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Easy Living, la vita facile sul confine di Ventimiglia

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Sembra che il cinema italiano sia destinato a essere reinventato da coppie di fratelli: prima i D’Innocenzo, che ci hanno calato nella periferia romana di Favolacce, poi i De Serio, che con un rigore al limite del neorealismo hanno raccontato la storia dei lavoratori illegali in Spaccapietre; ora, ma con un tono molto diverso e più leggero, i fratelli Orso e Peter Miyakawa che, nella commedia Easy Living, toccano temi simili: le periferie esistenziali in cui si muovono i protagonisti, tra contrabbando di medicinali dalla Francia all’Italia, ed emigrazione illegale dall’Italia alla Francia.

Easy Living, la vita facile

Ventimiglia-Mentone e ritorno, questo è lo spazio in cui si muove la vicenda di Camilla, studentessa universitaria che contrabbanda sigarette e farmaci, di Don, insegnante di tennis che seduce le proprie allieve di mezza età e di Brando, l’adolescente (interpretato da James Miyakawa, fratello dei registi) attraverso i cui occhi vediamo scorrere la storia. Poi c’è Elvis Presley, il migrante che i tre cercano di aiutare a passare il confine, un personaggio scritto per sgretolare qualsiasi stereotipo: a partire dal nome fino agli occhiali da sole e alla camicia hawaiana. Easy Living si muove così, decostruendo l’immaginario comune e giocando con i protagonisti nello spazio leggero della commedia: «Sono stati fatti tanti film drammatici sul tema delle migrazioni e questo talvolta crea un ulteriore confine» ha spiegato il regista Peter Miyakawa «Noi volevamo arrivare a più persone possibili. Anche per questo abbiamo scelto di raccontare tutto attraverso il punto di vista di un ragazzo». Una storia che non ha eroi eppure è, a modo suo, eroica e che, al netto di un ritmo discontinuo nella prima parte (parliamo, comunque, di un esordio) riesce ad appassionare, scoprendo aspetti del nostro paese che conosciamo poco: il traffico di farmaci tra Francia e Italia e la condizione dei migranti al confine di Ventimiglia.

In viaggio per i farmaci

Camilla, interpretata dall’attrice Camilla Semino Favro, è una studentessa che viaggia tra Mentone, in Francia, e Ventimiglia, portando con sé scatole di medicinali da rivendere a chi deve risparmiare. Una tratta, quella Italia-Francia, che vede da anni pensionati viaggiare sulle corriere, come la Torino-Briançon, per comprare i farmaci generici nei negozi francesi dove costano, in media, molto meno. Un’indagine condotta dalla FEDAIISF, la federazione degli informatori di farmacologia e parafarmacologia italiani, a ottobre del 2019, ha confrontato i prezzi di 15 medicinali senza prescrizione in Italia, Portogallo, Spagna, Belgio, Olanda, Francia, Germania e Regno Unito. In nessuno dei casi il nostro paese è quello meno caro, anzi, in molti è il più costoso. Il paracetamolo generico, uno dei farmaci più diffusi, costa agli italiani cinque volte più che agli altri europei (16 centesimi per 500 mg invece di 3), l’ibuprofene sei volte che in Olanda (29 centesimi per 200 mg invece di 5) e l’Imodium quattro volte che in Francia (83 centesimi per 2 mg invece di 23). Questa differenza di prezzo ha generato, dove manca una spregiudicata Camilla che passi il confine carica di “merce”, una nuova forma di “frontalieri” che, sempre FEDAIISF, descrive come habitué del torpedone verso Briançon. Anziani che vogliono risparmiare sulla pensione e che utilizzano molti farmaci generici per i mali più comuni: Voltaren ed Efferalgan, soprattutto, che arrivano a costare anche un terzo in Francia. I motivi di questa differenza di prezzo sono probabilmente tre: la mancata rimborsabilità dei generici in Italia (al contrario che in Francia e negli altri paesi in esame), la bassa competitività e i costi di distribuzione. Ma i frontalieri italiani del farmaco hanno un corrispettivo, ben più drammatico, in Francia: se i nostri pensionati viaggiano per comprare medicine generiche, quelli francesi vengono in Italia per i farmaci antitumorali, come racconta un farmacista al FEDAIISF, che costano meno nel Belpaese. Un esempio di libera circolazione di persone e merci nell’Europa di oggi che assume forme imprevedibili e che, però, non vale per i migranti accampati a Ventimiglia. Gli Elvis Presley della realtà.

Il gioco dell’oca dei migranti a Ventimiglia

Il libro-reportage dal confine di Daniela Carlone appena pubblicato si intitola I Giochi dell’Oca e descrive questo limbo in cui vivono i migranti come Elvis, bloccati sul confine con la Francia e che, quando riescono a superarlo, vengono presi e ricondotti alla casella di partenza, come nel gioco dell’oca. Il libro di Carlone è stato venduto per raccogliere fondi che l’associazione Rete Sanremo Solidale ha usato per distribuire vestiti e generi di prima necessità nel parcheggio del cimitero di Ventimiglia dove, oggi, sono accampati circa 70 migranti. Abbiamo parlato con Laura Allegretti, dell’associazione, per sapere com’è la situazione sul confine oggi. A Ventimiglia era attivo solo il Campo Roja, della Croce Rossa, che è stato chiuso il 1 agosto, nonostante le assicurazioni del questore. Da allora i migranti di Ventimiglia vivono per strada: «Non c’è più alcuna struttura o protezione per queste persone» spiega Allegretti «C’è un parcheggio davanti al cimitero ed è qui che stanno accampate. Ieri pioveva e sono dovuti andare a ripararsi sotto il cavalcavia, hanno trovato dei materassi di fortuna e ora sono lì, con i cinghiali e i topi». Fortunatamente ci sono i volontari, come le molte associazioni francesi che portano cibo, però solo la mattina «Noi non riusciamo a trovare una soluzione, abbiamo anche chiesto una cucina a Ventimiglia ma non siamo riusciti a trovarla. Le amministrazioni non aiutano, è di ieri la dichiarazione del sindaco di Ventimiglia che ammonisce i volontari che distribuiscono cibo». Insomma «il clima è molto pesante a Ventimiglia. Stiamo perdendo di vista che queste sono persone che cercano di migliorare la propria condizione. Molti sono minori non accompagnati, donne incinta, arrivano famiglie con bambini. Principalmente dalla rotta balcanica, dal Marocco e ultimamente anche dalla Tunisia». L’assistenza, ormai, è fornita solo da «questi ragazzi di tutta Italia che fanno turnover in città e dalle associazioni francesi. Stavamo pensando di strutturare tutto in un progetto ma non troviamo collaborazione, questo è il problema principale» E la cittadinanza? «La maggior parte non li vorrebbe però ci sono tanti che aiutano», insomma la latitanza è soprattutto delle amministrazioni. «Noi, come Rete Sanremo Solidale, chiediamo al più presto la riapertura di un campo organizzato a Ventimiglia e, nel frattempo, anche la riapertura delle chiese come più volte detto dal Papa, perché queste persone trovino un riparo. Avevano aperto solo la Chiesa di San Nicola che poteva accogliere pochissime persone e hanno chiuso anche quella. E non guardano se sei minore, o una donna incinta». E dal lato francese del confine? Simone Alterisio, della Diaocnia Valdese che con la Caritas e WeWorld da anni si occupa del problema, non faceva sconti questa estate: «Le violazioni dei diritti (della polizia francese, ndr) sulla frontiera sono le stesse cui continuiamo ad assistere da quattro anni: impossibilità di fare richiesta d’asilo, respingimenti dei minori non accompagnati, comportamenti brutali della polizia e detenzioni arbitrarie». Nonostante il Regolamento di Dublino, almeno i minori soli che presentano domanda d’asilo in Francia non dovrebbero essere rinviati in Italia, eppure succede: «Come hanno sottolineato gli attivisti presenti sul territorio» ha dichiarato Anna Brambilla, avvocato dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione, «sembrerebbe che nell’ultimo periodo questa procedura sia stata interrotta e che la polizia italiana si basi sull’età scritta sul refuse d’entrée. Inoltre, negli anni si è più volte verificato che la polizia di frontiera francese cambiasse l’età di un richiedente asilo dichiarandolo maggiorenne». Come vengono impediti i ricongiungimenti familiari, lo stesso che cerca Elvis con la moglie incinta in Easy Living. Una realtà drammatica che passa sottotraccia nei media, sepolta ai confini della coscienza collettiva nazionale e che il film dei fratelli Miyakawa riesce a far emergere attraverso uno sguardo acuto e ironico.

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