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Faresti da cavia per un vaccino contro il coronavirus?

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Se fossi sano e sapessi di poter aiutare milioni di persone, ti offriresti volontario per sperimentare il vaccino contro il coronavirus? In Italia molti hanno risposto di sì, con centinaia di mail inviate a Matteo Liguori, managing director di Advent-Irbm, società di Pomezia che sta sviluppando il vaccino con il Jenner Institute di Oxford e che passerà, in tempi record, alla sperimentazione umana.

Parte la sperimentazione umana

In Inghilterra partirà oggi la sperimentazione sui 550 volontari per il nuovo vaccino basato sull'adenovirus, realizzato da Advent-IRBM e il Jenner Institute: «Personalmente sono molto fiduciosa. Penso, con un buon grado di ottimismo, che ci siano ottime possibilità che funzioni» ha dichiarato Sarah Gilbert, responsabile del team. «Daremo loro tutte le risorse di cui hanno bisogno per massimizzare le possibilità di successo al più presto» ha sottolineato il ministro della sanità britannico Hancock che ha stanziato 20 milioni di sterline per il team di Oxford e altri 22 milioni di sterline per un altro progetto di vaccino sviluppato all'Imperial College di Londra. Anche in USA si discute di un progetto simile portato avanti da 1DaySooner e che potrebbe coinvolgere 1.500 volontari in un human-challenge trial, un metodo accelerato di sperimentazione, già usato contro la malaria, che il co-founder Josh Morrison afferma poter rispettare gli standard di sicurezza. L'iniziativa per ora ha riscosso qualche successo politico, ma ha anche sollevato dubbi, come quelli di Charlie Weller, a capo del programma vaccinale alla Wellcome di Londra. La difficoltà, anche in questo caso, non starà comunque nel trovare i volontari, come hanno dimostrato la dottoressa Elisa Granato e l'Italia.

Le lettere degli italiani

Liguori ci racconta delle oltre cento mail inviate da italiani volontari: «Ci stanno scrivendo ogni giorno per dare la loro disponibilità a partecipare alla sperimentazione clinica del nostro candidato vaccino contro Covid-19. Persone che mandano bellissime lettere, come quella di un 75enne che si è messo a disposizione perché, secondo lui, ormai ha fatto la sua vita. O quella di un giovane 20enne che ha sottolineato di essere in piene forze per affrontare una sperimentazione».

Il team di ricercatori del vaccino contro il coronavirus

Il team di ricercatori del vaccino contro il coronavirus

«Sono veramente colpito dalla persone che con il cuore in mano si rendono disponibili ai test. Le lettere che riceviamo sono davvero molto umane, nessuno vuole accaparrarsi il possibile vaccino, ma semplicemente vuole fare un gesto per tutta la comunità. D'altro canto la popolazione italiana sta davvero facendo di tutto per sconfiggere questa epidemia, dal rimanere a casa, al raccogliere fondi».

Il vaccino col cuore italiano

L'Advent-Irbm di Pomezia sta sviluppando un vaccino molto promettente basato su una versione meno pericolosa dell'adenovirus, il virus del raffreddore, che ha almeno tre frecce al suo arco:


  • La ricerca è già interamente finanziata
  • Si avvale di una piattaforma tecnologica già sperimentata e di successo
  • La partnership con Oxford mette insieme i migliori esperti del settore

Il Jenner Institute di Oxford combatte da tempo, e con successo, la MERS, altro coronavirus emerso in questi anni, e l'Advent-Irbm è alla base del vaccino anti-ebola del 2013. Grazie agli straordinari risultati ottenuti in laboratorio da queste due eccellenze mondiali, i tempi della ricerca si sono abbreviati. Il 18 marzo si parlava di sperimentazione animale in giugno e umana in autunno, ma il 13 aprile l'AD di Advent-Irbm Piero di Lorenzo, descrivendo l'efficacia e la non tossicità del vaccino, ha annunciato che già oggi inizierà la fase umana, su 550 volontari in Inghilterra, per poi arrivare all'uso compassionevole del vaccino, sul personale sanitario, a settembre. Ma sarebbe stato possibile fare lo stesso in Italia?

La legge italiana e il vaccino veloce

Advent e il Jenner Institute hanno deciso di passare alla sperimentazione umana in Inghilterra, più per motivi tecnici che legali. Le normative in merito, infatti, sono molto simili in entrambi i paesi, perché rispondono alle direttive europee sulla sperimentazione animale e umana, in particolare se si parla di volontari. Ma, per assumersi certi rischi, non bastano le leggi, serve anche una volontà politica, che in Italia sembra latitare, come spiega Liguori.

Come gli ospedali italiani si stanno preparando all'emergenza coronavirus

«Anche l’Italia come nazione potrà renderlo possibile» l'uso compassionevole a settembre per il personale sanitario «occorre però che subentri una discussione istituzionale per far sì che possa esserci questo interesse da parte del governo. Se lo si può fare in Inghilterra, lo si può fare anche qui, serve solo il coinvolgimento istituzionale e regolatorio che si devono allineare per renderlo possibile». Una debolezza nazionale che però sembra confinata alla politica e alla burocrazia, viste le molte lettere degli italiani pronti a fare la propria parte per sconfiggere il coronavirus.

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