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Emicrania e cefalea non sono 'solo un mal di testa' ma la seconda malattia invalidante al mondo

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Non è “solo un mal di testa”, come tanti si sentono ripetere. E non basta bere più acqua o prendere un antidolorifico per farla passare. L’emicrania e la cefalea riguardano un miliardo di persone, sono la seconda malattia invalidante al mondo, secondo l’OMS, e, in Italia, colpiscono circa il 25% della popolazione. Eppure, nonostante questo disturbo sia ormai ben noto, non riesce a emergere nel dibattito pubblico. Si aggira, secondo il dott. Piero Barbanti, specialista del campo, come “un personaggio in cerca d’autore”, cioè di qualche istituzione che ne parli apertamente.

Il problema di spiegare che non è “solo un mal di testa”

Manuela ha iniziato a soffrire di emicrania nell’età dello sviluppo, come molte altre donne. «Iniziò a sedici anni» racconta a VD. «Avevo mal di testa ricorrenti con sintomi fortissimi, che mi spezzavano il cervello a metà, rendendomi difficile sia studiare che mangiare e dormire.. «Gli attacchi duravano giorni, prendevano prima una metà della testa, poi l’altra. Avevo problemi di equilibrio e nausea a causa del dolore. Fino a quando il dolore si è fatto così forte da dover correre in pronto soccorso».

Il 25% dei casi finisce, come Manuela, tra le emergenze. «Lì sono stata finalmente visitata da una neurologa, che mi ha consigliato un centro specializzato a Pisa». La sottovalutazione del problema da parte del medico di base aveva causato a Manuela anche un pericoloso effetto collaterale: «La dottoressa del centro rilevò una forte dipendenza da oppiacei (che il mio dottore mi prescriveva per il dolore)». Un problema, questo degli oppiacei, che è in crescita nel mondo occidentale, in particolare negli Stati Uniti, proprio a causa del troppo facile ricorso a potenti antidolorifici. Ma le sofferenze di Manuela erano appena iniziate.

Chi soffre di emicrania consulta da 8 a 18 medici

«La specialista disse che mi sarei dovuta sottoporre a iniezioni di botulino, in 27 somministrazioni per lato della testa. Rischiavo paralisi facciali e quindi ho rifiutato. Il resto è stato un passaggio da un dottore all’altro, che mi segnavano terapie fatte di antiepilettici o antidepressivi che davano risultati solo nei primi mesi della terapia». Un problema, questo, che soffrono anche altri malati di emicrania e cefalea: «Un emicranico cronico contatta dagli 8 ai 18 specialisti e l’80% degli esami fatti risultano inutili» spiega il prof. Pietro Barbanti, docente di Neurologia e autore del libro Emicrania. Infatti «poi l’emicrania si ripresentava, con gli stessi sintomi», continua Manuela, «rendendomi di fatto incapace di studiare con serenità, di godermi una serata (tante ne ho passate a letto con la serranda abbassata, al buio più completo e nel più completo silenzio, perché luci e suoni mi trafiggevano la testa), persino di guidare».

L’impatto sulla vita sociale delle emicranie è, infatti, pesantissimo come Claudio, emicranico cronico, conferma a VD: «Non riesci più a viverti i momenti della vita perché arrivano le emicranie e sei come morto. La gente pensa che stai esagerando e, quindi, ha sempre da ridire sui farmaci che prendi. Un incubo per chi già sta soffrendo». Ora Manuela è passata agli antiepilettici e la sua situazione sembra migliorata. «L’incidenza degli attacchi è diminuita, anche se continuo ad averne di molto forti. Ma il problema maggiore resta far capire agli altri che il tuo non è un semplice mal di testa, che un OKI o un'aspirina riescono a tenere sotto controllo. Quando provo a spiegare il mio problema avverto diffidenza, come se fossi la solita ‘esagerata’. E così, sempre più spesso me lo tengo per me».

L’emicrania, una malattia esclusivamente umana

Quindici milioni di italiani soffrono di cefalea, cinque milioni hanno attacchi settimanali, un milione giornalieri «e questo gioco» dice il prof. Pietro Barbanti, «costa all’Italia 20 miliardi €. È la seconda malattia disabilitante al mondo, la prima se contiamo solo le donne. Ne soffrono soprattutto gli insegnanti, che rappresentano una fascia debole e che, in questo periodo di DAD, sono stati particolarmente stressati». Ne sono vittime anche persone che ricoprono incarichi di responsabilità o soffrono di ansia. Nonostante l’ampia diffusione, la strada verso una diagnosi per chi soffre di cefalee o, peggio ancora, per un emicranico cronico è lunga e problematica. Dal registro IGraine, banca dati che riunisce i numeri e le esperienze dei pazienti affetti da questa patologia in tutta Italia, il prof. Barbanti e i suoi colleghi hanno scoperto che «passano in media 20 anni dall’insorgere dei primi sintomi alla consultazione del medico specialista».

Una malattia, quindi, ancora poco riconosciuta. Ed esclusivamente umana. «Un'inutile iperfunzione del cervello» spiega il prof. Barbanti nel suo libro Emicrania «che ha tormentato le menti eccelse di tanti personaggi geniali della storia. L'emicrania appare come il prezzo pagato da un cervello troppo veloce per sopravvivere a se stesso». Un prezzo che si manifesta in tre modi: «Come un cappello che stringe la testa, che è la cefalea di tipo tensivo. Un martello che batte spesso da un lato con nausea, bisogno di stare fermi e fastidio per luci e rumori, che è l’emicrania. Infine, come diceva un mio paziente, un trapano incandescente che entra in un occhio che è la cefalea a grappolo», in area oftalmica, la più diffusa tra gli uomini. La buona notizia, però, è che sappiamo come curare sia l’emicrania che la cefalea. Oggi esistono numerosi farmaci come gli anticorpi monoclonali (l’Italia è leader mondiale nel loro utilizzo in ambulatorio) o il lasmiditan. «Non possiamo più dire che le cefalee non si curano» conclude il prof. Barbanti. A patto di non considerarle più “solo un mal di testa”.

Se soffri di emicrania o cefalea puoi contattare uno degli 82 Centri per le cefalee in Italia.

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