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medio oriente

«Io sono ebreo, ma le vittime sono i palestinesi». Moni Ovadia su Israele e Palestina

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Dopo gli scontri di giovedì scorso a Gerusalemme Est, tra Israele e Palestina si riaccende la tensione. Le proteste sono scoppiate per il possibile allontanamento di diverse famiglie palestinesi dalle loro case, nel quartiere storico di Sheikh Jarrah. A stabilire chi ha ragione, sarà la corte suprema israeliana. Eppure secondo Moni Ovadia, attore, musicista e scrittore di origine ebraica, cosa succede in Palestina è chiaro a tutti. «Vogliono cacciare i palestinesi da Gerusalemme est. Ci provano in tutti i modi e con ogni sorta di trucco, di arbitrio, di manipolazione della legge», ha dichiarato all’Adnkronos. «È una vessazione ininterrotta che ogni tanto fa esplodere la protesta dei palestinesi, che sono soverchiamente le vittime, perché poi muoiono loro, vengono massacrati loro».

Cosa succede in Palestina secondo Moni Ovadia

In un rapporto pubblicato il 27 aprile, l’organizzazione Human Rights Watch aveva accusato Israele di apartheid e persecuzione contro i palestinesi. «La politica di Israele è segregazionista, razzista, colonialista» ha detto Moni Ovadia. «E la comunità internazionale è di una parzialità ripugnante. Tranne qualche rara eccezione, paesi come la Svezia e qualche paese sudamericano, non si ha lo sguardo per vedere che la condizione del popolo palestinese è quella del popolo più solo, più abbandonato che ci sia sulla terra. Io sono ebreo, anch'io vengo da quel popolo».

«Ma la risposta all'orrore dello sterminio invece che quella di cercare a pace, la convivenza, l'accoglienza reciproca, è questa? Dove porta tutto questo? Il popolo palestinese esiste, che piaccia o non piaccia a Netanyahu. C'è una gente che ha diritto ad avere la propria terra e la propria dignità, e i bambini hanno diritto ad avere il loro futuro, e invece sono trattati come nemici». Ma ci sono «israeliani coraggiosi che parlano, denunciano». «La comunità internazionale no, ad esempio l'Italia si nasconde dietro la sua pavidità, un colpo al cerchio e uno alla botte. Ci dovrebbe essere una posizione ferma, un boicottaggio, a cominciare dalle merci che gli israeliani producono in territori che non sono loro».

La lunga lingua di fuoco a sud est del Mediterraneo

Le proteste degli ultimi giorni, che sono coincise con il mese sacro del Ramadan, sono scoppiate in seguito all’annuncio di sfratto di tre famiglie palestinesi. La storia del quartiere di Sheikh Jarrah è al centro di una delle dispute territoriali più controverse al mondo. E mentre la corte suprema israeliana ha rimandato il suo verdetto sulla questione, l’esercito israeliano lancia l’operazione “Guardiano delle mura” per rispondere al lancio di razzi da parte di Hamas e del Jihad Islamico. Una reazione culminata con l’uccisione di 24 persone, tra cui 9 bambini, stando al ministero della salute palestinese. Israele ha confermato solo la morte di 15 miliziani di Hamas: il rischio è quello che si accenda una nuova Intifada.

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