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Il metaverso è il mondo del futuro. Ma chi proteggerà le nostre vite virtuali?

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Il metaverso non è qualcosa di nuovo, soprattutto se si pensa agli universi di Second Life o Minecraft. È solo, però, dopo il lancio di Meta da parte di Mark Zuckerberg che la possibilità di vivere, giocare e investire nel mondo virtuale è diventata sinonimo di realtà. Anzi, per alcuni si tratta della «naturale evoluzione del nostro modo di vivere». «Il metaverso è un percorso naturale di innovazione, ed è molto positivo», ha detto a VD Pierguido Iezzi di Swascan, polo italiano della cybersicurezza. Ma Metaverse di Zuckerberg rischia anche di essere un nuovo mondo virtuale dove vivere secondo regole non sempre limpide.

Il metaverso di Meta e gli altri

Prima di Metaverse ci sono stati altri tentativi di creare mondi virtuali che non fossero solo luoghi dove giocare. «Second Life, ad esempio, aveva suscitato l’interesse di molte aziende», spiega Iezzi. «Si trattava di un mondo molto ricco, non solo in termini di servizi, ma anche dal punto di vista economico, basti pensare alla vendita di terreni digitali, che avevano anticipato gli NFT». Un mondo in cui, però, «l’uomo restava sempre centrale», con la possibilità di «esprimersi, nel bene e nel male». Ma l’ambizione di Metaverse è di essere “il metaverso”. «Meta è una declinazione di Facebook, che ha un bacino di utenza di circa 2,4 miliardi di utenti. Rispetto agli altri ambienti di realtà virtuale, sarà un punto di riferimento, così come la maggior parte degli altri social media fa riferimento, direttamente o indirettamente, alla stessa Facebook, che è il leader del mercato».

Secondo Iezzi, infatti, «il volume di utenti di Facebook costituisce un vantaggio per Meta». «L’idea di base è di costruire un ambiente che permetterà ad altri di aggiungere servizi e opportunità, rendendolo più ricco. E questa realtà andrà a sostituire non solo le modalità di lavoro, ma anche quelle sociali e relazionali degli utenti». Ma se la strada dell’innovazione è tracciata ed esistono già tentativi di metaverso, bisogna tenere conto del fatto che, nel metaverso pensato da Zuckerberg, entreremo con tutti i nostri sensi.

«In questo mondo, le persone escono dal modello bidimensionale dei social ed entrano in una realtà in cui l’utente avrà la possibilità di toccare e sentire, sia a livello uditivo che olfattivo. Qui nasce, però, un problema: nel momento in cui i sensi vengono coinvolti, significa che la trasfigurazione del reale nel virtuale prende forma effettiva. E se possiamo, quindi, toccare un altro avatar, dobbiamo anche chiederci chi gestisce i limiti e le libertà di queste figure», dice Iezzi. «Se posso toccare, ascoltare, sentire e, quindi, vivere in un reale digitale, qual è la giustizia che verrà applicata in questo mondo? Bisogna, poi, considerare che la giustizia è frutto di una morale, un’etica, una religione precisa, che varia da Paese a Paese. Nel metaverso, chi determina cos’è la giustizia, cosa lede la dignità umana e cosa no è, invece, un privato, che ha la forza di 2,4 miliardi di utenti e che, quindi, va oltre i limiti nazionali. Sarà un padre-padrone? E come verranno gestiti i nostri dati?».

Giustizia e marketing nell’era di Meta

Il nuovo mondo che si sta creando sarà, per Iezzi, “il mondo”. «Il mondo reale sarà un mondo di riserva». Resta, però, da definire anche come verranno gestiti i dati degli utenti. «Nel momento in cui si entrerà su Meta, si fornirà a una terza parte un volume di dati maggiore rispetto a ora, in virtù del fatto che esploro attraverso i sensi. Le aziende che vendono servizi e pubblicità potranno andare a colpo sicuro, perché, ad esempio, potrà conoscere che tipo di rumore suscita in noi una maggiore attenzione». Il trattamento dei dati va a braccetto anche con la necessità di inventare una nuova concezione di giustizia ed etica. «Meta ha costruito un nuovo mondo, con un’amministrazione della giustizia e una propria moneta. Per questo, anche i messaggi della politica dovranno cambiare, perché le problematiche saranno completamente diverse».

Ma il metaverso rimane «un percorso positivo». «Con il metaverso potremo allargare i nostri orizzonti e conquistare una nuova terra, che è quella digitale. È un nuovo mondo in cui potremo andare a visitare un museo che sta dall’altra parte del mondo o frequentare un’università prestigiosa. Un mondo che permette alle persone con limiti fisici di poter avere un proprio alter ego che interagisce in una nuova realtà», spiega Iezzi. «Il metaverso genera anche nuove possibilità di lavoro, perché si costruiranno case, città, veicoli. Tutti potranno costruire qualcosa di nuovo, abbattendo le barriere legate alla fisicità. Starà alle nuove generazioni determinare come vivere in questo nuovo mondo».

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