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Qual è l'impatto dell'erba legale in Italia

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La raccolta firme per il referendum sulla cannabis legale è stata solo l’ultimo passaggio della guerra d’opinione che sta spaccando l’Italia sul tema dell’erba legale. Perché attraverso la piantina verde passano diritti, politiche giovanili e lotta alla criminalità. Questioni su cui è difficile essere tutti d’accordo. Nel frattempo, il settore della cannabis legale è in crescita in tutta Europa e nella ricerca scientifica si rincorrono le pubblicazioni sui presunti effetti benefici del cannabidiolo (CBD). Eppure, uno schema di decreto interministeriale uscito a gennaio ha spaventato i produttori, preoccupati dalla possibilità che la cannabis light possa essere paragonata a una qualsiasi altra sostanza stupefacente. Ma esiste davvero questo rischio?

La cannabis legale non diventa illegale

Nonostante quanto riportato dalla maggioranza dei media, la cannabis light non è stata messa fuorilegge. «Il decreto interministeriale non è stato firmato e, quindi, ancora non è uscito in Gazzetta Ufficiale», spiega a VD Lorenzo Simonetti, avvocato dello studio “Tutela legale stupefacenti”. Insieme al collega Claudio Miglio, Simonetti ha anche assistito Walter De Benedetto, imputato in un processo perché in giardino coltivava cannabis a scopo terapeutico.

«Nell’articolo 1 comma 4 del decreto interministeriale è previsto che della Canapa Sativa L., ai fini di impiego come pianta officinale, possa essere utilizzato soltanto il seme e il derivato di seme», sottolinea Simonetti. Con pianta officinale si intende un prodotto agricolo che ha fondamentalmente tre destinazioni: medicale, aromatico e da profumo. «In questo modo, viene esclusa la pianta arborea nel suo complesso, tra cui foglie e fiori. A questo proposito, stiamo valutando un’azione giudiziaria».

Ma a preoccupare è la seconda parte del comma 4 dell’articolo 1. «La preoccupazione deriva da una sua equivoca formulazione. Il testo dice: “La coltivazione delle piante di Cannabis ai fini della produzione di foglie e infiorescenze o di sostanze attive a uso medicinale è disciplinata dal decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309”. Con un’interpretazione pessimistica, si è ritenuto che, da oggi in poi, per la produzione di foglie e infiorescenze o di sostanze attive a uso medicinale sia necessaria l’autorizzazione del Ministero della Salute».

In realtà, però, il testo dice altro. «Questo pessimismo cosmico interpretativo è confutabile sia da un punto di vista logico-interpretativo del testo, sia da un punto di vista normativo. La congiunzione “o” ha funzione inclusiva, quindi si fa riferimento a foglie e infiorescenze a uso medicinale, che già devono essere sottoposte all’autorizzazione del Ministero della Salute», spiega. «La produzione di cannabis light continua, quindi, a essere inquadrata come in precedenza».

Il giro d’affari della cannabis legale

Se si guarda all’economia reale, il volume d’affari della cannabis legale, per solo uso medico, toccherà in Europa i 3,2 miliardi di euro entro il 2025, con una crescita percentuale media annua del 67,4%. È quanto emerge dalla stima contenuta nella sesta edizione dello European Cannabis Report, lo studio annuale curato da Prohibition Partners, organizzazione del settore della cannabis. In effetti, durante lo scorso anno, sono state 60mila le persone in Europa che hanno avuto accesso, per la prima volta, alla cannabis terapeutica. Un incremento che ha portato a 185mila il totale dei pazienti che, solo nel 2020, hanno usato sostanze a base di cannabis legale. Per quanto riguarda invece il nostro Paese, le stime oscillano tra i 7,3 e i 30 miliardi potenziali nel giro dei prossimi dieci anni. Ma sono ancora molti gli ostacoli – di natura prevalentemente legale – alla crescita di questo mercato. Le ricadute, come spiega Alessandro Pastorino di FLGroup, sono anche sui pazienti.

La storia parte da lontano. È stato nel primo decennio degli anni Duemila, infatti, che la cannabis è arrivata nel nostro Paese, come materia prima da lavorare in farmacia. «Da qui è partita la possibilità per aziende come la nostra di importarla, sotto il controllo del Ministero della Salute. In Italia ci sono in tutto altre cinque aziende che importano la cannabis, e che hanno l’onere e la possibilità di programmare le importazioni in base a quote stabilite dal Ministero su base annua», spiega Pastorino.

«Ma si tratta di quote basate sui consumi storici, che non tengono conto di quanto questo mercato sia aumentato esponenzialmente. Un mercato come l’Italia che è partito per primo anche legiferando in modo puntuale, si è fatto superare dalla Germania, che si è resa conto di come il riscontro terapeutico di questa sostanza si fosse fatto più importante». Il risultato è una discontinuità terapeutica per il paziente. Ma la legalizzazione della cannabis per uso diverso da quello terapeutico potrebbe avere un effetto a cascata anche su questo aspetto, oltre a ingigantire il volume d’affari del mercato e a creare nuovi posti di lavoro.

Un discorso analogo alla cannabis terapeutica vale per la cannabis light: anche in questo caso, si tratta di un comparto che dal 2017 a oggi ha creato in Italia oltre 10mila posti di lavoro, con centinaia di milioni di euro di introiti. Basta pensare che 25 chili di cannabis essiccata hanno un valore che si aggira tra i 10mila e i 20mila euro.«La cannabis light viene definita come un prodotto derivato dalla Cannabis Sativa Linnaeus a bassissimo contenuto di THC», spiega Federico Scuteri di Meccannabis. «Un po’ come la birra analcolica». Come spiega Matteo Moretti, AD di JustMary: «Il giro d’affari non è indifferente: JustMary si attesta sui due milioni di fatturato».

Gli effetti terapeutici della cannabis

La cannabis migliorerebbe la qualità della vita dei pazienti che soffrono di dolore cronico, sclerosi multipla, sindrome di Tourette, epilessia e sindrome da stress post traumatico. È quanto riportato nel report preliminare del Project Twenty 21, pubblicato a maggio dal professor David John Nutt e dai suoi colleghi C. Sakal, M. Lynskey e A. K. Schlag, e che raccoglie i dati di oltre 900 pazienti nel Regno Unito. Il 51% dei pazienti ha mostrato un miglioramento non solo nelle condizioni di salute ma anche nella capacità di condurre una vita normale, una percentuale che raggiunge il 61,5% dopo tre mesi. Migliorata anche la capacità dei pazienti di gestire l’ansia, l’insonnia e la depressione. Ma non solo: la cannabis si è dimostrata efficace anche come stimolante dell’appetito nella cachessia, anoressia o nei pazienti oncologici e può essere prescritta a pazienti affetti da AIDS.

«Oggi la ricerca ci ha portato a dire che possiamo usare i cannabinoidi, soprattutto il CBD, nelle epilessie farmacoresistenti che sono circa il 30% delle epilessie e che esordiscono in età pediatrica», spiega a VD il dottor Marco Bertolotto, che da 15 anni impiega la cannabis per curare l’epilessia infantile. Esistono, però, delle controindicazioni. «Nello sviluppo delle sinapsi la cannabis è dannosa, ma è anche vero che le sinapsi di questi bambini sono già compromesse dalle crisi a cui vanno incontro. È un mondo che si sta aprendo: la verità resta che conosciamo molto poco del cervello in generale. Per questi bambini vale la pena provare».

Anche il consumo di cannabis light, vale a dire con un basso contenuto di THC, la sostanza responsabile della sensazione di sballo, comporta importanti benefici. Grazie alla presenza di CBD, infatti, la cannabis light ha proprietà rilassanti e analgesiche, agisce sui dolori cronici, disturbi post traumatici e aiuta anche a gestire l’ansia, l’insonnia e alcuni stati depressivi. È indicata anche nel trattamento del dolore, dalla sindrome premestruale alla fibromialgia, e dei disturbi alimentari, come anoressia e bulimia.

La cannabis, però, non è scevra da inefficacia e da effetti collaterali a livello sistemico come tutte le altre molecole. Secondo un articolo uscito su Nature, ad esempio, questa sostanza predisporrebbe all’emergere di episodi psicotici, soprattutto nei pazienti con un profilo psicologico più fragile di altri. Per alcuni ricercatori, addirittura, la cannabis può essere paragonabile all’alcol: in quantità elevate è pericolosa, ma nelle giuste condizioni può apportare benefici. Come ogni farmaco, del resto.

Come si fa la cannabis light?

La Cannabis Sativa, da cui si ricava la cannabis light, è una pianta facile da coltivare, il cui prodotto finale è l’infiorescenza. A differenza dell’erba illegale, ha un quantitativo quasi inesistente di tetraidrocannabinolo (o THC), che è il principale composto psicoattivo contenuto nelle piante di cannabis. Ci sono diversi modi per coltivare le piante di cannabis light: si può partire dal seme oppure dalla talea, che è un clone della pianta madre ottenuto tagliando un ramo che verrà poi messo “a dimora” in terra o in substrato creato artificialmente.

La semina viene fatta nei mesi primaverili, a partire da marzo, mentre la raccolta delle cime avviene dopo settembre. Per capire se il fiore è pronto, bisogna tastarlo: se è duro e pieno, allora il ramo è pronto per essere tagliato. Le porzioni tagliate sono poi appese a delle reti, in un ambiente asciutto, al buio e ben ventilato. Dopo qualche giorno, i fiori saranno pronti per essere lavorati, ma bisognerà fare attenzione a eventuali muffe ed eliminare tutte le foglie. Terminate queste operazioni, il prodotto è pronto per essere venduto.

In questo video, VD ha raccontato passo dopo passo, dalla raccolta alla confezione finale, come viene prodotta la cannabis light.

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