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A Favignana la scuola digitale esiste da vent’anni

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C’è un luogo che da sempre deve lottare con il digital divide e la dispersione per la propria sopravvivenza: nelle Egadi, a Favignana, isola nell’isola, si prova a fare scuola digitale da circa vent’anni. Un’impresa non semplice, ma che durante l’emergenza dovuta all’epidemia di coronavirus non ha trovato impreparati insegnanti, genitori e studenti. E così la scuola si fa online, mescolando tecnologia a metodi tradizionali. Senza lasciare nessuno indietro.

La scuola digitale per salvare una comunità

Favignana è troppo lontana e difficile da raggiungere: bisogna prendere l’aliscafo da Trapani per arrivare sull'isola. A questo si aggiunge il continuo turnover delle risorse umane, che rende difficile la continuità didattica, in un istituto, l’Antonino Rallo, che conta in tutto 220 studenti. «Viviamo in un’area marginale, le Egadi sono piccole isole, condizionate dalla loro insularità, senza collegamenti stabili», ci spiega Linda Guarino, docente. «Ma la scuola in queste realtà è il punto centrale, è il futuro di una comunità. Se le famiglie portano via i figli significa chiudere le scuole. Per questo abbiamo avviato un dialogo con tutte le realtà delle isole minori. E la soluzione è stata offerta dalla tecnologia, che era lo strumento a nostra disposizione, e dalla scuola digitale». Distanziamento e carenza di docenti erano problemi che Favignana conosceva già vent’anni fa. «Grazie a una lavagna interattiva abbiamo collegato le classi con le scuole toscane. Si operava in videoconferenza: tramite la lavagna interattiva, il professore di Firenze interrogava i ragazzi. Non era un uso della tecnologia perché andava di moda, ma rispondeva a un bisogno». Un lavoro a distanza, quello della scuola digitale, che aveva una duplice funzione: mettere in contatto i ragazzi, permettendo loro di confrontarsi, socializzare e dare qualità al percorso.

Quarantena e scuola digitale

Il coronavirus ha smascherato un’emergenza parallela, quella degli istituti pollaio, in cui mantenere la distanza di sicurezza è pressoché impossibile. Secondo Guarino, il Covid-19 ha mostrato le disparità fra scuola e scuola. E fra scuola digitale e scuola tradizionaleDisponevamo di un’esperienza pregressa di scuola digitale e l’abbiamo subito messa a frutto formando i docenti e individuando la piattaforma più adatta per svolgere le lezioni. Molti dei nuovi insegnanti, però, non avevano dimestichezza nemmeno con la posta elettronica. Per questo ho realizzato dei tutorial. Abbiamo anche assistito le famiglie per evitare disagi». Perché se non è didattica di qualità, la tecnologia può essere distruttiva. E soprattutto non può sostituire l’insegnante, che per gli studenti ha la funzione di guida nella giungla tecnologica.

Il digital divide

La scuola deve essere relazione, ma non utilizzare la tecnologia significa voltare le spalle alla contemporaneità e privare i ragazzi della possibilità di acquisire nuove competenze. Per questo Favignana ha scelto un modello ibrido. «Ѐ un aggiungere, non un togliere», dice Guarino. Ma l’ombra del digital divide incombe anche sulle eccellenze. «Non abbiamo la fibra, c’è difficoltà se c’è forte maltempo. Se la scuola deve radicare le famiglie al territorio e tenere viva una realtà insulare non può essere lasciata senza strumenti». E invece si è preferito rafforzare le grandi aree urbane, abbandonando le piccole realtà di provincia. «Il digital divide è un grave segno di asimmetria tra i territori. Senza tecnologia non c’è sviluppo economico». Insomma, la buona istruzione non può prescindere dalla possibilità di colmare il divario digitale. Passando per un uso responsabile ed egualitario degli strumenti tecnologici.

Com'è andata davvero la scuola a distanza per gli studenti?
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