disabilità
Non siamo abituati a politici con disabilità. La Cop26 lo ha dimostrato
La politica non è accessibile a tutti, la Cop26 ne è solo l’ennesimo esempio. Nella più grande conferenza di leader mondiali dell’anno, promossa dall’UK dell’Equality Act e sotto gli auspici dell’ONU della Convenzione sui diritti delle persone disabili, la ministra con disabilità israeliana Karine Elharrar è rimasta fuori dal meeting per un giorno intero. Gli organizzatori del vertice hanno impedito, per due ore, alla ministra affetta da distrofia muscolare, di entrare nel compound con il suo mezzo. Elharrar è dovuta quindi tornare nel suo albergo a Edimburgo dove è rimasta mentre i suoi omologhi delle altre nazioni aprivano la conferenza Onu sul clima.
Le barriere architettoniche alla Cop26
«È stata una condotta scandalosa e non sarebbe dovuta avvenire», ha denunciato Elharrar che è riuscita a entrare alla conferenza solo ieri, grazie al convoglio ufficiale del premier Naftali Bennett. Il ministro britannico dell’ambiente George Eustice si è scusato con la sua collega israeliana, aggiungendo, però: «Non ci saremmo mai trovati in questa situazione se Israele ci avesse comunicato queste particolari esigenze». Eustice ha ammesso che «ovviamente qualcosa è andato storto». Il punto, però, sarebbe proprio non considerare la piena accessibilità come una “particolare esigenza”.
Le difficioltà per le persone disabili in politica
Ma il caso della Cop26 non è affatto isolato. Uno studio inglese ha dimostrato che le persone con disabilità si trovano a dover superare innumerevoli ostacoli quando vogliono entrare in politica, dagli inizi come attivisti sino alle elezioni e, persino, durante la carica. I ricercatori, che hanno lavorato tra il 2018 e il 2021, hanno rilevato che molti politici con disabilità non potevano presenziare alle riunioni locali del proprio partito a causa dei problemi di accesso. Spesso erano invitati a prendere parte ad assemblee per loro inaccessibili durante le campagne elettorali e subivano, una volta selezionati, la mancanza di un reale supporto.
La situazione italiana non sembra migliore. Le uniche due persone con disabilità a ricoprire una carica governo in tutta la storia repubblicana sono state Antonio Guidi, ministro della Famiglia nel 1994 e Vincenzo Zuccano, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel 2018. Ma l’importanza di una rappresentanza diretta per le persone con disabilità è sempre più pressante. Erika Stefani, attuale ministra, ha dichiarato il 2 novembre: «Abbiamo circa 3,5 milioni di persone con almeno una disabilità, questo vuol dire che, contando le famiglie, le persone coinvolte sono più di 10 milioni». Iacopo Melio, consigliere regionale con disabilità eletto in Toscana, ha spiegato che «se si entra nei luoghi decisionali, le nostre proposte possono avere un peso maggiore e esiti più concreti. Non sarà tutto facile, ci si dovrà scontrare con numerose difficoltà ma, se si vuole arrivare a cambiamenti epocali, bisogna darsi molto da fare. Io mi auguro che le persone come me che ottengono successi in ambito politico possano spronare anche altre persone con difficoltà a intraprendere questa strada».
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