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Le polemiche su Chiara Biasi e Chiara Ferragni sanno di populismo

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Ci sono due aspetti che s’intrecciano nelle storie che hanno coinvolto l’influencer Chiara Biasi nello scherzo tiratogli da Le Iene, lunedì sera in onda su Italia 1, e Chiara Ferragni nello scambio con il Codacons. C’è la realtà, da una parte, mentre dall’altra il populismo che, nella sua superficialità, trova grande eco tra chi crede che 80 mila euro per un set fotografico siano un insulto a secoli di diritto del lavoro e che scorda che il prezzo di un servizio è determinato dal guadagno che produce.

Quanto guadagna un influencer

Chiara Biasi lo ha ammesso, pubblicamente ormai: «Per meno di 80 mila euro non mi alzo dal letto». Partiamo quindi da questo per tracciare una prima stima dati Hopper alla mano, un post su Instagram di Kylie Jenner è il più pagato al momento: 
- Kylie Jenner 1.266.000 dollari
- Ariana Grande 996.000 dollari
- Cristiano Ronaldo 975.000 dollari
- Kim Kardashian 910.000 dollari

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L'influencer Chiara Biasi

Cifre inqualificabili per chi crede nel lavoro come logica conseguenza dello «svegliarsi alle cinque del mattino». Eppure, ci sono due considerazioni che giustificano quel prezzo, al netto dei pregiudizi sul mestiere dell’influencer.
- L’audience dell’influencer
- Il ritorno economico

Come diventare influencer

Le cifre vertiginose di Kylie Jenner, Ariana Grande o Cristiano Ronaldo non sono la norma, ma molti influencer, che non hanno una fama extra-social, si sono creati una carriera fruttuosa come star native del westrong. Basti pensare a Chiara Ferragni, che ha costruito la sua impresa da un blog e che ora è nel mirino del Codacons per la partecipazione a Sanremo e per il film Chiara Ferragni: Unposted.

Chiara Ferragni è finita nel mirino del Codacons

Chiara Ferragni è finita nel mirino del Codacons

Per sfondare, la fortuna aiuta, come ha ammesso anche la Biasi a Vanity Fair: «Non ho scelto questo lavoro, è capitato e mi ha travolta». Ma le è costato sacrificio e studio, perché non è facile né fare il botto né mantenerlo: la democrazia del web si affida alla casualità molto meno di quanto sembri. Bisogna conoscere mezzo, pubblico e prodotto, prima di metterci la faccia, la bellezza non basta.

Influencer significa pubblicità

L’inglesismo forse suona strano, ma il lavoro che Chiara Biasi e Chiara Ferragni fanno su Instagram, è lo stesso che, da anni, gli sportivi fanno per le case di abbigliamento. Insomma, si chiamano influencer, ma rispondono alle stesse logiche che amministrano la pubblicità da quasi un secolo. L’equazione produrre per vendere non può astenersi da queste regole, così oggi si sfruttano i nuovi media come prima si faceva con i cartelloni in autostrada o i testimonial.

Lo scherzo de Le Iene a Chiara Biasi

Lo scherzo de Le Iene a Chiara Biasi

Quando Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana prova a prendere posizione sul caso Biasi esordendo (un po’ alla Calenda con Cicciogamer), su Facebook: «Voi sapete chi è Chiara Biasi? Io fino a ieri sera, no. È una influencer (così pare) con un profilo da 2.5 milioni di follower» non si rende conto di contraddirsi da solo. Se 2,5 milioni di persone sanno chi è, vuol dire che è brava a fare il suo lavoro e non dovrebbe sentirsi lei in difetto, quanto piuttosto chi, come Fratoianni, liquida con snobismo il valore di chi fa questo mestiere e la sua popolarità. E quella gliela garantisce tanto la bellezza, quanto l’operaio che la segue su Instagram.

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