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scienza

La campagna di vaccinazioni è lo specchio di una società che discrimina i più deboli

Il governo dell'Uruguay ha disposto che siano vaccinati anche migranti senza documenti e richiedenti asilo. Una procedura online permetterà di registrarsi per ricevere la vaccinazione contro il Covid-19. Un sistema che in Italia sembra molto lontano dall’attuazione, appena entrato nei pensieri del governo guidato da Mario Draghi. L'attivista sindacale Aboubakar Soumahoro, dopo aver ricevuto la vaccinazione, ha scritto: «Vivo questa gioia con indignazione per l'ingiustizia e la disuguaglianza vaccinale decisa dal Governo dei migliori. Le forze politiche al Governo sono complici di questa disumanità».

Le disuguaglianze nella campagna vaccinale italiana

Il via libera alle vaccinazioni con Johnson&Johnson anche agli under 60, con un occhio particolare ai migranti, senzatetto o a chi risiede in luoghi difficili da raggiungere è arrivato solo la scorsa settimana, con una circolare emanata dal ministero della Salute. L'idea è quello di somministrare il vaccino anti-Covid Johnson&Johnson, monodose, alle cosiddette fasce di popolazione hard to reach, di cui fanno parte anche senzatetto e migranti. E intanto, secondo l'Istituto Nazionale salute, migrazioni e povertà (INMP) in Italia ci sarebbero circa 700mila migranti con un tesserino temporaneo che non viene riconosciuto dalle piattaforme della campagna di vaccinazione. Un mancato riconoscimento dal costo sociale e umano altissimo. «Non vaccinare questa fetta di popolazione è stato un grande fallimento per il nostro Paese», spiega a VD Anita Carriero di MEDU, Medici per i Diritti Umani. «È una fascia molto ampia, che ha fragilità sia di tipo sociale che sanitarie. Si tratta di un diritto negato, oltre a essere una questione di salvaguardia della salute pubblica. È anche vero che si sta correndo ai ripari, anche se tardi».

Chi non ha potuto accedere finora alla campagna vaccinale sono irregolari e chi per motivi burocratici non è riuscito a prenotarsi tramite i portali regionali. «Nei mesi passati, a partire da febbraio, sono state fatte una serie di segnalazioni dal tavolo immigrazione e salute di cui fanno parte varie realtà del privato sociale. Sono state inviate lettere al ministero della Salute e al generale Francesco Paolo Figliuolo, commissario straordinario per l’emergenza Covid, per sollevare il tema. Alla fine il governo si è finalmente ricordato che esiste una fascia di popolazione che non riesce ad accedere ai vaccini, che sono persone senza fissa dimora o che vivono in insediamenti informali, oppure regolarizzandi o prive di regolari documenti». Insomma, tutte persone che non hanno un’iscrizione al sistema sanitario nazionale», spiega Carriero. «Al momento è uscita l’indicazione a livello nazionale, ma poi ogni Regione si dovrà gestire autonomamente per ovviare alla mancanza che è stata portata avanti fino ad adesso. In alcune Regioni, come il Lazio, non c’è ancora la possibilità di accedere per gli irregolari. L’operatività è ancora in fase di definizione».

La disuguaglianza vaccinale è un problema mondiale

Secondo la rivista Nature la campagna di vaccinazione mondiale è stata finora segnata dalle disuguaglianze. Un recente rapporto firmato da Oxfam ed Emergency indica che, senza la revoca dei brevetti sui vaccini, i popoli dei paesi ricchi del mondo saranno vaccinati entro gennaio 2022. Per vaccinare i popoli dei paesi poveri occorreranno, invece, 57 anni. Delle 1,77 miliardi di dosi distribuite nel mondo solo lo 0,3% è andato ai Paesi a basso reddito. Attraverso il Covax – il programma per fornire dosi di vaccino anticovid ai Paesi poveri – sono state distribuite meno di un terzo delle fiale che erano state promesse, finora circa 90 milioni di dosi, una goccia nel mare. Le Ong stimano che verrà raggiunto il 10% della popolazione entro fine anno. Nella migliore delle ipotesi.

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