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420: il numero magico della marijuana

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La distanza che separa il nostro paese dalla legalizzazione delle droghe leggere va giorno dopo giorno sempre più ampliandosi, in particolare le dichiarazioni dell’attuale ministro dell’interno che ha deciso di chiudere tutti i Weed Shop presenti in Italia, nonostante la legalità degli stessi. Ovviamente la notizia ha scosso gli animi di coloro che vorrebbero una completa liberalizzazione sulla scia delle perfomance economiche e sociali del Colorado. D’altronde quella weed è una vera e propria cultura con tanto di simboli ricorrenti, come il numero 420, che per alcuni può sembrare solo una cifra, ma in realtà è molto di più.

Da un club di liceali ai Grateful Death, 420 è diventato un

Da un club di liceali ai Grateful Death, 420 è diventato un'icona della cultura popolare

Partiamo dall’inizio. Siamo a San Rafael, un paese nella Contea di Marin precisamente al centro della California. Accanto alla statua di Louis Pasteur, sotto un sole brillante, un gruppo di liceali che si fa chiamare Waldos si ritrova per la prima volta con una mappa e della Marijuana in tasca. Sulla mappa è segnata l’intera contea di Marin, il gruppo ha, infatti, ricevuto la notizia che nei suoi pressi si trova un campo di Marijuana completamente vergine. Fissano sempre alle 4 e 20 del pomeriggio, fumano Marijuana e cercano con la mappa la loro “terra promessa”. Un orario perfetto: la scuola è finita ma i genitori non sono ancora rientrati da lavoro. Ovviamente non trovarono mai alcun campo da depredare, ma l’abitudine si era consolidò e, mappa o non mappa, continuarono a trovarsi alle 4 e 20 sotto la statua di Pasteur.

Il numero 420, nato come orario, divenne il nome di un gruppo di liceali poi mutuato dai Grateful Dead

La storia avrebbe potuto interrompersi qui ma, come in tutte le storie che coinvolgono gli States, i pochissimi gradi di separazione dalla grande musica internazionale cospirarono a rendere il 420 un’icona pop. Il figlio di Mark Gravitch, che gestiva le proprietà dei Grateful Dead, una band che di lì a poco avrebbe fatto la storia del Rock anni '70, apparteneva ai Waldos.

Il giornalista che vede la canapa come alternativa alla plastica

Era ormai scoppiata la Summer of Love di cui i Grateful erano assoluti protagonisti. Sia i Waldos che la band provenivano da San Rafael e i ragazzi del Four & Twenty andavano spesso a trovare Phil Lesh e soci agli studi di registrazione: si sedevano, davano fuoco ad una canna e si rilassavano. Il circolo del 420 investì così anche la band di culto, che ci si immerse anima e corpo, partorendo tra i fumi della ganja quel rock psichedelico dei loro primi anni.La storia del 420 piaceva ai Grateful Dead così tanto che cominciarono a portarla nei loro concerti, nei loro tour, indottrinando sempre più fan e persone. Con una cassa di risonanza così grande il fenomeno divenne mondiale tanto che il numero e la cannabis finirono per identificarsi, non solo per un gruppo di liceali californiani, ma per tutto il mondo.

Dal proibizionismo al monopolio di stato, un approccio non ideologico alla cannabis sembra ancora un'utopia

Tanto per non lesinare sulla prevedibilità, oggi il giorno deciso per il Weed-Day è il 20 di aprile, 4/20 nell’uso anglosassone di anteporre il mese al giorno nelle date. Nel WD, manifestazioni a favore della cannabis, concerti, cortei, feste, convegni, uso ricreativo e discussioni di botanica si tengono all’ombra del 420, numero e simbolo di una cultura libera da pregiudizi. Oggi non tutti i paesi hanno una legalizzazione completa: in molti la cannabis è legalizzata solo per scopi terapeutici, come Italia, Australia, Germania e Stati Uniti. In questi ultimi ci sono 31 stati che l’hanno legalizzata non a scopo ricreativo, come invece succede nei Paesi Bassi, Giamaica (soprattutto per motivi religiosi), Repubblica Ceca e Uruguay, che ha reso la cannabis monopolio dello stato. Basteranno i cortei e le manifestazioni a far cambiare idea ai governi? Forse conteranno più le ragioni economiche per abbattere i pregiudizi dei politici e della società.

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