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La corretta alimentazione per rispettare l'ambiente anche a tavola

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Una dieta equilibrata fa bene al nostro corpo e anche all’ambiente. Appurato il fatto che una mela al giorno non tolga il medico di torno, l’attenzione che riserviamo al cibo riflette, tendenzialmente, solo i nostri interessi personali. Quindi, che sia per entrare in un nuovo vestito o, semplicemente, per evitare la cattiva alimentazione, scegliamo un prodotto anziché un altro senza pensare a quanto ciò che mangiamo incida sull’ambiente. Una bistecca di manzo, per intenderci, non è solamente una bistecca di manzo. Non è solo sangue e proteine, ma anche anidride carbonica: esattamente 330 grammi, quanta ne è stata prodotta per arrivare dal bovino a quell'unico taglio sulla nostra tavola.

L'alimentazione è collegata ai problemi climatici

Come viene spiegato dal Dr. M.Sanjayan su Vox, canale YouTube patrocinato dall’Università della California, la produzione alimentare è strettamente connessa ai problemi climatici. Mangiare carne di manzo, di agnello o di maiale arreca più danno all’ambiente di quanto non faccia il pollo (una “fettina” produce 44g di Co2) o il pesce (40g), per non parlare dei vegetali (15g) o, addirittura, dei legumi. L’alto valore proteico di questi ultimi, infatti, li eleva a sostituto nutrizionale proprio della carne, sebbene i benefici che portano al nostro corpo siano infinitesimali rispetto a quelli che, di contro, porterebbero all’ambiente. Il quantitativo analogo ad una costata di manzo, trasformato in lenticchie, produce appena 2 grammi di anidride carbonica. Così, quando ci si chiede, spazientiti, che cosa possiamo fare per salvaguardare la Terra, dovremmo cominciare anche a riscrivere la nostra lista della spesa. Perché l’allevamento grava per un buon 14% sulle cause del surriscaldamento globale, quanto tutti i mezzi di trasporto del mondo.

L'impatto degli allevamenti sull'ambiente

Il consumo di carne, specialmente negli Stati Uniti, ha toccato vette vertiginose. Questo, sia chiaro, non è un invito a diventare vegani: il peso specifico sull’ambiente di questa particolare dieta, infatti, non è tanto differente dalla dieta mediterranea. Non mettiamo sotto inchiesta la carne in quanto tale, ma la sua produzione intensiva.

Il Dr. M. Sanjayan è un famoso scienziato conservazionista

Il Dr. M. Sanjayan è un famoso scienziato conservazionista

Se ci fosse un calo dei consumi di prodotti di origine animale del 50%, si ridurrebbe del 73% la produzione di gas serra, come scoperto dai ricercatori dell’Università di Oxford. Sembra impossibile mettersi tutti d’accordo per dimezzare questa cifra, ma pensiamoci: non dovremmo abbandonare la carne, semplicemente limitarci a mangiarla una volta a settimana. E così anche un singolo individuo, che si sente impotente dinnanzi ai grandi disastri della nostra epoca, contribuirebbe alla tutela del pianeta.

La produzione alimentare deve tornare sostenibile

I danni ambientali non derivano dalla richiesta di un certo tipo di cibo, ma dal modo in cui questo viene prodotto per soddisfare la domanda. Maggior domanda spinge all'aumento dei ritmi produttivi, andando contro quelli che, invece, sono i tempi della natura. Secondo l’Università di Melbourne, le temperature più alte equivalgono ad erba più secca e meno nutriente, erba meno nutriente equivale ad animali con meno appetito e, si chiude il cerchio, con carne più dura e meno commestibile sulle nostre tavole. Insomma, i segnali dell’insostenibilità della produzione alimentare sono abbastanza evidenti e, se non riusciamo spontaneamente a cambiare le nostre abitudini, finiremmo per essere costretti a farlo lo stesso. Vien da sé che una maggior attenzione a quanto e cosa si mangia diventi imprescindibile: l’interesse non è più personale, ma collettivo e, se ancora ci si vuol concedere lo sfizio di una succulenta fiorentina o di una braciola di maiale, bisogna cominciare a cambiare da subito le nostre abitudini alimentari. Questo vuol dire “fare attivamente la propria parte”.

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