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Il tourismo dark è sempre più ricco

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Il carme dei Sepolcri e l'Antologia di Spoon River, le visite al cimitero di Montparnasse con i suoi Charles Baudelaire, Jean-Paul Sartre, Samuel Beckett e Philippe Noiret (il Perozzi di Amici Miei), il fascino funerario dei luoghi più oscuri è una costante dell'umanità, ma la sua evoluzione in turismo è cosa recente.

Il turismo macabro è una vera e propria nicchia commerciale
Il turismo macabro è una vera e propria nicchia commerciale

Da quando HBO ha consegnato al mondo il suo ultimo piccolo capolavoro Chernobyl, il dark tourism è tornato a far discutere. Ora che il mondo ha rimesso sulla propria cartina geografica la città-fantasma di Prypiat (il paese limitrofo alla centrale esplosa nel 1986), si è parlato a lungo del valore etico e morale di un certo tipo di turismo. La generazione del selfie, purtroppo, ha il potere di distruggere con un click qualsiasi tipo di valore storico: così, persi a chiedersi se fosse giusto o meno recarsi in loco per visitare il teatro di una sciagura, ci siamo dimenticati delle comitive che ogni giorno varcano i cancelli di Auschwitz.

Con Omicidio all’italiana, Maccio Capatonda descrive alla perfezione la commercializzazione del dolore

In un certo senso il dark tourism è sempre esistito, ma la percezione e quindi il comportamento di chi lo pratica è cambiato. Ciò che dovrebbe far discutere non è tanto il fatto che una persona voglia andare a vedere da vicino posti dall'aura tragica, il cui valore storico è indubbio. Il problema è il perché, che a sua volta determina il come.

L'italiano che per 30 anni ha vissuto solo in un'isola

Empatizzare con il dolore, da quando c’è la televisione, è diventato sempre più complicato. La spettacolarizzazione della tragedia ha cambiato le nostre prospettive di approccio con essa, ma senza scomodare saggi illustri del nostro tempo basta dare un’occhiata all’ultimo film di Maccio Capatonda, Omicidio all’italiana (sì, è su Netflix).

Il problema non è visitare Chernobyl, ma farsi un selfie sorridenti sul dolore degli altri

Così, si comincia a capire come mai, a loro tempo, località come Cogne o Avetrana siano diventate le mete preferite dei curiosi. C’è poco di nobile, in questo tipo di curiosità, anche perché scarna di qualsiasi valore istruttivo: la fonte primaria che la alimenta, non è il sapere, quanto la possibilità di dire, alle cene tra amici, «io ci sono stato».

Chernobyl è diventata meta degli influencer dopo l
Chernobyl è diventata meta degli influencer dopo l'uscita della serie HBO

Ed ora, con un cellulare sempre a portata di mano, si può immortalare il momento alla propria storia, vanificando anni e anni di tentativi istituzionali volti a far comprendere alla società il vero valore di una tragedia. Così facendo, si sminuisce il valore stesso del viaggio: luoghi noir si fanno sempre più rosa, immolati sull’altare del gossip piuttosto che su quello della cultura.

Se pensiamo al video di Aaron Paul nel bosco dei suicidi di Sekigahara ci domandiamo quando abbiamo perso l'empatia

Località tipo Oradour-sur-Glane (paesino “martire” della marcia nazista sulla Francia) o la prigione di Karosta, nei pressi di Liepaja (carcere tedesco prima e sovietico poi, in cui si può addirittura soggiornare) diventano destinazioni quasi di nicchia, perché soppiantate dal primo tormentone figlio della moda del momento.

Amalia Ulman, da Instagram al Tate Modern

Ci si ritrova, quindi, a storcere il naso, credendo che il dark tourism sia un’accezione negativa del viaggiare: si manca insomma di rispetto verso chi, ancora oggi, sostiene che nulla, come varcare il cancello della già citata Auschwitz, gli abbia fatto capire il significato del dolore. Perché ormai, quel dolore, è diventato commercio.

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