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Perché 1984 di George Orwell è il libro più importante del Novecento

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Nel 1949 lo scrittore, critico letterario e attivista politico inglese George Orwell pubblica un libro destinato a cambiare per sempre il genere distopico e a rimanere nell’immaginario collettivo come un vero classico moderno: 1984, romanzo e poi film ambientato in un inquietante futuro di stampo dittatoriale in cui le libertà fondamentali sono abolite. Nel 2019 si sono festeggiati i 70 anni dell'opera più famosa di Orwell, nel 2020 il settantesimo anniversario della morte dello scrittore, considerato uno dei maggiori intellettuali e analisti politici britannici. Ora ABC ha annunciato la produzione di una serie su 1984, in parte ispirata al libro e in parte allo spettacolo teatrale andato in scena nel 2013. Questa scelta conferma l'importanza cruciale dell'opera di Orwell per la nostra epoca.

Il vero 1984 è stato cruciale

L’intuizione di Orwell, che nel futuro vedeva un’apocalisse nucleare, il mondo diviso da tre superpotenze impegnate a farsi la guerra e a controllare con pugno di ferro e metodi subdoli i propri cittadini, non si è verificata. Il 1984 è però stato un anno cruciale per diversi aspetti: Steve Jobs lancia sul mercato il Macintosh128k, aprendo l’era del Mac. Ormai diventato un accessorio tecnologico alla moda e un acquisto simbolo di benessere sociale, il Mac è immancabile nei carrelli degli affannati compratori del Black Friday.

Mark Zuckerberg, padre di Facebook, è nato nel 1984

Mark Zuckerberg, padre di Facebook, è nato nel 1984

Orwell non aveva previsto certo il consumismo sfrenato e la globalizzazione economica: il socialismo estremo di 1984, basato su lavaggi del cervello e controllo della personalità, è alquanto lontano dal capitalismo spregiudicato su cui si fonda la nostra società. Ma gli effetti condizionanti sulla mente umana si assomigliano inquietantemente. Il 1984 è l’anno di nascita di Mark Zuckerberg: quanto di più simile al Grande Fratello orwelliano possiamo immaginare oggi, pronto a vendere i dati personali che con tanta facilità cediamo. Sul fronte culturale Bruce Springsteen pubblica Born in the USA, album scaturito dalla riflessione sull’amaro destino dei reduci di guerra, viene lanciato il videogioco Tetris e muore Enrico Berlinguer, segretario del PCI.

George Orwell, una vita contro

Il comunismo ebbe un’influenza ambivalente nella vita di Orwell: partito volontario nelle fila del Partito Operaio di Unificazione Marxista per combattere in Spagna contro i franchisti, quando gli stalinisti prevalsero a Barcellona fu costretto a lasciare il paese per sfuggire alle purghe contro marxisti e anarchici. Orwell riverserà la sua accusa ai comunisti spagnoli, visti dallo scrittore come traditori, nel diario Omaggio alla Catalogna. Il suo scritto più famoso insieme a 1984, La fattoria degli animali, è una lucida e spietata parodia del regime stalinista che gli costò il rifiuto alla pubblicazione: in quell’anno, il 1944, Regno Unito e URSS erano alleate contro il nazifascismo e lo scritto di Orwell sarebbe stato imbarazzante.

George Orwell, autore di 1984

George Orwell, autore di 1984

Fieramente ateo e discriminato fin dall’infanzia per questo, Orwell si schierò sempre dalla parte del pensiero libero, più che da quella dell’ideologia. «Ogni riga di ogni lavoro serio che ho scritto dal 1936 a questa parte è stata scritta, direttamente o indirettamente, contro il totalitarismo e a favore del socialismo democratico, per come lo vedo io».

L’eredità di 1984

Umberto Eco sintetizzò con lucidità l’eredità culturale e politica di George Orwell e del suo 1984, sostenendo che in qualche modo avesse previsto l’avvento della società della comunicazione mediata (e mediatica). «Il Grande Fratello serve, perché bisogna pur avere un oggetto d'amore, ma basta che egli sia un'immagine televisiva». L’avatar del Grande Fratello non è passibile di giudizio o di errore, perché il medium diventa inscindibile dall’essenza del concetto comunicato e dal suo soggetto comunicatore.

Il Grande Fratello di 1984 di George Orwell

Il Grande Fratello di 1984 di George Orwell

Il ricorso alla paura, come leva psichica per condizionare l’individuo (per Winston Smith, protagonista di 1984, i topi: per noi i migranti, il terrorismo…): tutto è amplificato e siamo disposti a credergli, anche senza in ricorso alla tortura, se viene da uno schermo luccicante. Il revisionismo storico, perché «chi controlla il passato controlla il futuro»: l’atrocità del bispensiero, di tutto e il suo contrario, come secondo pilastro della società distopica orwelliana. Il tutto al servizio di un agghiacciante conformismo: «Ortodossia vuol dire non pensare, non aver bisogno di pensare. Ortodossia e inconsapevolezza son la stessa cosa».

I cinque libri migliori di George Orwell per la redazione

  • Senza un soldo a Parigi e Londra (1933)
  • Omaggio alla Catalogna (1938)
  • Una boccata d'aria ( 1939)
  • La fattoria degli animali (1945)
  • 1984 (1948)
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