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riscaldamento globale

La crisi climatica è inevitabile e irreversibile. Ed è colpa dell’uomo

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Il clima sta cambiando e lo sta facendo in modo sempre più rapido. A dirlo è il Sesto Rapporto AR6 di valutazione dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), l'organismo delle Nazioni Unite per la valutazione del cambiamento climatici. Cambiamenti che stanno colpendo diverse aree nel mondo e che sono stati definiti dagli scienziati come senza precedenti. E la colpa è nostra.

I segnali della crisi climatica

Il Rapporto dell’IPCC disegna uno scenario poco confortante. L’innalzamento dei mari non è mai stato così veloce: il livello medio dell’innalzamento fra il 1901 e il 2020 è stato di 20 centimetri. Mai così elevata anche la concentrazione dei principali gas serra, come metano e CO2. Tanto che oggi è la più alta da 800mila anni. Non solo. Nel corso degli ultimi 50 anni la temperatura del nostro Pianeta è cresciuta a una velocità che non ha eguali negli ultimi 2mila anni. Secondo il report, la Terra si è scaldata di 1.1 gradi, con un riscaldamento più accentuato sulle terre emerse rispetto all’oceano. Una misura superiore a quella registrata tra 1850 e 1900. A questo ritmo, dicono gli scienziati, la temperatura globale rischia di aumentare di 1.5 gradi nel giro di vent’anni, bruciando gli Accordi di Parigi. Nell’ultimo decennio, inoltre, l’estensione dei ghiacci dell’Artico durante l’estate è stata la più bassa degli ultimi mille anni. E il lockdown, salutato da molti come la panacea per tutti i mali del clima, non ha invertito la corsa verso il punto di non ritorno climatico: alcuni tra i cambiamenti che sono già in atto, come il continuo aumento del livello del mare, sono irreversibili in centinaia o migliaia di anni.

Le colpe dell’uomo e cosa accadrà adesso

«È ormai accertato che le attività dell’uomo hanno causato il riscaldamento del clima e che questo sta evolvendo in modo molto più rapido rispetto al passato a causa delle sempre crescenti emissioni antropiche di gas serra, principalmente CO2 e metano, che hanno raggiunto livelli di concentrazioni in atmosfera mai riscontrati negli ultimi 800mila anni», ha spiegato all’Adnkronos Sandro Fuzzi, ricercatore dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche, tra gli autori del sesto Rapporto Ipcc. Insomma, l’uomo è il principale indagato. Ma cosa accadrà adesso? Secondo gli scienziati, per contrappasso, le nostre città vedranno amplificate alcuni aspetti del cambiamento climatico, dalle ondate di calore, alle inondazioni causate da forti piogge, all’innalzamento del livello del mare. E l’Europa e il Mediterraneo saranno sempre più caldi e siccitosi. Ci saranno stagioni calde più lunghe e stagioni fredde più brevi e se il riscaldamento globale dovesse attestarsi sui 2 gradi, si raggiungerebbero spesso soglie di tolleranza critiche per agricoltura e salute.

Per limitare l’impatto della crisi climatica, sono necessarie forti e costanti riduzioni di emissioni di anidride carbonica e di altri gas serra. Ma se da un lato questo porterebbe benefici rapidi per la qualità dell’aria, dall’altro potrebbero servire tra i 20 e i 30 anni per vedere le temperature globali stabilizzarsi. Intanto Greenpeace pensa di portare il rapporto nei tribunali. «Non lasceremo che questo rapporto venga oscurato da ulteriore inazione. Lo porteremo con noi nei tribunali», ha detto Kaisa Kosonen, Senior Political Advisor. «Rafforzando ulteriormente l’evidenza scientifica tra le emissioni prodotte dal genere umano e gli eventi climatici estremi, l’Ipcc ha fornito nuovi e potenti mezzi, a tutti e ovunque, per ritenere l’industria dei combustibili fossili e i governi direttamente responsabili dell’emergenza climatica in corso. Basta guardare la recente vittoria in tribunale contro la Shell per rendersi conto di quanto possa essere potente la scienza dell’Ipcc».

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