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coronavirus

Cos'è il passaporto vaccinale e come ci permetterà di viaggiare di nuovo

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Mentre l’Italia si prepara a una possibile terza ondata e il Governo Draghi vara il suo primo DPCM in vigore dal 6 marzo, in Europa si discute di passaporto vaccinale. Col procedere delle inoculazioni, infatti, un documento che comprovi l’avvenuta immunizzazione potrebbe permettere al Vecchio Continente di ripartire dopo un anno dai primi lockdown.

Cos’è e come funziona il passaporto vaccinale

Ursula von der Leyen ha spiegato all’UE che il documento conterrà la prova dell’avvenuta vaccinazione o i risultati dei test per coloro che non hanno avuto accesso alle campagne. Per i cittadini che si sono ammalati di Covid-19, invece, l’attestazione di piena ripresa. Insomma uno strumento che ricorda la proposta tedesca del pass vaccinazioni all’entrata dei concerti: un modo per far ripartire le nazioni europee in sicurezza prima della fine delle campagne vaccinali, che sembrano ancora lontane dalla conclusione. La forma definitiva di questo green pass sarà presentata il 17 marzo, ma la proposta di Ursula von der Leyen rappresenta un passo in avanti sul tema che all'inizio era stato fortemente osteggiato. L’avvicinarsi dell’estate e il desiderio di riaprire alla mobilità internazionale hanno, probabilmente, spinto molte nazioni importanti dell'UE verso questa possibile soluzione. I tempi dell’adozione del passaporto vaccinale, però, non si prospettano brevi. Secondo il vicepresidente Margaritis Schinas, il pacchetto normativo arriverà sul tavolo dei leader a fine marzo e avrà valore legale per quanto riguarda la libera circolazione nell’Unione (regolata dai Trattati). La fase attuativa, invece, sarà concertata e richiederà almeno tre mesi. Poi spetterà ai singoli paesi allinearsi alle decisioni dell’Unione. Nel frattempo l’UE lavorerà con OMS, OCSE e IATA perché il green pass venga riconosciuto nel resto del mondo. «Per tempi straordinari servono strumenti straordinari» ha affermato Margaritis Schinas.

I dubbi del Garante della privacy

Restano però i problemi relativi ai dati personali e alla privacy dei cittadini europei, come sottolineato dal Garante della privacy che, dopo aver richiamato alle normative le istituzioni e i privati italiani, ha spiegato: «I dati relativi allo stato vaccinale sono dati particolarmente delicati e un loro trattamento non corretto può determinare conseguenze gravissime per la vita e i diritti fondamentali delle persone: conseguenze che possono tradursi in discriminazioni, violazioni e compressioni illegittime di libertà costituzionali». Il punto sarebbe, quindi, elaborare una legge nazionale che trovi «un equo bilanciamento tra l’interesse pubblico che si intende perseguire e l’interesse individuale alla riservatezza». In assenza di una regola chiara, il Garante è perentorio: «L’utilizzo in qualsiasi forma, da parte di soggetti pubblici e di soggetti privati fornitori di servizi destinati al pubblico, di app e pass destinati a distinguere i cittadini vaccinati dai cittadini non vaccinati è da considerarsi illegittimo».

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