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Senza il teatro non c'è vita. Nonostante il coronavirus

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«Non dimentichiamo la cultura, abbiamo un occhio di riguardo verso gli artisti che ci fanno divertire e appassionare»: questa la discussa frase con cui Conte annuncia il Decreto Rilancio, che prevede sovvenzioni a musei, editoria, turismo e arte. Un decreto che indica la riapertura del settore al 15 giugno, se tutto andrà bene, dopo bar, ristoranti, estetisti e chiese. Abbiamo raccolto le testimonianze di artisti e lavoratori del mondo dello spettacolo e le loro proposte per la ripartenza. Perché è impossibile immaginare una fase 3 senza il teatro, la musica, la cultura ad alimentare la fame di normalità del paese.

Poche certezze, molta confusione

Tiziano Panici, direttore artistico di Teatro Argot, teme di non riaprire prima del 2021: «Da settembre riprenderemo le attività, con precauzione: il nostro è da sempre uno spazio votato alla ricerca». Il Covid ha completamente azzerato la produzione per Nicola Andretta della compagnia Bestoj: «Abbiamo ripreso un paio di corsi online, perché le bollette non si pagano da sole» dice Nicola, «Mi sento totalmente abbandonato: facendo parte di un'associazione non ottengo finanziamenti. Anche le partiva iva non se la passano meglio: 600 euro sono una cifra irrisoria». E del nuovo decreto che pensi? «È un sostegno ai lavoratori in nero: non vedo nulla per chi ha contratti con enti pubblici… È molto seccante».

La stagione teatrale è finita senza introiti

La stagione teatrale è finita senza introiti

Annagaia Marchioro, attrice e fondatrice della compagnia Le Brugole, osserva: «Noi attori siamo molto stagionali. In questi quattro mesi avrei guadagnato il necessario per resistere fino alla stagione del prossimo anno. È stato un trauma, sta passando solo ora. Cerco di tenermi attiva usando i social con più coscienza». Rosanna Savoia, cantante lirica e Presidente dell’unica associazione di categoria: «Noi siamo la minoranza: gli unici ad avere visibilità, nel classico come nel pop, si contano sulle dita di una mano. I parametri per accedere al bonus di 600 euro di fatto esclude gli artisti lirici, il cui reddito, tra spese previdenziali, fiscali, agenzia e produzione, è per forza di cose falsato. Assolirica si sta spendendo per trovare misure compensatorie straordinarie».

Senza teatro non c’è vita

La cultura è una voce chiave per il nostro Pil: il 10%, insieme al turismo. Per Panici dovremmo far tesoro della lezione di economia regalataci dal Covid: «Investire nella ricerca scientifica avrebbe salvato vite umane. Al pari di quella scientifica, la ricerca nel campo della cultura è in grado di rendere le persone consapevoli e più preparate». «Ricerca, scuola e cultura sono l’anima di un Paese: penso all’esempio di Francia e Germania», fa eco Savoia. Marchioro sottolinea: «La nostra cassa previdenziale è addirittura in positivo: qualcosa potrebbe essere usato in questa situazione. Siamo una forza economica importante, eppure nessun artista era incluso nella task force del Governo».

Non sappiamo quando il pubblico tornerà a teatro

Non sappiamo quando il pubblico tornerà a teatro

E dopo? La gente avrà paura di tornare a teatro? «Bisognerà chiedersi quanti potranno permettersi di tornarci», chiosa Andretta. Per Panici una buona parte delle risorse dovrebbe essere spesa anche per incentivare il pubblico a tornare a teatro, «Ma solo se il governo crederà davvero nella cultura come elemento fondamentale per la ripresa». Di sicuro l’arte non si è mai fermata, tra flashmob social e compagnie che hanno messo in streaming il loro lavoro: «Anche se possono suonare come un disperato “Non vi scordate di noi!” le trovo belle. I grandi nomi non avranno problemi anche dopo l’emergenza, per loro sono più passatempi da quarantena», osserva Andretta. «Indispensabili per attraversare questo deserto culturale senza morire di sete», per Savoia.

Le proposte per la ripartenza

Nel nuovo decreto sono presenti 50 milioni per il turismo, estensione ad aprile e maggio del bonus di 600 euro, 50 milioni di fondo cultura e sostegni alla filiera dell’editoria. Ma in una fase 2 in cui gli artisti dello spettacolo sono ancora fermi e il settore è in crisi, può suonare come una “pezza” su una diga in rottura. Per questo entrano in campo gli artisti stessi: come C.RE.S.CO, tra i primi ad avanzare proposte solide per la ripartenza o come Teatro Bresci che, insieme ad altre compagnie indipendenti venete, ha inviato in Regione una lettera con proposte concrete per salvare la stagione estiva.

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Tra garanzia di distanziamento, gestione del flusso, monitoraggio della temperatura e messa a disposizione degli agognati DPI, una proposta che aspetta solo le linee guida del Ministero. «Voglio essere ottimista, sperare che si troverà il modo di riunirsi rispettando le distanze per godere ancora dell’arte. E spero che si trovi un vaccino», dichiara Savoia. «Un aspetto positivo di questa situazione è che ha mobilitato gli attori e molti si sono iscritti al sindacato, me compresa», chiosa Marchioro. Osserva Panici: «Il teatro è antico e si è dovuto adattare alle differenti catastrofi della storia dell’umanità. Sopravviveremo anche questa volta».

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