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Joshua Wong è stato arrestato. I millennials da Hong Kong alla Bolivia

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Da mesi, Hong Kong protesta contro il governo cinese. La crisi affonda le sue radici nel marzo dell’anno, quando un fiume di manifestanti si è riversato nelle piazze per esprimere il proprio dissenso nei confronti del Fugitive Offenders and Mutual Legal Assistance in Criminal Matters Legislation (Amendment) Bill, l’ormai celebre disegno di legge sull’estradizione (formalmente ritirato dall’attuale chief executive di Hong Kong, Carrie Lam, lo scorso 4 settembre) che, se approvato dal Parlamento locale, consentirebbe di dirottare in Cina, Taiwan e Macao chi è sospettato di crimini gravi. Ora uno dei suoi portavoce, Joshua Wong, è stato arrestato. Per la nona volta. Wong è uno dei millennials che, in tutto il mondo, stanno levando la propria voce contro i regimi del passato.

Perché si protesta a Hong Kong?

Il timore dell’opposizione è che il provvedimento possa trasformarsi in un rafforzamento del potenziale repressivo del governo cinese, che avrebbe la strada spianata nella soppressione del dissenso politico (ad esempio, accusando di frode chi ha espresso un’opinione negativa nei confronti del governo). Il vero motivo della frustrazione della popolazione, però, non è da ricercare unicamente nella proposta di Carrie Lam: il ddl è soltanto la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

La protesta di Hong Kong del 2019

La protesta di Hong Kong del 2019

I rapporti tra la Cina e Hong Kong sono regolati dal principio noto come un Paese, due sistemi, che prevede un alto grado di autonomia per l’ex-colonia britannica, puntualmente disatteso dal governo centrale (che, di fatto, tesse le trame della politica interna).

Le proteste dalla Bolivia al Libano

La protesta di Hong Kong ha fatto da apripista a centinaia di altre manifestazioni anche al di fuori dei confini continentali, che hanno interessato in particolare America Latina e Medio Oriente prima e dopo la pandemia: basti pensare al golpe in Bolivia che ha portato alla destituzione di Evo Morales e alla fine di un governo vicino agli indigeni e ai più deboli ma anche, negli ultimi tempi, deciso a non abbandonare il potere.

Evo Morales è stato destituito da un golpe in Bolivia

Evo Morales è stato destituito da un golpe in Bolivia

Oppure alle proteste in Cile che, partite come una forma di opposizione della cittadinanza nei confronti dell’aumento del prezzo della metropolitana di Santiago, hanno finito col trasformarsi in una seria minaccia per la stabilità del governo conservatore di Sebastián Piñera o, ancora, all’escalation di violenza in Libano e nella capitale Beirut. Abbiamo parlato coi giovani della capitale libanese, che ci hanno raccontato la disillusione di un'intera generazione verso la vecchia dirigenza. Il 2019 è l’anno delle grandi manifestazioni, del fervore della piazza, della lotta per il cambiamento dello status quo.

Cosa unisce tutte le proteste?

Rimane da chiedersi se queste manifestazioni, seppur fondate su presupposti e background socio-politici completamente diversi, abbiano un qualche trait d'union. Sicuramente, un fattore di comunanza facilmente percepibile riguarda la maggior parte degli attori coinvolti in queste proteste: si tratta, in primis, di giovani scontenti che sanno padroneggiare la tecnologia e utilizzare i social media per organizzare il dissenso.

La risposta italiana alle proteste in Bielorussia contro Lukashenko

Nel caso di Hong Kong, Telegram e Lihkg (una piattaforma simile a Reddit) hanno costituito canali di comunicazione privilegiati per preservare il flusso di informazioni dall’occhio vigile delle forze dell’ordine filo-cinesi; in Cile, un ruolo di primo piano è stato giocato dagli studenti delle scuole medie e superiori, che hanno utilizzato i social media per invitare i ciclisti a saltare i tornelli della metropolitana in segno di protesta contro l’aumento delle tariffe. Allo stesso modo, tra le cause scatenanti dei disordini in Libano, la possibile imposizione di una tassa sulle telefonate su WhatsApp ha avuto un peso considerevole.

Chi protesta a Hong Kong, in Bolivia e in Libano?

Anche nel recente caso egiziano, l’apporto della tecnologia ha rivestito un ruolo apicale: la protesta nei confronti del regime di Al Sisi ha avuto origine da un video postato su YouTube da un imprenditore 45enne che, dalla Spagna, ha denunciato la corruzione e lo sperpero di soldi pubblici da parte del governo. In Italia abbiamo un esempio più recente col movimento delle sardine, nato sul web da giovani ex-coinquilini. Il web è importante anche in Bielorussia, dove la protesta generazionale si è saldata con quella femminista e, in generale, democratica.

Il movimento delle sardine in piazza a Bologna

Il movimento delle sardine in piazza a Bologna

Il fervore di piazza, nel 2019, non è veicolato dai sindacati o dai partiti d’opposizione, ma dai millennials, come gli organizzatori del movimento delle sardine, ora che, a dispetto delle narrazioni mortificanti di buona parte dei media, hanno dimostrato di avere più di due dita di cervello: i social, la messaggistica istantanea, le piattaforme di condivisione di contenuti, sono tutti elementi che oggi diamo per scontati, ma che sono diventati consuetudine da poco più di dieci anni. Sono strumenti che consentono un potenziale di organizzazione enormemente superiore rispetto al passato, ed è il vero elemento di discontinuità: per organizzare una rivoluzione, basta uno smartphone.

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