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La rivoluzione dell'Intelligenza Artificiale passa attraverso AIXA

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Robot che accudiscono anziani o che aiutano bambini autistici nelle sedute di terapia, dilemmi morali risolti non più dalla sensibilità umana ma da un macchinario robotico (al quale si può chiedere, ad esempio, se è giusto tradire il partner), magazzini totalmente automatizzati, senza lavoratori umani. In che direzione sta andando la ricerca sull’intelligenza artificiale? E quale si presume possa essere il risultato finale?

AIXA, il punto sulle applicazioni dell’Intelligenza artificiale

Per discutere di questa rivoluzione in corso – che come tutte le rivoluzioni può spaventare e rendere diffidenti – si è celebrata nei giorni scorsi l’edizione 2021 di AIXA (Artificial Intelligence Expo of Applications), un forum – uno dei più significativi in Europa – dedicato alle applicazioni pratiche dell’Intelligenza artificiale Quattro giorni di eventi, in presenza e da remoto, 150 speakers di rilievo nazionale e internazionale, più di cinquemila partecipanti.

«Il ruolo dell’AI in ambito cyber security diventa sempre più cruciale dal momento in cui le minacce e gli attacchi evolvono rapidamente ed occorre reagire con prontezza: con l’intelligenza artificiale è possibile creare degli algoritmi in grado di imparare direttamente dai dati le tecniche e procedure più sfruttate dagli attaccanti e identificarle automaticamente,» spiega Federica Bisio, Chief Data Scientist in area Cyber Security di Aizoon, società di consulenza in questo ambito. L’intelligenza artificiale ha possibili applicazioni in numerosi campi, e proprio partendo da questo dato di fatto gli organizzatori di AIXA hanno deciso di suddividere il forum in dieci track session su Cybersecurity, Entertainment (esempio: aumentano gli italiani fruiscono di contenuti online, su piattaforme che hanno una maggiore capacità di profilazione dell’utente), Industry, Life, Mobility, Money, Retail, Science (l’intelligenza artificiale ha consentito agli scienziati di fare grandi progressi nella ricerca contro il cancro), Sport, Work.

«L’AI,» prosegue Bisio, «rappresenta sicuramente un’opportunità di business per le aziende ma ancora di più è fondamentale per gli individui, vista la pervasività delle applicazioni di AI nella vita quotidiana. È importante non solo riconoscere i vantaggi che questo comporta (supporto negli acquisti, connettività dei social network ecc.) ma anche i rischi connessi alla sempre maggiore presenza in diversi ambiti». Il dibattito sull’intelligenza artificiale è quanto mai attuale: negli ultimi mesi sono state poste le basi per la nascita dell’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale, che sorgerà rispettando le linee guida etiche già tracciate dalla Commissione europea, che mesi prima aveva pubblicato il documento “Ethics guidelines for trustworthy AI”.

Valore del mercato e consapevolezza

Gli italiani ormai convivono con l’intelligenza artificiale: secondo i dati del Politecnico di Milano, infatti, il 94% degli italiani ne ha sentito parlare almeno una volta, e la maggioranza ne ha una concezione corretta. Oltre la metà degli utenti (il 51%) ha già utilizzato prodotti e servizi che includono funzionalità di intelligenza artificiale, (principalmente assistenti vocali del telefono, 65%). Per l’83% degli intervistati il giudizio complessivo sull’intelligenza artificiale è positivo, percentuale che sale al 91% se si considerano gli utilizzatori di prodotti e servizi con funzionalità. Cresce la consapevolezza e cresce anche il valore dell’intero comparto AI italiano. L’ultima rilevazione conferma che il settore AI ha risposto bene all’emergenza sanitaria, crescendo del 15% rispetto al 2019 e raggiungendo il valore di 300 milioni di euro. Sul totale influisce il valore del settore software per l’AI, che vale da solo il 62% del mercato. Gli investimenti maggiori si registrano invece per i progetti di Intelligent Data Processing, algoritmi per analizzare ed estrarre informazioni dai dati.

La robotica come mezzo per imparare ed essere umani migliori

La robotica può anche insegnare qualcosa agli esseri umani. Valeria Cagnina, Co-Founder e Mentor di OFpassiON, Azienda di Robotica Educativa, che utilizza cioè la robotica per trasmettere soft skill, tutta quella serie di competenze trasversali sempre più richieste nel mondo del lavoro che a scuola non si imparano, spiega che secondo la loro filosofia educativa non ci sono lezioni, ma incontri, non studenti ma Dreamer, non insegnanti, ma Mentor. «Il nostro metodo educativo permette alle persone di apprendere facendo (learn by doing), mettendo le ‘mani in pasta’, sperimentando, sbagliando e scoprendo attraverso il gioco e la collaborazione, in un ambiente sociale costruito per valorizzare le passioni,» spiega Cagnina.

«La robotica per noi è il mezzo e non il fine educativo. Non impari a costruire il robot ma impari grazie al robot: durante la costruzione il focus non è specifico sull’apprendimento della mera competenza tecnica – implicitamente stimolata dal laboratorio stesso – ma è più ampio e comprende tutte quelle competenze trasversali – creatività, team working, problem solving, pazienza… per citarne alcune – quasi mai stimolate negli ambienti formativi tradizionali.» Un’educazione a 360 progettata per stimolare, contemporaneamente, tutte le diverse forme di intelligenza: spaziale, logico-matematica, sociale, introspettiva, linguistica, cinestetica e creativa. “Guardandola da questo punto di vista la robotica, e più in generale la tecnologia, ‘perde’ il suo aspetto rigoroso e grigio e ‘acquista’ qualsiasi sfumatura di colore possibile: non c’è materia, ambito o passione che non possa essere robotizzato!»

Nelle attività di OFpassiON tutti sono allo stesso livello: Dreamer e Mentor si siedono in cerchio, uno di fianco all’altro, instaurando un legame empatico che avvicina le persone. «In questo modo vengono annullate tutte le barriere sociali e scompare inoltre la distanza insegnante-alunno, perché il Mentor fa parte dei Dreamer e i Dreamer possono essere Mentor: durante il laboratorio lo scambio di conoscenza è bidirezionale; il sapere non è monoliticamente calato dall'alto, tutti hanno la possibilità di imparare da tutti. I Dreamer sono così protagonisti attivi della loro esperienza formativa, apprendono in maniera divertente e vengono incoraggiati a credere nei loro sogni e aiutati nel realizzarli.»

La crescita esponenziale degli esports, grazie alla pandemia e non solo

A Federico Brambilla, Co-Founder & CEO di exeed e fondatore di IIDEA (Italian Interactive Digital Entertainment Association), abbiamo chiesto quanto stanno crescendo e potrebbero crescere in futuro gli esports in Italia. «Si sono affermati negli ultimi anni come nuova forma d’intrattenimento, capace di attirare e coinvolgere soprattutto le nuove generazioni ma non solo,» racconta, spiegando che la crescita dell’ecosistema è tangibile sia in termini di popolarità generale sia in termini di professionalità degli operatori del settore stesso. L’ultimo Rapporto sugli esports in Italia ha quantificato in circa 1.620.000 persone il pubblico che segue un evento esports più volte a settimana, mentre secondo il recente “Landscape del settore esports in Italia” di Nielsen l’impatto economico generato dal settore in Italia, che comprende impatto economico diretto e indiretto, ammonta a 45-47 milioni di euro.

«Ritengo sia innegabile,» continua Brambilla, «che oggi i più giovani seguono maggiormente gli esports rispetto agli sport tradizionali, e questo credo dipenda da due fattori: da un lato, l'aspetto legato ai mutamenti culturali in atto negli ultimi anni, che hanno portato alla nascita e crescita di quella che è la prima vera generazione di nativi digitali, che vedono negli esports una forma di intrattenimento più vicina ai loro gusti e alle loro esigenze; dall'altro, la pandemia COVID-19 ha causato la cancellazione degli eventi dal vivo e questo ha avuto un peso maggiore sugli sport tradizionali che sugli esports, che grazie a maggiori reattività, innovazione e flessibilità sono riusciti a utilizzare la trasformazione digitale degli eventi per catturare l’interesse di un numero maggiore di persone che negli ultimi mesi avevano molto più tempo da dedicare alla fruizione di contenuti online.»

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