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Facebook sta per diventare un gigantesco cimitero

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Che ne sarà dei nostri account quando moriremo? Secondo uno studio, condotto dall’Università di Oxford, nel 2080 il numero dei profili dei morti ammonterà a due miliardi e mezzo e arriverà a 5 miliardi entro la fine del secolo. Un dato che pone molte domande sull’uso dei dati di chi non c’è più. Ad aprire nuovi scenari la sentenza del Tribunale civile di Milano che ha ordinato ad Apple, in via cautelare d’urgenza, di consentire ai genitori di un ragazzo il recupero dei suoi contenuti digitali dai suoi account. Foto, video, ricette - il giovane era uno chef - e tutti i contenuti andati persi sono infatti rimasti sincronizzati online su iCloud, mentre il telefono si è distrutto nell’incidente in cui ha perso la vita. E intanto si discute di eredità digitale sui social media.

Bacheche come cimiteri

Il profilo di Alessandro è ancora attivo, ma lui non c’è più da ormai quasi sei anni. Le foto sono al loro posto e scorrendole si trovano ancora i segni del suo passaggio. Ormai la sua bacheca è diventata un vero e proprio memoriale, con i post lasciati in sospeso da amici e parenti. C’è perfino chi ha lasciato un “auguri” in occasione del compleanno di Alessandro, chi una foto insieme, chi tutti gli anni pubblica lo stesso lunghissimo post che potrebbe essere riassunto in un semplicissimo “mi manchi”. Anche Massimo non c’è più. La bacheca è stata trasformata in mausoleo, come quella di Elisa, morta in un incidente nel 2018, a cui però nessuno ha pensato di togliere l’opportunità di chiedere l’amicizia. Ci si sente profanatori a scorrere questi profili, a raccogliere pezzi di vita di chi non c’è più, a buttare un occhio in esistenze arrivate alla fine. Ma il problema più grande non è tanto lo sguardo indiscreto sulle vite degli altri: quando moriamo non sappiamo dove andiamo, né tantomeno cosa ne sarà del nostro passaggio digitale. Che inevitabilmente ci sopravviverà, provocando l’unico scollamento possibile tra reale e virtuale.

Come funziona su Facebook...

Sul social azzurro è possibile scrivere una sorta di testamento, in cui si può scegliere di nominare un account erede che gestisca il profilo dopo la propria morte per renderlo un account commemorativo, ma non potrà leggere nei messaggi o pubblicare a nome del defunto. Per il resto non cambia molto: in base alle impostazioni sulla privacy, gli amici potranno continuare a commentare e condividere ricordi. Si può anche scegliere di eliminare l’account. Resta, però, il problema di come segnalare la propria morte. La cancellazione scatterà quindi “quando qualcuno ci comunicherà il tuo decesso”, spiega Facebook. Saranno eliminati “in modo definitivo”, “tutti i messaggi, le foto, i post, i commenti, le reazioni e le informazioni” presenti sulla piattaforma.

...e su Instagram

La procedura non è molto diversa da Facebook. “Se noti un account su Instagram che appartiene a una persona deceduta, puoi richiederci di renderlo commemorativo. Se sei un parente stretto della persona in questione, puoi richiedere che l'account venga rimosso da Instagram”, si legge nelle FAQ. Ma per rendere commemorativo un account, è necessario un documento che certifichi il decesso, ad esempio il link a un necrologio o un articolo di giornale. “Tieni presente che non possiamo fornire le informazioni di accesso di un account commemorativo. Le nostre normative non consentono alle persone di accedere all'account di un altro utente”. Insomma, più spettri si aggirano per i social. Il rischio è che qualcuno ne afferri uno per le gambe spacciandosi per un altro “noi”, violando la nostra identità.

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