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climate change

Il climate change non è solo una questione per bambini

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Il 15 marzo scorso uno sciopero globale ha riempito piazze e strade di molte città del pianeta (1700 città in 100 paesi) esercitando il diritto di pressione politica su una classe dirigente internazionale che si dimostra sempre più irresponsabile e immatura nella gestione e preservazione dell’unica biosfera che abbiamo. La mobilitazione era stata lanciata dal movimento Fridays for Future, fondato da studenti che scioperano dalla scuola per chiedere provvedimenti adeguati al contenimento del riscaldamento globale entro i 1.5 gradi Celsius.

Tutto è iniziato con lo sciopero scolastico di Greta Thunberg
Tutto è iniziato con lo sciopero scolastico di Greta Thunberg

Già dal 2015, in occasione dell’apertura della COP21 di Parigi, gruppi di studenti avevano invitato i compagni di tutto il mondo a disertare la scuola. Esistono altri movimenti di azione climatica, come ad esempio 350.org o Divest, ma recentemente Fridays for Future ha intensificato le proprie attività partendo dal picchetto solitario della giovane svedese Greta Thunberg che nell’agosto del 2018 si è seduta per tre settimane con il suo cartello “Sciopero scolastico per il clima” davanti al parlamento di Stoccolma.

Ci restano solo 12 anni prima del punto di non ritorno

La bambina diventa fenomeno mediatico dopo essere intervenuta a dicembre dello stesso anno a Katowice (COP24) e a gennaio 2019 al World Economic Forum di Davos, tenendo discorsi comprensibilmente accusatori invocando giustizia climatica e ricordando che “la nostra casa è in fiamme” e che, secondo il report della IPCC, ci restano solo 12 anni per agire prima del punto di non ritorno. «I don’t want your hope, I want you to panic» è l’esortazione di questa portavoce della ragionevolezza.

Greta Thunberg è stata ricevuta persino da Papa Francesco
Greta Thunberg è stata ricevuta persino da Papa Francesco

Greta ha partecipato e continua a intervenire a diverse manifestazioni in Europa (Bruxelles, Londra, Amburgo, etc.) organizzate da realtà che chiedono interventi immediati in tema di ambiente ed esercitano pressione politica ognuna secondo le proprie dinamiche. Greta era presente, a novembre 2018, al ‘Rebellion Day’ di Londra organizzato da Extinction Rebellion (XR). Nato dal basso, nel maggio 2018, il movimento ha ottenuto l’appoggio e la promozione da centinaia di accademici nel Regno Unito, firmatari di un invito all’azione.

Governi e privati stanno portando all'estinzione l'umanità

Con metodi molto diversi dal più passivo Voluntary Human Extinction Movement, fondato agli inizi degli anni’90, che invitava a non riprodursi con il motto: “Si possa noi vivere a lungo ed estinguerci”, i climattivisti di XR sono disposti, pur pacificamente, a impegnarsi attivamente per resistere alla sesta estinzione di massa, anche a farsi arrestare se necessario. Partendo dai dati preoccupanti che minacciano la biodiversità, XR invita alla disobbedienza civile di massa e con una dichiarazione di ribellione nella quale proclama lo stato di emergenza ecologica.

Entro il 2055 un terzo degli orsi polare potrebbe scomparire

Il testo non gira intorno alle cause della catastrofe in corso: «Secondo coscienza e ragione, dichiariamo di ribellarci al nostro governo e alle istituzioni corrotte e inette che minacciano il nostro futuro. La deliberata complicità del nostro governo ha incrinato le basi della democrazia, relegando ai margini l'interesse comune a favore di un guadagno a breve termine e del profitto privato. Quando il governo e la legge non forniscono garanzia alcuna di una protezione adeguata e non sono in grado di assicurare il benessere del popolo e il futuro della nazione, diventa un diritto dei cittadini chiedere una riparazione […]. Con la presente dichiariamo nullo il contratto sociale, che il governo ha invalidato con la sua prolungata inadempienza. E ci rivolgiamo alla coscienza di ciascuno per sollevarsi pacificamente insieme a noi».

Una nuova generazione di attivisti

Questo il panorama dei movimenti attivi nel panorama transnazionale per una presa di coscienza collettiva e un’organizzazione finalizzata a pretendere ciò che ci è dovuto. E nella nostra piccola nazione? La cecità, la stagnazione (se non la retrocessione) energetica, l’inquietante assenza della questione climatica sui media come nelle piattaforme politiche dimostrano l’immaturità patente di una classe politica che non riesce a immaginare un azione che vada al di là del proprio mandato.

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