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Benvenuti nella 'Terra dei Buchi' di Brescia dove si muore di inquinamento e lavoro

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Brescia è una di quelle città del nord Italia che negli ultimi secoli ha sperimentato una crescita industriale rapidissima, specialmente in quei settori che implicano l’estrazione di ghiaia, marmo e sabbia e che le hanno fatto guadagnare il soprannome di “terra dei buchi”, coniato dagli attivisti. Queste voragini, in particolare a partire dagli anni Ottanta, hanno iniziato a essere riempite con tutti quei rifiuti che non si sarebbero potuti smaltire e che hanno offerto un attraente business per le mafie, complice la mancanza di regolamentazione.

Negli anni questa gestione, unita alle discariche – il comune di Montichiari, per esempio ospita una concentrazione di discariche unica in Europa – oltre che agli allevamenti intensivi, ha avuto effetti pesantissimi sul territorio e suoi abitanti, con l’aumento di cancro e di altre patologie. Il bresciano è uno dei luoghi più contaminati dal PBC di tutto il mondo e, secondo i più recenti studi di Lancet Planetary Health, pubblicati nel 2021, in Europa è il territorio con la più alta mortalità per cause legate alle polveri sottili da PM 2.5.

Il progetto fotografico di Mattia Marzorati, 'La terra dei buchi'

Il fotografo Mattia Marzorati, nato a Cantù nel 1992 e che oggi collabora con testate italiane e internazionali, ha iniziato nel 2019 a occuparsi di questo tema. «Il lavoro, – spiega Marzorati a VD –, nasce dalla necessità di raccontare le criticità ambientali del Nord Italia, un aspetto molto pesante di queste aree ma poco coperto mediaticamente. Mi sono focalizzato sulla provincia di Brescia in quanto concentra un numero e una varietà di problemi ambientali davvero elevati, probabilmente senza eguali in Italia». Siamo abituati infatti a sentir parlare di terra dei fuochi e di quello che succede a Taranto, nelle zona dell’Ilva, ma nonostante di queste zone si sia sempre parlato molto meno, i primati negativi in termini di inquinamento e delle sue conseguenze sono sconvolgenti. Gli chiediamo da cosa pensa che dipenda questa minor conoscenza del problema.

«Credo che sia più semplice parlare degli aspetti negativi che colpiscono le aree dove già esistono forti problemi sociali ed economici. Succede su larga scala rispetto ai Paesi in via di sviluppo e, a livello nazionale, con la distinzione fra Nord e Sud Italia. Mettere in luce le criticità che sono strettamente connesse ad un certo tipo di sviluppo economico significa mettere in discussione interi sistemi produttivi,» risponde Marzorati. «I dati emersi da vari studi fatti nel corso degli anni sono abbastanza chiari, specie se si tratta di alcune tipologie di inquinanti. Nonostante la connessione fra inquinamento e malattie non sia sempre facilmente dimostrabile, a Brescia ci sono alcuni casi eloquenti; i livelli di PCB, sostanze cancerogene rilasciate dalle industrie Caffaro nel corso di decenni, che sono stati rilevati nel sangue dei bresciani sono un record a livello mondiale.»

Nunzio Perrella, ex-camorrista e collaboratore di giustizia - foto di Mattia Marzorati

Nunzio Perrella, ex-camorrista e collaboratore di giustizia - foto di Mattia Marzorati

Le conseguenze della speculazione economica

Ed è proprio in relazione alle industrie chimiche Caffaro che Marzorati ha scattato la prima fotografia inserita nel progetto: nel corso dei decenni Caffaro è stata accusata di aver rilasciato diossine, furani, mercurio, arsenico e tetracloruro di carbonio fino al sequestro nel febbraio 2021 dovuto al continuo rilascio di cromo esavalente. Per Marzorati questo lavoro è stato da molti punti di vista una “prima volta”. «Non avevo mai lavorato così a lungo su uno stesso progetto, quasi mai in Italia ed è anche la prima volta che ho affrontato una tematica ambientale. Devo ammettere però che muovermi in un territorio facilmente interpretabile, penso all’assenza di barriere linguistiche e culturali, per un periodo di tempo lungo mi ha permesso di realizzare un lavoro più completo e più soddisfacente.»

La difficoltà maggiore per il fotografo è stata quella di confrontarsi con un soggetto, l’inquinamento, che ha varie forme, molte delle quali letteralmente invisibili. Invisibili, ma non nelle conseguenze, come dimostrano le storie di quelle persone raggiunte da Marzorati, che hanno dovuto confrontarsi con malattie e perdite, non solo famigliari – come nel caso di Carmine, che ha perso la moglie nel 2014 a causa della leucemia e ha fondato il comitato di sanità pubblica Basta Veleni –, ma anche economiche, come Pierino e Franca Antonioli, che dal 2001 hanno subito il sequestro del loro bestiame perché contaminato dal PCB dell’industria Caffaro e hanno ricevuto il divieto di coltivare i loro campi.

Vista aerea dell

Vista aerea dell'area di Montichiari - foto di Mattia Marzorati

Come si cambiano le cose?

«La cosa che più mi ha colpito – racconta ancora il fotografo –, è la tenacia con cui molte persone lottano ogni giorno per cambiare questa situazione. Ho avuto la fortuna di incontrare attivisti che non demordono, nonostante la stanchezza fisica e mentale, nel combattere una battaglia quotidiana. Confrontarmi con loro è stato utile per il reportage ma anche di grande ispirazione a livello personale. Purtroppo altre persone hanno solamente subito questa situazione senza avere la possibilità di reagire. Raffaella, militante del tavolo di lavoro Basta Veleni, una volta mi ha detto: “Soffro per le ferite della Terra come se fossero ferite mie”. Questa frase credo che sintetizzi bene il sentimento che si può provare nel vedere devastato il proprio territorio.»

Chiediamo a Marzorati se crede che il suo lavoro potrà avere un impatto nel portare la luce e quindi un'azione su queste tematiche. «L’illusione ovviamente c’è, altrimenti non avrei speso tutto questo tempo ed energie. Non credo che un singolo reportage possa creare chissà quali stravolgimenti però sono convinto che fare informazione con i giusti tempi e modalità sia in qualche modo utile per gettare le basi di un cambiamento. Mi auguro di aver messo un piccolo tassello in questa direzione.»

Marcia organizzata dal comitato Basta Veleni a Brescia il 27 ottobre 2019 - foto di Mattia Marzorati

Marcia organizzata dal comitato Basta Veleni a Brescia il 27 ottobre 2019 - foto di Mattia Marzorati

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