 8,9 con epicentro sul fondo marino del Pacifico, a circa 500 chilometri da Tokyo. Tutta la massa d’acqua sovrastante creò uno tsunami con onde alte circa 10 metri: nella prefettura di Fukushima, il terremoto e il maremoto danneggiarono gravemente quattro dei sei reattori della centrale nucleare. La causa scatenante fu naturale, ma nell'incidente di Fukushima, come in quelli verificatisi nel 1979 a Three Mile Island in Pennsylvania (USA) e nel 1986 a Chernobyl in Ucraina, sono state determinanti le responsabilità umane. Tra cui la scelta di costruire una centrale nucleare in una zona costiera soggetta a tsunami, senza adeguate protezioni. I reattori nucleari della centrale furono sommersi dall’onda anomala, e le pompe smisero di funzionare, bloccando il raffreddamento dei reattori, determinando una serie di esplosioni. L'incidente alla centrale giapponese di Fukushima avrebbe già oggi rilasciato un tale livello di radioattività da essere classificato prima al livello 4 della scala INES, poi al 5 e infine al 7, il peggiore. Un livello raggiunto solo nell’incidente di Chernobyl in Ucraina. Un disastro che continua ad avere conseguenze e che, proprio in questi anni, ha sollevato anche il problema del possibile sversamento delle acque radioattive nell'oceano.

I problemi legati al nucleare

«L’energia da fissione nucleare è attualmente basata principalmente sull’uso dell’Uranio, con la produzione per milioni di anni di grandissime quantità di scorie altamente radioattive e per le quali non sussiste finora una soluzione veramente accettabile», ha spiegato il professor Carlo Rubbia, Premio Nobel e senatore a vita, alla Rivista Energia. «Si è molto parlato di sostituire la fissione a lungo termine con processi diversi basati sulla “fusione” a partire da elementi a basso numero atomico. Tuttavia, l’alternativa della fusione non risolve il problema in quanto i neutroni produrrebbero quantità ancora maggiori di scorie». Insomma, siamo ancora lontani da un’energia a impatto zero.

E in Italia?

Nel nostro Paese si parla di scorie nucleari e non di energia. Energia che compriamo dai nostri vicini di casa, mentre continuiamo a produrre con il carbone. Attualmente ci sono ancora due impianti accesi in Italia, vicino Roma, usati per scopi di ricerca sui reattori di quarta generazione. Ma in tutta Europa, Italia compresa, le centrali nucleari producono circa un terzo dell’elettricità e un settimo dell’intera energia consumata.

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