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Gli artisti cubani si ribellano al regime

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Da due anni la tensione tra il Governo del presidente Miguel Dìaz-Canel e il gruppo di artisti di San Isidro aveva continuato a crescere fino a esplodere due settimane fa, dopo l'arresto del rapper Denis Solìs e l'intervento della polizia nel luogo dove il collettivo viveva e operava: un palazzo vicino all'antico porto della capitale.

Il Movimento San Isidro e Denis Solìs

È un palazzo grigio chiaro al 955 di Damas a L’Avana Vecchia, Cuba, con una scalcinata porta di legno e un fumetto che dice: 2+2=5 sulla facciata. Dentro, tra stanze spoglie e fili per tendere i panni, vivevano gli artisti e gli attivisti del Movimento San Isidro, formatosi spontaneamente due anni fa, quando il Governo socialista annunciò il controverso decreto 349. La legge, una delle prime iniziative del neo-presidente Miguel Dìaz-Canel, proibisce di esibirsi in pubblico ad artisti, collettivi e performer senza l’approvazione del Ministero della Cultura. Il Movimento San Isidro è stato in questi anni una spina nel fianco del governo castrista ma la situazione è precipitata dopo l’arresto del rapper e dissidente Denis Solìs, figlio di un balsero esiliato in Florida, famoso per le sue dichiarazioni antigovernative. Gli altri artisti del Movimento hanno iniziato uno sciopero della fame che si è concluso dieci giorni dopo con l’intervento delle autorità. Mentre i media del regime screditavano gli artisti dell’MSI, le autorità hanno invocato l’emergenza covid e il rischio di contagio per sgomberare la palazzina in Damas 955. Sono state portate via 14 persone, 6 delle quali in sciopero della fame. La polizia politica ha arrestato due membri del gruppo che si sono rifiutati di tornare alle loro case: Luis Manuel Otero Alcántara e Anamely Ramos. Ma la vicenda dell’MSI sembra non essere unica a Cuba, secondo quanto racconta il report della Commissione interamericana sui diritti umani (Cidh) di questo giugno, che denuncia «le detenzioni arbitrarie contro attivisti e oppositori come una pratica sistematica sull’isola». Luis Manuel Otero Alcántara, dopo uno dei suoi molti arresti, ha dichiarato: «Io voglio essere libero di esprimermi, di muovermi liberamente per le strade. A Cuba non c’è questa libertà».

La libertà di espressione a Cuba

Dopo l'irruzione nella sede dell'MSI, è esplosa la protesta tra gli intellettuali della capitale. Più di 100 esponenti del settore dell’arte cubana e del giornalismo indipendente hanno manifestato pacificamente di fronte al ministero della Cultura di Cuba e sono stati ricevuti dal viceministro Fernando Rojas. Il dialogo sul problema della libertà di espressione, però, si è arenato il 4 dicembre quando il ministro Alpidio Alonso Grau ha tacciato, su Twitter, gli artisti di essere mercenari e traditori di Cuba. Erika Guevara Rosas, direttrice di Amnesty International per le Americhe, ha definito la 349: «una legge distopica che cerca di censurare l’espressione artistica» e che «mette in luce la costante repressione che Cuba esercita contro i diritti umani, compreso il diritto alla libertà di espressione nel Paese. Le autorità possono continuare a molestare, intimidire, detenere e criminalizzare artisti e intellettuali di pensiero alternativo, ma non possono imprigionare le loro idee». Non mancano, certo, i sostenitori del governo, come Raúl Antonio Capote. Il giornalista e scrittore ha pubblicato un articolo su Granma.cu, voce ufficiale del PCC, che parla del Movimento San Isidro come di pericolosi sovversivi che stanno preparando un "Golpe Suave", un colpo di stato morbido a Cuba.

Ciao Lidia Menapace
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