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L'inquinamento uccide in Italia più che nel resto d'Europa

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L’Italia si conferma la nazione europea con i livelli più letali di inquinamento dell’aria. La tremenda classifica delle morti premature vede l’Italia al primo posto, seguita (con un distacco minimo) dalla Germania. I parametri sono quelli delle morti premature attribuibili a inquinamento da polveri sottili (PM2.5), biossido di azoto (NO2) e ozono (O3): in Italia, nel 2019 (è l’anno in cui è stato condotto lo studio), ci sono state 63.170 morti premature legate all’inquinamento. Morti che - secondo lo studio realizzato dall’AEA (Agenzia Europea dell’Ambiente) - si sarebbero potute evitare se il nostro paese (e gli altri paesi europei oggetto di studio) avessero rispettato le linee guida sull’inquinamento dell’aria dettate dall’Oms. Secondo la stima dell’AEA, in Italia 32mila persone sarebbero ancora in vita se fossero state rispettate queste linee guida.

Lo studio dell’Aea: migliaia di morti per inquinamento dell’aria in Italia

In particolare il dato italiano è così scomponibile: 49.900 morti premature per esposizione a polveri sottili (secondo dato europeo dopo quello tedesco), 10.640 morti premature per esposizione a biossido di azoto (primo dato in Europa) e 3.170 morti premature attribuite all’esposizione all’ozono. La Germania è poco dietro, con poche centinaia di morti in meno. In totale nell’Unione Europea 364.200 persone sono morte prematuramente per patologie considerate come conseguenza dell’esposizione all’inquinamento dell’aria. Un dato che, per quanto alto, è comunque in calo rispetto al 2018.

La Pianura Padana capitale dell’inquinamento europeo

L’analisi pubblicata da AEA non fa che confermare una tendenza già nota. Uno studio diffuso da The Lancet pochi mesi fa stabilì che la mortalità dell’inquinamento dell’aria, in Italia, fa più vittime degli incidenti stradali. Un approfondimento del Lancet Planetary Health definì poi, in maniera ancora più puntuale, la mappa europea della mortalità legata all’inquinamento. La capitale europea è Brescia, al primo posto per decessi dovuti alle polveri sottili. Nelle prime venti posizioni troviamo Vicenza, Saronno, Milano, Treviso, Padova, Como, Cremona e Busto Arsizio. Il presidente di Legambiente Stefano Ciafani ha commentato così la situazione italiana: «L’Italia è in ritardo nel fronteggiare il problema dell’inquinamento atmosferico e deve fare molto di più in termini di misure e interventi strutturali. […] Serve un piano strategico».

Disuguaglianze e sostenibilità

In un’interessante editoriale di George Monbiotsul Guardian si sottolineava come «l’unico modo per evitare il crollo climatico è estinguere la ricchezza estrema». È stato infatti dimostrato che il riscaldamento globale si intreccia anche alle differenze di reddito tra una parte e l’altra del pianeta. Secondo uno studio di IEEP, Oxfam e SEI, l’1% più ricco al mondo (172mila dollari l’anno) inquina 30 volte oltre i limiti consentiti, seguito dal 10% dei ricchi (55mila dollari l’anno) con emissioni 10 volte oltre il limite, mentre il 50% della popolazione globale, considerata la più povera, vive praticamente a impatto zero sul pianeta.

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