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Il cinema italiano è morto?

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Parafrasando David Cronenberg si potrebbe dire: “Morte al Cinema, gloria e vita alla nuova carne!”. Questo sarebbe uno slogan perfetto se vivessimo in un futuro distopico in cui il Cinema è stato soppiantato dalle serie tv, cosa che gran parte del pubblico giovane probabilmente pensa già da qualche anno. Ma la realtà è ben diversa, il Cinema non è morto, sta solo cambiando pelle e l’arretramento quantitativo della fruizione in sala nel 2018 registrato dai Big Five europei non è solo colpa del Cinema che non sa rinnovarsi ma anche e soprattutto dei nuovi players in gioco. Negli ultimi vent’anni abbiamo visto un’evoluzione spaventosamente rapida di quelli che possono considerarsi veri e propri competitor della settima arte, dall’avvento dei videogiochi alla realtà virtuale, per finire con le piattaforme SVOD, veri e propri eredi del tubo catodico. Tutti hanno un comune denominatore: costringono il cervello a corrispondere alla vista, in un mondo sempre più saturo di immagini, video e informazioni. Analizzando i dati del Boxoffice 2018 possiamo vedere una tendenza generale verso il ridimensionamento, con una fortissima accentuazione del fenomeno in Germania (-16%) e risultati più o meno omogenei tra Francia (-4%), Spagna (-2%) e Italia (-5%).

Il cinema italiano ha incassato 130 milioni di euro nel 2018 e prodotto circa 70 film e 700 cortometraggi, esprimendo vitalità e progettualità non scontate

In Italia, a fine 2018, possiamo stimare un risultato reale di circa 93 milioni di presenze e 584 milioni di euro di incasso. Il numero dei biglietti staccati vede molto vicini all’Italia, in realtà, due Paesi di dimensioni e popolazione molto diverse: Spagna (98M biglietti, 586M€) e Germania (97M biglietti, 840M€); a significare che il cinema italiano non se la passa poi così male.Per quanto riguarda i film nazionali, invece, in Italia l’anno appena passato porta alcune riflessioni significative sui risultati del prodotto locale. Dopo anni in cui i mass media titolavano che la salvezza del prodotto nostrano era da intestarsi solo a pochissimi film, o ad un campione d’incassi – vedi Quo vado? – emerge nel 2018 l’importanza del cinema ‘medio’, vero zoccolo duro dell’industria e di una produzione che mette sul mercato circa 70 film ogni anno, sicuramente troppi vista la bassa qualità autoriale, ma che attraverso la quantità esprime anche vitalità e progettualità non scontate.

30 anni senza Sergio Leone

Il 2019 sembra essere iniziato bene con il caso Sulla mia pelle, film sulla vicenda Stefano Cucchi, pluripremiato ai David di Donatello 2019 con i riconoscimenti di Miglior attore protagonista ad Alessandro Borghi, Miglior regista esordiente a Alessio Cremonini – anche se così giovane non è visti i suoi 46 anni – e l’importante riconoscimento di Miglior produttore a Cinemaundici e Lucky Red. Il film, uscito in sala nel 2018, ha incassato 593mila euro, per poi approdare su Netflix, vero leader del mercato che, oltre alla tanta spazzatura su cui ha investito, pare voler cambiare rotta, visto l’acume di scommettere su un film borderline come questo, rivelatosi un successo di consensi del pubblico e della critica.

Dopo il successo di Sulla mia pelle e delle serie tv Suburra e Baby, Netflix ha deciso di investire 200 milioni per produzioni nel nostro paese

Per non parlare del capolavoro mastodontico Roma, di Alfonso Cuarón, film d’essai che va in controtendenza col catalogo Netflix, erigendosi come primo grande successo autoriale – 3 Oscar e Leone d’oro come Miglior film, solo per citarne alcuni – del colosso statunitense. La piattaforma SVOD, insieme ai colleghi di Amazon Prime, differentemente dal pensiero comune, sta dando una nuova vita anche al cinema, infatti, dopo il successo di Sulla mia pelle e delle serie tv Suburra e Baby, Netflix ha deciso di investire 200 milioni di euro per produzioni nel nostro paese. Niente male.

Sulla mia pelle, con Alessandro Borghi, è stato prodotto da Lucky Red e Netflix
Sulla mia pelle, con Alessandro Borghi, è stato prodotto da Lucky Red e Netflix

Ma quindi il cinema italiano è morto? Non proprio. Anzi. Ritornando al 2018, oltre alla produzione del film su Cucchi, vediamo due grandissimi successi autoriali, uno dell’ormai Maestro del cinema italiano Matteo Garrone, che con Dogman – 2,6 milioni di incasso – ha vinto più di 20 premi in tutto il mondo, tra i quali quello di Miglior attore al Festival di Cannes e Miglior attore europeo all’European Film Awards per Marcello Fonte, e tutti i più importanti ai Nastri d’Argento; l’altro con Chiamami col tuo nome – 3,2 milioni in Italia e ben 18 milioni in USA –, del palermitano Luca Guadagnino, che è arrivato fino agli Oscar portandosi a casa il premio per la Miglior sceneggiatura non originale a James Ivory.In Italia il cinema è fertile, ogni anno vengono prodotti circa 70 film e 700 cortometraggi, certo molti sono spazzatura, ma sotto quello zoccolo duro di cinema medio esiste un sottobosco pieno di linfa vitale pronto a mettersi in mostra sui palcoscenici di tutto il mondo.

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