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Le donne cristiane sono le più perseguitate del mondo

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Asia Bibi: un nome che porta con sé un’enorme battaglia, quella di una donna cristiana in Pakistan, ingiustamente accusata di blasfemia. Il 14 giugno del 2009, infatti, Asia, madre di cinque figli, durante la raccolta di alcune bacche, inizia ad avere un diverbio con alcune lavoratrici di origine musulmana. Nonostante le fosse stato chiesto di andare a prendere dell’acqua, è stata respinta perché, in quanto cristiana, non avrebbe dovuto toccare il recipiente.

Le donne cristiane sono più dedite alla preghiera e quindi obiettivo privilegiato delle persecuzioni

Le donne cristiane sono più dedite alla preghiera e quindi obiettivo privilegiato delle persecuzioni

Da questo diverbio nacque un vero e proprio processo giacché la donna è stata accusata di aver offeso Maometto e, dunque, condannata a morte dal governo del suo stesso paese, se non si fosse convertita all’Islam.

Asia Bibi doveva scegliere tra la morte o la conversione

Simbolo di una vera e popria lotta alla persecuzione che da secoli attanaglia le vite delle donne cristiane che vivono nei paesi musulmani, come quelle di Kalagari in Camerun, o della Nigeria o del Pakistan, che vengono torturate, rapite, stuprate: insomma, un terribile destino segnato fin dalla nascita.

Asia Bibi è una donna pakistana e cristiana che ha combattuto una lunga battaglia per la propria libertà

Asia Bibi è una donna pakistana e cristiana che ha combattuto una lunga battaglia per la propria libertà

Cosa sappiamo delle persecuzioni religiose? E di quelle ai danni delle donne cristiane? Ancora oggi, le persecuzioni religiose sembrano essere uno dei problemi umanitari più gravi al mondo, ma quella delle donne cristiane rappresenta la percentuale più alta. Si stima che ogni anno almeno mille donne vengano rapite, violentate o costrette a convertirsi all’Islam.

Il 34% della popolazione mondiale è perseguitato per il suo genere e la sua religione

Questa oppressione avviene soprattutto nei confronti delle donne cristiane in paesi a prevalenza mussulmana, che rappresentano il 34% della popolazione mondiale, secondo il centro di ricerca Pew. Infatti, sono proprio le donne, in numero maggiore, a dedicarsi alla preghiera e alla religione, molto più che gli uomini, e questo non farebbe altro che renderle l’obiettivo principale dell’oppressione e dunque fomentare la loro vulnerabilità.

La condanna a Nasrin Sotoudeh è una vergognosa ingiustizia

L’organizzazione Open Doors dedica il suo lavoro alla protezione delle donne vittime di questa che viene considerata una doppia persecuzione nei paesi musulmani, infatti le donne vengono perseguitate non solo in quanto donne, ma ovviamente per la loro religione. E non è tutto: negli ultimi anni lo Stato islamico ha condannato più di 250 bambine cristiane per aver rifiutato di diventare schiave sessuali in differenti paesi. Una situazione insostenibile, che ha reso le donne cristiane il gruppo più perseguitato al mondo.

Asia Bibi è un simbolo per tutte le donne, di qualsiasi etnia e religione esse siano

La figura di Asia Bibi è diventata un’icona della lotta contro le ingiustizie di questa persecuzione. La donna ci ha messo dieci anni per essere definitivamente liberata da ogni colpa ed accusa, grazie anche alla pressione internazionale di moltissime organizzazioni come Amnesty International o la sensibilizzazione attraverso reti sociali e appelli a livello mondiale. Il suo calvario è terminato esattamente il 31 ottobre del 2018 e la donna è stata assolta dalla Corte Suprema. L’8 maggio del 2019 le è stato revocato il ricorso e si è trasferita in Canada per raggiungere lì la sua famiglia.

La sua storia ha messo sotto i riflettori un argomento di cui si parla molto poco nei media attuali. Ma se parliamo di persecuzioni cristiane, la prima cosa che ci viene in mente sono quelle raccontate nei libri di storia o nel Nuovo Testamento, soprattutto in Palestina da parte delle comunità ebraiche, proseguitate anche durante l’Impero romano. Ma sembra che nessuno abbia dato una vera voce a tale barbarie.

I media parlano poco delle persecuzioni a danno dei cristiani

Eppure, è sin dai tempi della Bibbia che la donna, simbolo del peccato nell’Eden, è stata riconosciuta come portatrice di un ruolo subalterno rispetto a quello dell’uomo, che l’ ha portata ad essere perseguitata socialmente, moralmente, psicologicamente e fisicamente dalla stessa religione cristiana. Dove inizia, dunque, la persecuzione religiosa e dove quella di genere? Quella in cui alla donna non viene riconosciuta neanche la libertà di essere se stessa.

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