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coronavirus

La ripartenza microgeografica della task force di Vittorio Colao

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Vittorio Colao, capo della task force del Governo sulla fase 2, è tornato sulla questione regionale delle riaperture mettendo in chiaro che ci saranno dei criteri unici per tutta la penisola ma anche un approccio diversificato tra, ad esempio, Lombardia e Calabria.

L'approccio regionale di Vittorio Colao

Colao ha affermato che per ripartire «abbiamo raccomandato tre precondizioni che vanno monitorate. La prima: il controllo giornaliero dell’andamento dell’epidemia. La seconda: la tenuta del sistema ospedaliero, non solo le terapie intensive, anche i posti-letto Covid. La terza: la disponibilità di mascherine, gel e altri materiali di protezione. A queste condizioni si può riaprire». Questo sarebbe l'aspetto di uniformità che vale in qualsiasi situazione. Al contempo, però, in un'intervista al Corriere della Sera, ha ribadito anche l'approccio più locale al problema.

Vittorio Colao a capo della task force

Vittorio Colao a capo della task force

«L’approccio non dovrà essere nazionale e neppure regionale, ma microgeografico: occorre intervenire il più in fretta possibile, nella zona più piccola possibile. Abbiamo indicato al governo un processo. L’importante è che le misure siano tempestive; nella speranza che non siano necessarie. Io ho mezza famiglia a Catanzaro e mezza a Brescia. I numeri dell’epidemia sono molto distanti; nel lungo termine non li si può gestire allo stesso modo. Dovremo rispondere diversamente, per non penalizzare le zone che hanno meno casi. L’importante è che l’Italia si doti di un sistema per condividere le informazioni. La trasparenza sarà fondamentale. Se tanti lombardi e piemontesi vanno in Liguria, ogni Regione guarderà i suoi numeri, ma il ministero della Sanità dovrà guardare alle interrelazioni, per capire se il movimento crea focolai. Lo stesso vale per il corridoio di trasporto tra Lazio e Toscana. I numeri ci diranno quando potremo proseguire con le riaperture, minimizzando il danno economico e massimizzando la sicurezza».

Le 15 proposte delle Regioni

Poco tempo prima le Regioni e le Province avevano chiesto di lavorare in cabina di regia col Governo e la Protezione Civile per far ripartire il paese durante la fase 2. Fondamentale, per le amministrazioni, sarebbe il coordinamento attraverso l'attuazione di 15 punti proposti alla task force di Vittorio Colao. Ecco i punti:


I 15 punti proposti dalle Regioni per far ripartire l'Italia


  • Adottare linee guida nazionali, previo accordo con le parti sociali, che fissino le regole di carattere generale per la riapertura secondo fasi ben precise e graduali, lasciando autonomia alle Regioni per contemplare le singole specificità regionali in ordine agli aspetti relativi ai dati geografici, economici e sociali.
  • Coordinamento nazionale per riaperture, previo accordo con le parti sociali: le date sono importanti ma sono altrettanto importanti le modalità attraverso l'utilizzo dei dispositivi di protezione che devono essere omogenei su tutto il territorio nazionale per evitare confusione. Valutare l'obbligo per tutta la popolazione, anche prevedendo la distribuzione presso la grande distribuzione organizzata per calmierare i prezzi.
  • Mobilità della popolazione: prevedere l'adeguamento del trasporto pubblico locale per far fronte alle esigenze della riapertura: occorre considerane la necessità di distanziamento, dpi, eventuale scaglionamento degli orari di lavoro, diversi flussi; da qui il maggiore costo economico a cui far fronte 
  • Rivedere i tempi delle città, ovvero graduare la riapertura delle attività lavorative e dei servizi delle città
  • Possibilità di riapertura anche dal 27 aprile, dei cantieri edili, in particolare quelli all'aperto.
  • Valutare una procedura semplificata per la ripresa immediata dei cantieri del terremoto attraverso norme in grado di far ripartire gli investimenti;
  • Possibilità di riapertura anche dal 27 aprile, di alcune filiere produttive maggiormente esposte alla concorrenza internazionale, per evitare la sostituzione di tali quote di mercato a vantaggio dei competitor stranieri.
  • Necessità, più in generale, di superare la disciplina di apertura e chiusura delle attività produttive sulla base dei codici ateco e del regime autorizzatorio delle prefetture; risulta preferibile prevedere una disciplina organizzata sulla pianificazione della riapertura di alcune filiere produttive - particolarmente rilevanti o maggiormente sicure - per il territorio e/o di settore, con la collaborazione di Regioni e Prefetture e la partecipazione delle rappresentanze delle parti sociali, delle Aziende Sanitarie e delle INAIL.
  • Affrontare le riaperture tenendo conto del sostengo all'infanzia, verificando soluzioni per la cura dei bambini in considerazione della chiusura di scuole, nidi e centri estivi. Possibilità di consentire, nel rispetto delle regole, una graduale ripresa della socialità dei bambini 
  • Necessità di concordare col Ministero dell'Istruzione progetti specifici per la riapertura delle scuole che consentano una adeguata programmazione di tutte le attività necessarie correlate
  • Necessità che le attività poste in essere dalle Regioni in materia di spesa sanitaria siano immediatamente ristorate con i fondi già previsti. Al riguardo si segnala l'opportunità di modificare l'ultimo periodo del comma 1 dell'articolo 18 del dl 18;
  • Modalità omogenee, concordate e programmate, per una prossima, graduale riapertura degli esercizi di somministrazione al pubblico (bar e ristoranti)
  • Necessità di programmazione delle attività turistiche
  • Necessità di incentivare lo smart working
  • Necessità di posticipare, rispetto alla prima fase della riapertura, la mobilità extraregionale







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