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Damiano dei Måneskin si offre per un test antidroga. Poi dite che il rock non è morto

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Damiano dei Måneskin, band italiana che ha conquistato l’Eurovision più di 30 anni dopo l’ultimo vincitore nostrano (Toto Cutugno), è accusato di aver consumato droghe durante la competizione. Una sequenza video lo rappresenterebbe mentre sniffa cocaina dal tavolo del contest. Il frontman ha negato subito e si è offerto di sottoporsi al test antidroga come un novello campione dei cento metri rana accusato di doparsi. Dimostrando, ancora una volta, quanto delle rockstar di un tempo siano rimaste solo le immagini sbiadite appese ai muri dell’Hard Rock Cafè.

Chi sono i Måneskin e perché la Francia li ha accusati

I Måneskin sono un gruppo atipico tra quelli usciti dalla grande fabbrica televisiva dei talent. Formatisi a Roma nel 2016 e composti da Damiano David (voce), Victoria De Angelis (basso), Thomas Raggi (chitarra) e Ethan Torchio (batteria), il loro stile è un rimpastone interessante di hard rock e pop proposto in veste glam. Nel 2017 entrano a X-Factor e, fortuna loro, non lo vincono, visto il destino dei trionfatori del talent negli ultimi anni. Arrivano secondi e come molti altri secondi di X-Factor mettono a segno un paio di pezzi validi conquistando la notorietà. Poi arriva Sanremo dove, inaspettatamente visto il loro stile, vincono. Si classificano, quindi, per l’Eurovision Song Contest, dove, di nuovo inaspettatamente, riportano il trofeo in Italia a trent’anni da Insieme 1990 di Toto Cutugno e a più di cinquanta da Non ho l’età di Gigliola Cinquetti. Una vittoria malvista dalla stampa francese, tutta schierata a favore della cantante transalpina Barbara Pravi, che ha sfruttato il frammento di un video della serata per accusare il frontman Damiano David di aver usato droga al contest.

Lo scandalo, scoppiato subito dopo, ha visto l’Ebu (European Broadcasting Union) dichiarare: «Siamo al corrente delle speculazioni che circondano il video dei vincitori italiani dell’Eurovision Song Contest in Green Room ieri sera. La band ha fortemente respinto le accuse di uso di droga e il cantante in questione effettuerà un test antidroga volontario appena tornerà a casa». Insomma, una faccenda nelle corde del circuito economico e mediatico che da sempre circonda il business della musica. Ma alle accuse, Damiano (che in realtà sembra stesse raccogliendo i cocci di un bicchiere rotto) risponde sdegnato offrendosi (o accettando) di fare un test antidroga volontario. Un evento raro e non molto rock, diciamo.

La rivoluzione del rock era fatta di eccessi

Perché il rock, per quanto ormai sia diventato un anziano signore benestante, è legato indissolubilmente agli eccessi. Vogliamo ricordare Keith Moon, dei The Who, che sale sul palco il 20 novembre 1973 dopo aver ingurgitato una spropositata quantità di tranquillanti per animali, reggendo più di un’ora di concerto? O Jim Morrison che tra droghe, alcol e masturbazioni pubbliche si mise nei guai più volte divenendo il primo musicista arrestato sul palco? Potremmo continuare all’infinito. La forza di questi eccessi era tutta nel loro essere parte attiva di un grande movimento di rottura e contestazione che proprio nella rivoluzione dei costumi aveva trovato il suo senso. Partendo dalla nudità e dal consumo di droghe e arrivando alle abitudini sessuali e ai sistemi di vita, il rock era il catalizzatore di un grande cambiamento che, oggi, sembra aver concluso, anche un po’ noiosamente, il suo corso.

Gli eredi di quegli idoli del rock che, ancora negli anni Novanta, portavano avanti una critica sociale serrata e, a volte, disperata, si sono trasformati, oggi, in elementi decorativi dell’entertainment mondiale. Costretti a presentare un’immagine sobria e neutra, adattabile ai mercati internazionali, e imprigionati in una società digitale dove la comunicazione di tutti, nessuno escluso, è nelle mani di privati a loro volta al servizio degli inserzionisti, i musicisti non possono più rompere gli schemi del sistema. Il prezzo da pagare sarebbe il finire silenziati, coi profili chiusi e nessun palco dove esibirsi. Gli stessi eccessi di oggi, rintracciabili in alcuni generi come la trap, sono consumati all’insegna dell’edonismo più conformista che non distingue affatto le trapstar dai loro fan più giovani. Insomma, i Måneskin costretti a farsi un test antidroga, dopo un anno di trionfi, sono solo l’ultimo capello bianco di un genere, il rock, e di un movimento, quello rivoluzionario, ormai canuto e pronto per la pensione. A un lungo e silenzioso ritiro in casa di riposo, lontano da qualsiasi velleità di ribellione.

Manuel Agnelli e la scena musicale italiana
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