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Cosa raccontano i profughi che arrivano dall'Ucraina

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Sono ore drammatiche per centinaia di migliaia di cittadini ucraini, costretti a fuggire da casa di corsa, impacchettando con l’angoscia che sale pochi beni necessari, magari una foto di famiglia, salutando, forse per sempre, la propria terra. Nelle scorse ore la Commissione europea ha deciso di mobilitare 500 milioni di euro per l'assistenza umanitaria all'Ucraina. Secondo i numeri stimati dell'OIM (Osservatorio Internazionale Migrazioni), infatti, almeno 600.000 persone sono fuggite dall'Ucraina nei Paesi limitrofi nei primi cinque giorni dall'inizio delle operazioni militari e dall'escalation delle ostilità. Di questi oltre 450mila rifugiati ucraini sono entrati in Polonia dal 24 febbraio scorso (dati della Guardia di frontiera polacca). Solo ieri, sono entrate in Polonia 98.000 persone. Tra queste persone c’erano anche i reporter Fabio Butera e Angela Nittoli, inviati per VD News, che hanno raccolto le testimonianze di alcuni rifugiati che avevano appena varcato il confine.

Le storie dei profughi ucraini in Polonia

A Medyka, in Polonia, a pochi metri dal confine, un giovane uomo infreddolito racconta la sua storia. Ha fretta, deve tornare in Ucraina: «Oggi sono venuto qua perché mia moglie sta in Ucraina, sto aspettando lei. Devo coprire la mia famiglia e poi posso tornare in Ucraina per la guerra. Se non torno io lì chi andrà a salvare gente? Prima, però devo essere sicuro che la mia famiglia è coperta». Un uomo coperto fino alla fronte si aggiunge al coro di testimonianze e racconta qual è stato il percorso per arrivare in questa piccola cittadina polacca: «C'è stato il panico totale della popolazione. La strada è buona ma è ostruita, quindi bisogna percorrerla a piedi perché tutti vogliono scappare e si creano degli imbottigliamenti quindi bisogna percorrere tutto il tragitto a piedi». Le notizie dal confine nei dintorni di Medyka parlano di 25 chilometri di coda, con persone che attendono in auto anche quattro giorni.

Przemysl dista da Medyka 13 chilometri. Si tratta del primo grande snodo ferroviario che gli ucraini incrociano in terra polacca. Alla stazione ci sono centinaia di cittadini ucraini: sconvolti, disperati, rassegnati. Ricevono la prima assistenza da volontari polacchi. «Mio marito è rimasto in Ucraina e non è potuto venire con noi. E’ stato complicato venire in treno, c’era troppa gente, migliaia di persone, solo donne e bambini. Mio marito mi ha accompagnato al treno e non so che fine abbia fatto, non lo sento da allora», spiega una donna che stringe forte la sua bambina. Un’altra donna non parla in inglese e un volontario traduce in tempo reale: «Veniamo da Odessa, abbiamo passato 72 ore in treno», spiega. «Hanno cominciato ad attaccare anche piccoli villaggi e le persone sono scappate».

Una giovanissima studentessa universitaria racconta la sua particolare tragedia, riuscendo a non farsi travolgere dalla rabbia: «Quando mi sono svegliata c’era la guerra vicino casa, una bomba era caduta su una casa accanto alla mia, è stato tutto così veloce», spiega. «Non c’è stato tempo di uscire e scappare, eravamo a rischio. Sono stati tre giorni difficili, veniamo da Kyiv, non sapevamo cosa fare. C’erano soldati ovunque e non sapevamo come spostarci. C’era un solo treno ma era pieno di donne e bambini e non potevo lasciare i miei amici. Così abbiamo preso un treno seguente. Non abbiamo dormito, c’erano troppe persone. Tutti urlavano, spingevano. Ero sotto shock. Ho venti anni e non sono pronta a questo. Mi piace l’università, vorrei tornare a studiare. Ho parte del sangue russo e non riesco a odiare nessuno. Odio però quello che stanno facendo questo al nostro Paese».

I profughi giunti in Polonia dall'Ucraina

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