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Col Covid sono aumentati i disturbi alimentari

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Chiusa nelle sue stanze a Buckingham Palace, Diana è una 19enne in una gabbia dorata, una fidanzata trofeo solitaria e trascurata alla disperata ricerca di affetto e approvazione. Catapultata nella solitudine della corte inglese degli anni ‘80, Diana convive con una malattia segreta: la bulimia. The Crown ci porta a contatto con un disturbo alimentare che, assieme ad anoressia, bigoressia e altri disordini simili, imperversa da anni soprattutto tra i più giovani. In Italia sono milioni le persone affette da queste malattie e il Covid ha peggiorato la situazione.

Bulimia, anoressia e disturbi alimentari in Italia

In Italia sono oltre due milioni i malati di anoressia, bulimia, disturbo da alimentazione incontrollata (binge eating), picacismo, sindrome da alimentazione notturna tra i 12 e i 25 anni secondo Eurispes, numeri che si allineano a quelli della Società Italiana per lo Studio dei Disturbi del Comportamento Alimentare (SISDCA). E sembra che con l'arrivo della pandemia i casi siano aumentati del 30%. Colpite maggiormente le donne (il 95,6%), ma il trend è in crescita anche tra gli uomini più giovani, come dimostra la morte per anoressia del ventenne Lorenzo Seminatore, lo scorso febbraio a Torino. L’American Psychiatric Association ha pubblicato, qualche anno fa, uno studio sull’impatto dei disturbi alimentari tra gli adolescenti (ne soffre il 10%), rilevando che i ragazzi sono tra il 19% e il 30% degli adolescenti americani anoressici. In particolare, l’APA ha rilevato l’aumento del disturbo da bigoressia, una forma di anoressia inversa che riguarda soprattutto i frequentatori di palestre. Il 20-30% dei casi di disturbo alimentare guarisce dopo 2-4 anni dall’esordio, 70-80% dopo 8 o più anni. Nel 10-20% dei casi si sviluppa una condizione cronica che persiste per l’intera vita. Nel 2020 erano oltre 3.000 i morti in Italia, un numero approssimato per difetto perché nel 40% i DCA (disturbi da comportamento alimentare) non sono diagnosticati e la pandemia ha peggiorato molto la situazione, come ha spiegato Epicentro.

L’allarme pandemia e disturbi alimentari

Epicentro ha lanciato l’allarme sui DCA durante questa pandemia. Un problema che accomuna questi pazienti al resto dei malati non-covid, ma che ha anche aspetti del tutto particolari. Prima di tutto il rischio di ricaduta o peggioramento della patologia, dovuto all’ansia e alle costrizioni di questo periodo; poi l’aumento del rischio di infezione da COVID-19 tra chi soffre di disturbi dell’alimentazione, soprattutto per la malnutrizione e la condizione di debolezza in cui versa; la comparsa di un disturbo dell’alimentazione ex novo, proprio indotto dal periodo, pensiamo in particolare al binge eating e ad altre forme di dipendenza; infine l’inadeguatezza dell’offerta di trattamenti psicologici e psichiatrici nel corso dell’emergenza COVID-19. Lo stesso allarme è stato lanciato da Laura Dalla Ragione, direttrice del Centro disturbi del comportamento alimentare di Todi: «Durante il lockdown sono aumentati i casi di esordio della malattia e si sono aggravati quelli preesistenti: gli effetti della pandemia sono dannosi soprattutto per i ragazzini, di cui iniziano a soffrirne sempre da più piccoli, anche di 11 anni». L’emergenza, però, ha stimolato una reazione da parte dell’ISS che si è impegnato a portare avanti il Progetto MA.NU.AL., la MAppatura dei centri territoriali dedicati ai disturbi della NUtrizione e dell’ALimentazione in supporto al Ministero della Salute. Un primo ma ancora piccolo passo, per un problema che sembra peggiorare ogni anno, soprattutto tra i più giovani.

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