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L'Italia deve ripartire dagli universitari ma li lascia soli

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In Gran Bretagna i conservatori propongono di rimborsare gli studenti universitari che hanno subito il lockdown o che sono stati costretti a isolarsi a causa della pandemia. E in Italia? Se al centro del dibattito politico si staglia la questione della ripresa del campionato di calcio e non la sorte degli universitari, allora abbiamo un problema. Perché se c’è una categoria che è stata più bistrattata di altre durante l’emergenza sanitaria sono proprio loro, gli studenti, adesso a due passi da esami, pagamento delle tasse e, per chi è fuori sede, degli affitti.

Cosa chiede Udu

Di fronte all’apertura del Ministero che prevede un allargamento della No tax Area, l’Unione degli universitari chiede più coraggio. «Per quanto riguarda la No tax Area il ministro parla genericamente di aumentare gli sgravi economici per i redditi inferiori a 30.000 euro, calcolati attraverso l'Isee. Noi, invece, pensiamo che bisogna alzare la soglia della No tax Area fino a 30.000 euro esonerando del tutto questa fascia dal pagamento delle tasse e, contemporaneamente, innalzare la fascia calmierata, che oggi, appunto, è nella soglia 13.000-30.000 euro, per consentire gli sgravi fino ai redditi da 50.000 euro», spiega Enrico Gulluni di Udu. «Questo per evitare che si riproponga quanto accaduto con la crisi del 2008. Ma la sensazione, al momento, è che l’università sia stata messa da parte nelle politiche governative». Gli studenti dell'Università di Bologna hanno scritto una lettera in cui chiedono l'annullamento della terza rata di iscrizione. «Non si può indugiare sulla nostra pelle e sul nostro futuro», dicono. Universitari che non vogliono essere lasciati soli, dunque, ed essere abbandonati, come accaduto durante questa quarantena, alla marea dei “vi faremo sapere”. Il rischio, come sottolinea il ministro Gaetano Manfredi, è un nuovo calo nel numero degli immatricolati, con gravi ripercussioni sulla ripartenza del Paese.

L’autonomia richiesta dagli Atenei

Il progredire in ordine sparso dell’epidemia di coronavirus ha spinto i rettori a chiedere maggiore autonomia. Un libera tutti che si è fatto sulla pelle degli universitari, che adesso chiedono l’abbattimento del digital divide, alla base di molti problemi nella fruizione della didattica di almeno 100.000 studenti, secondo i dati del ministero. E in un momento in cui le priorità della ripresa sembrano ruotare intorno al destino della Serie A, la riscossione da parte degli atenei suona comunque come una beffa. Specchio di un Paese che del cervello non ha mai fatto un vanto, ma che da sempre preferisce accarezzarsi la pancia. Eppure in corsia ci sono proprio loro, ex studenti a cui il governo ha voltato le spalle, aggiungendo al gesto un ben poco elegante “arrangiatevi”. E agli universitari, liquidati con esami e lauree telematiche, non resta che sfogare la rabbia tra un tweet  e l’altro.

La manifestazione di insegnanti e studenti per la scuola
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