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Come Euphoria racconta i giovani di oggi?

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Sono sbandati, senza sogni, solo una gran voglia di farsi. Sessodipendenti, tossicodipendenti, affetti da attacchi di panico, ansie e persecuzioni. Con il culto dell’immagine, della reputazione social, della violenza, della pornografia. Il ritratto che Euphoria, nuova serie HBO che ha debuttato in Italia il 26 settembre, fa dei giovani di oggi è impietoso ma realistico.

I ragazzi spezzati di Euphoria ricordano quelli di Skins

I ragazzi spezzati di Euphoria ricordano quelli di Skins

Non tutti i giovani sono Greta Thunberg, buona parte di loro vive una vita che fin dalla nascita sembra segnata, indirizzata fin dai primi passi verso la dipendenza, l’insicurezza e la mancanza di valori. Come la protagonista Rue (una sorprendente Zendaya), nata tre giorni dopo l’11 settembre, allattata dalla madre nella fredda luce del televisore in cui quelle due torri cadono all’infinito.

Non tutti i giovani sono Greta Thunberg

Senza traumi nella sua infanzia, ma costretta fin da piccola a prendere decine di pillole per curare fantomatiche patologie mentali. I disagi che affliggono i bambini di oggi non sono quelli che hanno sperimentato i loro genitori: a sei anni hanno disturbi della personalità, dell’attenzione, sono ossessivo compulsivi.

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Qualunque comportamento anomalo fa scattare il campanello d’allarme che conduce irrimediabilmente a intraprendere terapie farmacologiche. Un dramma che flagella l’America, quello dei bambini sotto psicofarmaci fin dalla tenera infanzia. Un’infanzia controllata e scandita da pillole e colloqui con psichiatri non può che sfociare, più tardi, in problemi di dipendenza. Droghe allucinogene, alcool, cocaina: Rue si fa di tutto, pur di togliersi di dosso quella sensazione di schiacciamento e sentirsi leggera.

Il tratto comune dei protagonisti di Euphoria è la dipendenza, asfissiante, distorta e devastante

I suoi amici, d’altronde, hanno altre dipendenze: il sesso, mediato dai porno, che veicolano un’immagine della donna sottomessa e umiliata, rendendo difficile la vita sentimentale. La propria reputazione, che difendono strenuamente pur sapendo di poter contare unicamente su due classificazioni: o sei santa, o sei troia. E se sei troia la gogna social, perversa nella stessa misura in cui prima pretende (“il nudo è la moneta di scambio”) e poi condanna, ti distrugge.

Il fenomeno dei giovani che usano psicofarmaci è in crescita negli USA

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Euphoria racconta il mondo da incubo in cui vivono gli adolescenti senza fare sconti, senza moralismi e, apparentemente, senza speranza. Ed è soprattutto qui che la differenza con gli altri storici teen drama si fa sentire. Senza andare a scomodare The OC, ormai preistoria, in cui gli adolescenti raccontati non avevano un decimo di verosimiglianza con quelli reali, Skins è il primo paragone che sorge spontaneo.

L'avevamo visto in Skins, ma Euphoria compie un passo in profondità nell'incubo dell'adolescenza di oggi

La prima serie di successo che racconta il mondo dei teenager senza filtri, forse esagerando, ma tracciando un quadro della realtà che toglie il fiato. I ragazzi di Skins, in fondo, non erano così diversi da quelli di Euphoria. Stesse dipendenze, stesse ansie, stessi problemi e difficoltà a comunicare e a relazionarsi. Manca forse, in Euphoria, il senso di simpatia innata che trasmettevano quei ragazzotti inglesi, in fondo così goffi e inadatti alla vita da suscitare tenerezza.

Ansie, dipendenze, problemi sociali dei protagonisti di Euphoria sono quelle dei giovani del nuovo millennio

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Gli adolescenti di Euphoria, invece, sembrano così a loro agio nel mondo tossico creato dai loro genitori che ci sguazzano senza mostrare il benché minimo disagio verso la società che li imprigiona. Quello che sembra non riuscirgli proprio è mettere insieme i pezzi del loro mondo interiore sbriciolato, o forse mai esistito, solleticato solo da THC e molecole sintetiche.

A proprio agio nel mondo tossico dei loro genitori, gli adolescenti di Euphoria non riescono a comporre i pezzi della loro vita

Per gli adulti, sarebbe facile fare del moralismo sui ragazzi di cui Euphoria mostra le vite. Sarebbe facile dire che ai loro tempi tutto era migliore, c’erano regole (“quello che mi piace di voi ragazzi è che per voi le regole non valgono”, così dice il padre di famiglia prima di fare sesso con una ragazzina), punizioni, controlli. Ed è anche vero che i ragazzi di oggi hanno davanti a loro una sfida non indifferente: raccogliere i cocci di un mondo in distruzione e crearne uno nuovo.

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Ma quale generazione non ha avuto sulle proprie spalle la responsabilità della propria sopravvivenza futura? La generazione dei ragazzi di Euphoria è separata da quella del creatore della serie Sam Levinson da appena 16 anni. Un battito di ciglia, ma quanto basta perché nel mondo sia cambiato tutto, pur non essendo cambiato poi molto nei ragazzi.

Il mondo è cambiato tanto quanto poco sono cambiati i ragazzi e le loro fragilità

Levinson ha riversato molto della sua vita nella serie (è stato tossicodipendente da adolescente) e il suo sguardo si mette realmente a disposizione dei ragazzi. Ma è pur sempre un adulto, e il suo occhio si sofferma soprattutto su ciò che gli adulti amano raccontare del mondo dei giovani: tutto ciò che li fa sentire superiori, quindi debolezze, vizi, drammi e malvagità.

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Euphoria racconta la storia più antica del mondo, come si diventa grandi: forse per questo risulta difficile vedere qualcosa di innovativo nella sua narrazione. Dai tempi di Gioventù bruciata i giovani sono il pubblico prediletto dei drammi che parlano di loro, ma ciò che colpisce davvero di Euphoria è che racconta maledettamente bene il nostro tempo. E se la giostra è questa e noi ci siamo tutti dentro, fateci scendere.

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