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Schiave del gioco d'azzardo. La storia di mezzo milione di donne italiane

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Più di seimila imprese, 100mila occupati, guadagni per 9 miliardi € e un giro di puntate da 100 miliardi €. È questo il bilancio del gioco d’azzardo, settore che continua a crescere in Italia tra monopolio statale, infiltrazioni criminali e dipendenze. Sì, perché tra la sala delle slot machine e le stanze dei Giocatori Anonimi la strada può essere breve. Di circa 18 milioni di giocatori complessivi, più di un milione ha sviluppato azzardopatia (o ludopatia), una forma di dipendenza che porta a distruggere i propri affetti e a spendere cifre enormi. D’altronde, l’Italia è al sesto posto nel mondo per perdite complessive al gioco, dopo colossi come USA e Cina. E il problema sta colpendo sempre più le donne e i giovani.

Donne d’azzardo

C. ha poco più di trent’anni e da circa quattro è una giocatrice compulsiva. Ha iniziato con quelli che pensava innocui gratta e vinci, divenuti, rapidamente, una trappola quotidiana. «Non mi accorgevo a cosa andavo incontro» racconta ai Giocatori Anonimi «i miei guadagni non sono più bastati a coprire il mio bisogno giornaliero di giocare Così ho iniziato a sottrarre soldi dal conto familiare, con il sogno che vincendo li avrei rimessi al loro posto, ma ciò non accadeva, anzi la somma da recuperare diventava sempre più alta». In quattro anni il conto si è azzerato e C. ha iniziato a chiedere soldi ai genitori. «Speravo ancora in una grossa vincita per mettere i soldi al loro posto». Una vincita che non è mai arrivata. «Mio marito non voleva più vedermi, così per evitare conseguenze dannose mi sono trasferita a casa dei miei e in quella situazione ho capito la gravità del mio problema». C., allora, è entrata nei Giocatori Anonimi dove è riuscita a riconoscere il suo problema e a farlo capire al compagno: «Con l’aiuto della mia famiglia siamo riusciti a convincerlo a partecipare almeno per una sera all’incontro di Gam-Anon (l’associazione di familiari e amici dei giocatori compulsivi, ndr) e grazie alle testimonianze è riuscito a capire la mia malattia per il gioco e adesso a distanza di un mese la mia situazione è cambiata: sono tornata a casa con mio marito, insieme ma in stanze diverse, frequentiamo questi incontri che aiutano entrambi, e pian piano si è ristabilita la serenità familiare». P., invece, è sprofondata nell’azzardopatia per 14 anni. Aveva poco più di vent’anni ed era una donna energica, fidanzata e con un buon lavoro, quando suo padre morì. Poco dopo vide una sua amica vincere alla slot machine e provò anche lei: «Era un “gioco”, mi piaceva, mi isolava dai problemi personali, dai pensieri, potevo smettere in qualsiasi momento. Mi sbagliavo e sperperai tutti i risparmi messi da parte insieme al partner di allora». Da quel momento iniziarono i litigi, le bugie continue, la tristezza e la rabbia. Tutta la vita di P. era indirizzata alla conquista di quel singolo momento di piacere, incarnato nelle luccicanti macchinette: «Mi trovai a scegliere turni di lavoro massacranti per guadagnare anche pochi soldi in più che subito spendevo (alle slot machine, ndr) in cambio di un momento mio, solo mio, dove credevo di essere la direttrice dei giochi». Un meccanismo di fuga e di controllo che finì per distruggere la sua vita: «Chiedevo denaro in prestito a chiunque, anche a persone disagiate. Ma non mi interessava, l’unico mio obiettivo, desiderio e incubo era “andare a giocare”». E la città dove viveva non aiutava: «A disposizione ovunque, super tecnologiche “macchinette” di ogni forma, colore, melodia, tutto studiato scientificamente per creare quell’isola che non c’è e che spudoratamente cercavo fino allo stremo, perdendomi ogni volta. Giuravo ogni giorno che domani non avrei più giocato, mentivo a me stessa…ogni giorno dicevo domani». Un domani che è arrivato dopo più di un decennio: grazie alla sua analista e ai Giocatori Anonimi, P. è ora al terzo anno di astinenza da gioco.

Il gioco d’azzardo tra le donne

Il giocatore d’azzardo non è solo l’uomo di mezza età con disponibilità economica. In Italia mezzo milione di donne ha sviluppato una dipendenza da gioco, in particolare da slot machine, videopoker e gratta e vinci. Sembra che in media le donne si avvicinino più difficilmente e tardi al gioco, ma diventino dipendenti più rapidamente. E quando succede subiscono anche i pregiudizi legati al loro ruolo di genere, come conferma Fulvia Prever, psicologa e presidente della Fondazione Varenna, che il 25 marzo scorso, con Henrietta Bowden-Jones, fondatrice della National Problem Gambling Clinic nel Regno Unito, ha presentato il libro Donne e disturbo da gioco d’ azzardo, una prospettiva internazionale al femminile su trattamento e ricerca. «Le donne che giocano d’azzardo» ha commentato la dott.ssa Prever «subiscono degli stigmi sociali più grandi di quelli degli uomini. Questi, insieme al senso di colpa verso la famiglia, rendono le donne più fragili e meno inclini a chiedere una mano. A queste donne serve un luogo protetto dove confrontarsi e trovare aiuto al sicuro dallo stigma». Un processo che è ulteriormente ostacolato dalla difficoltà di riconoscere il problema. «Se non si va a chiedere alla persona che ha questo tipo di comportamento» spiega a VD la dott.ssa Isabella Masci, psichiatra, «tante volte il problema non emerge perché non viene percepito come tale se non quando porta a perdite economiche importanti, però lì siamo in una fase più grave. In una fase iniziale è misconosciuta». Un fenomeno che paga anche la sua relativa novità. «L’azzardopatia come patologia è recente» continua la dott.ssa Isabella Masci «quella delle donne è ancora più sottostimata di quella degli uomini nonostante sembri aumentata negli ultimi anni».

L’azzardopatia tra i più giovani

Il problema del gioco è in crescita anche tra i giovani secondo uno studio condotto su 20.791 studenti italiani di 15 anni e 13.725 tra i 16 e i 19 anni dal dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione dell'Università di Padova, in collaborazione con l'Istituto di fisiologia clinica del CNR, la Nottingham Trent University e la University of Luxembourg. Il 25% dei ragazzi giocava d’azzardo e il 6% dei 15enni e il 19% degli altri era classificabile come giocatore problematico. È cresciuto, inoltre, l’m-gambling tra i 14 e i 22 anni, ovvero l’abitudine di giocare da mobile. Il dato giovanile è confermato anche dal prof. Paolo Bozzato, docente di Psicologia sociale della comunicazione all’Università dell’Insubria «Attraverso una ricerca svolta nella nostra università, 431 ragazzi su 560 giocano d'azzardo, di cui il 75% online». La tendenza all’azzardo sul web è generazionale, come dice a VD la dott.ssa Isabella Masci: «Gli adulti sono forse quelli che vediamo alle slot machine oppure al gratta e vinci, mentre tutto quello che è il gioco online è tipico dei giovanissimi. L’accessibilità rende tutto semplicissimo». Ed è un fenomeno principalmente maschile. Lo studio ESPAD, condotto dall’istituto di fisiologia clinica del CNR di Pisa, conferma questo aspetto di genere. Tra i giovani, i maschi sono più attratti dal gioco d’azzardo (47,3%) rispetto alle femmine (26,3%). La percentuale di studenti minorenni che ha giocato d’azzardo è stata del 33,6%, principalmente al sud, fatta eccezione per il Trentino Alto-Adige e il Veneto che hanno registrato un aumento dell’1,1% e dello 0,8%. «Prima che arrivasse il covid» conferma a VD Giulio, azzardodipendente in recupero dei Giocatori Anonimi, «c’era un aumento dei giovani, dai venti ai trent’anni, che si dedicavano soprattutto alle scommesse sportive. Con i lockdown, poi, il gioco si è ramificato online e l’offerta sulla rete ha portato studenti e donne a giocare con più facilità». Proprio l’associazione di cui fa parte Giulio offre un aiuto a chi vuole affrontare e superare la dipendenza da gioco d’azzardo. Un percorso, quello dei Giocatori Anonimi, fatto di condivisione e sviluppato attraverso una difficile serie di passi col sostegno di uno sponsor.

Come combattere la dipendenza da gioco d’azzardo

Quando un giocatore d’azzardo dipendente cerca aiuto, i Giocatori Anonimi offrono un supporto importante. Giulio spiega a VD come avviene il primo approccio: «Il dipendente in difficoltà, con la sua malattia da gioco d’azzardo, telefona e trova la prima accoglienza da parte di un servitore al centralino nazionale». Un servitore è un altro giocatore dipendente in recupero, che ha deciso di aiutare altri malati. «Il servitore nazionale ascolta e accoglie il disagio, la sofferenza, la dipendenza di colui che chiede aiuto e lo indirizza (sempre che lo voglia) alla stanza più vicina». Il dipendente entra in una stanza, che è il luogo di condivisione dei Giocatori Anonimi, si siede e «ascolta tutte le esperienze degli altri dipendenti in recupero. Sono storie, testimonianze che poi possono aiutarlo nel suo percorso». La condivisione e il sostegno reciproco sono centrali per i Giocatori Anonimi che, quindi, hanno sofferto duramente l’arrivo della pandemia e i lockdown. «L’Associazione si è data da fare creando una “stanza telefonica”, e chi ha bisogno di stare in contatto con gli altri dipendenti può collegarsi e partecipare mantenendo il legame come se fosse in una stanza fisica». Oggi l’attività di questa stanza telefonica è limitata al Lunedì e Venerdì alle 21, ma durante il primo lockdown era giornaliera. «Abbiamo mutuato il nostro percorso da quello degli Alcolisti Anonimi» continua Giulio «che si compone di 12 passi di recupero e di unità. Il primo passo di un Giocatore Anonimo è entrare nella stanza, condividere con gli altri la sua esperienza e accettare di stare lontano dal gioco. Dopodiché gli altri undici passi spingono, attraverso l’autoanalisi e la condivisione, a migliorare la propria vita. Si parla di un vero risveglio spirituale: riscoprire la gentilezza, l’onestà, la sincerità». Con l'ultimo passo, il 12esimo, il giocatore compulsivo recuperato, se lo desidera, inizia ad aiutare altre persone come lui. In tutto questo percorso l’azzardodipendente è affiancato da uno sponsor, «che è un altro giocatore ma con un percorso di recupero molto più lungo, una persona che è un punto di riferimento per lo sponsorizzato. Io ho fatto lo sponsor. Il dipendente ti può chiamare in qualsiasi momento perché ha difficoltà e ti dice: “Oggi non ce la faccio, cosa posso fare?” oppure “Con la famiglia ho molto problemi in questi giorni, cosa mi suggerisci?”, “Voglio tornare a giocare”. Ecco, lì scatta l’intervento dello sponsor che cerca di far ragionare il giocatore in un momento di fragilità» disinnescando, col racconto delle sue esperienze nella stessa situazione, il meccanismo del crewing. Insomma, una via per il recupero lunga e difficile che dura tutta la vita. Per Giulio: «Non c’è guarigione, noi possiamo controllare il gioco 24 ore alla volta e possiamo così innescare un percorso di accumulo: prima diventano giorni, poi settimane, mesi e anni». Ma la mutua condivisione tra ex-giocatori è un legame che dura per sempre.

Come contattare i Giocatori Anonimi

Oltre al loro sito (che trovate qui) e alla loro sezione FAQ (che trovate qui), l’associazione dei Giocatori Anonimi ha un centralino nazionale al numero 338 1271215 e una mail all’indirizzo info@giocatorianonimi.org.

I segnali d'allarme

Come riconoscere se un tuo caro, un tuo amico o tu stesso state sviluppando l’azzardopatia? Oltre ai segnali di allarme indicati dallo psicologo Angelo Rizzo che elenchiamo qui sotto, l'associazione Gam-Anon mette a disposizione un questionario a questo link.

Come il giocatore gestisce il tempo:

  • Trascorre il suo tempo maggiormente fuori casa
  • A scuola, al lavoro e agli appuntamenti arriva quasi sempre in ritardo
  • Tralascia o dimentica gli impegni importanti
  • Trascorre dei lunghi periodi di assenza senza saperne dare una spiegazione plausibile

Come il giocatore gestisce il denaro:

  • Le spese iniziano ad aumentare
  • In genere nasconde gli estratti dei pagamenti
  • Iniziano a sparire oggetti di valore o denaro
  • Chiede prestiti e contrae debiti

Come cambia la personalità del giocatore:

  • Cambiano le sue abitudini sessuali ed alimentari
  • Inizia ad avere problemi di insonnia
  • Inizia ad avere improvvisi sbalzi d’umore e scatti d’ira
  • Appare ansioso, depresso o irritabile
  • Minimizza il suo problema col gioco o i soldi che sta perdendo
  • Parla spesso del gioco e delle possibili vincite
  • Trascura la cura della sua persona e la sua famiglia
  • È sempre più introverso e ritirato socialmente
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