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Iran

Capire l'Iran con Marjane Satrapi

Undicimila chilometri separano l’Iran, lo “Stato canaglia”, dagli Usa, i paladini del “mondo libero” . Una distanza sufficientemente grande da fare del grande Paese mediorientale un non-luogo polveroso e minaccioso dai contorni indefiniti che sfumano su un orizzonte coperto da centinaia di impianti per l’estrazione del petrolio. A tratteggiarli con un pesante segno nero intinto di ironia e drammaticità, ci penserà Marjane Satrapi, fumettista e regista iraniana, nel suo graphic novel Persepolis, diventato anche film d’animazione.

Persepolis: quando l’Iran si lasciò raccontare a fumetti

In un’intervista Satrapi dirà di aver scritto Persepolis per «ribattere ai pregiudizi sul mio Paese senza essere interrotta». E in effetti, il fumetto autobiografico che racconta la storia della sua famiglia tra il 1960 e il 1990, dalla caduta dello scià al regime khomeinista e la guerra contro l’Iraq, che ha visto l’affermarsi del generale Qassem Soleimani, li smonta uno a uno, pagina dopo pagina.

Marjane ha una famiglia progressista

Marjane ha una famiglia progressista

L’Iran dal tratto naif di Satrapi è un Paese dal passato glorioso, offuscato da uno più recente fatto di veli neri e barbe lunghe, che però non possono diventare sinossi di un popolo che conta migliaia di prigionieri politici in lotta per la libertà, come i famigliari stessi dell’autrice. Un Medioriente diverso dalla narrazione politicizzata che spesso ci scivola addosso dai servizi televisivi e nelle cui lotte l’Europa, figlia dei regimi del Novecento e della Resistenza, dovrebbe sapersi riconoscere.

Tutte le donne di Satrapi

La storia già la conosciamo: c’è un dittatore o una guida religiosa, un manipolo di estremisti, una pletora di leccapiedi spaventati e poi ci sono loro, le donne, strumento e fine di ogni rivoluzione, perché, si sa, il cambiamento non può ignorare la sua componente femminile. Così, in Persepolis, le donne sono il motore di una palese involuzione, dove la vera rivoluzione sta nel guadagnare qualche centimetro di capelli sporgenti dal maghnaeh che possa rivelare l’attaccatura.

Marjane capisce che la rivoluzione nera ha vinto

Marjane capisce che la rivoluzione nera ha vinto

Per Satrapi, figlia di una famiglia progressista e nipote di una donna simbolo concreto di emancipazione femminile, opposto a quello propinato dai religiosi, quel lungo velo nero dimostra tutto il suo insostenibile peso quando verrà fermata da due donne, guardiane della rivoluzione, perché indossa una giacca di jeans e scarpe alla moda. Una donna che si mette contro un’altra donna: è in quel momento che Satrapi capisce che la rivoluzione nera ha vinto davvero.

Trump e l’Iran di Khamenei e quella guerra che nessuno vuole

Tutto inizia il 27 dicembre 2019 quando le milizie hezbollah attaccano una base irachena uccidendo un contractor americano, suscitando la pronta risposta degli USA che bombardano alcune basi in Siria e in Iraq mietendo 25 vittime. In seguito a questa rappresaglia, l’ambasciata americana è attaccata da rivoltosi, evento che ricorda agli Stati Uniti un’altra ambasciata e un altro tempo, così, neanche una settimana dopo, il generale Soleimani viene ucciso da un drone USA.

Marjane Satrapi autrice e regista di Persepolis

Marjane Satrapi autrice e regista di Persepolis

Comincia uno scambio di accuse fra la guida Ali Khamenei e Donald Trump su chi abbia maggiori responsabilità nell’escalation che sembra portare sull’orlo di una nuova guerra del Golfo, con il presidente americano che minaccia di bombardare anche siti culturali iraniani, andando contro le convenzioni internazionali di cui anche gli USA sono firmatari, e la richiesta non vincolante del presidente iracheno del ritiro immediato delle truppe statunitensi. I due Stati si prendono a schiaffi, mentre il mondo sta a guardare, dimenticandosi che una nuova guerra non conviene né al sovranismo di Trump né a una nazione provata da anni di sanzioni come l’Iran di oggi e che i posti dove si combatte sul serio sono più vicini di quanto si possa pensare. Insomma Iran e Usa si lanciano il guanto di sfida, ma nessuno, per fortuna, lo raccoglie

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