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Il voto lascia gli Stati Uniti sempre più divisi

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Migliaia di manifestanti in strada per difendere il proprio voto. Succede in America, una nazione che giace stremata e divisa dopo le elezioni più combattute degli ultimi anni. Che questo appuntamento elettorale sarebbe stato eccezionale lo sapevamo già prima che iniziasse. Che avrebbe bruciato ogni record di affluenza, eletto per la prima volta una senatrice trans, due afroamericani apertamente gay, una donna nera in Missouri e un’intera delegazione di donne delle minoranze nel New Mexico, meno. Ma che Donald Trump avrebbe in qualche modo contestato il voto era un’eventualità attesa da molti. E così è stato. I tweet del Presidente continuano a fomentare gli animi e a segnalare brogli, premendo perché si blocchi la conta delle schede arrivate per posta. Così, ancora una volta, le città degli USA sono in balìa delle manifestazioni tra chi vuole che tutti i voti siano contati, e chi teme una frode elettorale.

Le proteste nelle città americane

‘Conta ogni voto’ è lo slogan dei manifestanti che sono scesi in piazza in tante città americane. Migliaia in strada a Detroit, Chicago, Philadelphia, New York, Baltimora, Minneapolis, Boston, Seattle e Portland per sostenere lo spoglio dei voti delle elezioni presidenziali 2020 oppure, seguendo il tycoon, contro “il voto truffa”. Donald Trump, infatti, accusa da ore gli avversari di brogli. Il presidente ha chiesto un riconteggio in Wisconsin, lo stop al conteggio in Michigan e annunciato un’azione legale anche in Pennsylvania e in Georgia. La macchina repubblicana lo ha seguito iniziando a distorcere le notizie per dare la sensazione, al popolo americano, che stesse succedendo qualcosa di losco. «Stanno trovando voti per Biden ovunque - in Pennsylvania, Wisconsin e Michigan. Un male per il nostro Paese!» ha scritto Trump «Stanno lavorando duramente per far sparire 500.000 voti in Pennsylvania - il prima possibile. Allo stesso modo, in Michigan e in altri stati». Matt Chonowak, consulente del partito, ha diffuso un tweet in cui accusava di cospirazione gli scrutinatori del Michigan mentre la rete indicava anche il conteggio del Wisconsin come un broglio. Tutte notizie poi risultate false, ma ormai diffuse all’intera nazione. Tanto che i supporter di Trump hanno cercato di passare ai fatti forzando l’entrata nel centro elettorale di Detroit, mentre in Arizona sono scesi in strada armati gridando “stop al furto”. Il quadro che emerge è quello di una nazione ormai divisa, polarizzata, che non troverà pace nemmeno al termine dello spoglio.

Un’America spezzata

L’avevamo già scritto mesi fa in occasione del lancio di Crew Dragon di SpaceX e delle manifestazioni di Black Lives Matter: l’America non sembra più, tanto, un’Unione. Gli USA di oggi, quattro anni dopo Trump e dodici dopo la crisi economica, sono sempre più spezzati, socialmente e politicamente. Le ragioni di questa polarizzazione sono molte e non così lontane dalle stesse che colpiscono l’Europa: povertà, rabbia, discriminazioni. Una parte della popolazione occidentale sta restando indietro e sul suo malcontento un’intera classe politica ha costruito la propria fortuna. Queste elezioni sono state tra le più combattute e ora contestate della storia americana (dovremmo risalire al 1876 per vedere una situazione simile). La campagna del 2020 è erede di un’evoluzione politica che è iniziata negli anni Novanta con Newt Gingrich, potente speaker repubblicano, e si è compiuta definitivamente con Trump. Il Presidente incarna quel conflitto totale con l’avversario che Gingrich aveva teorizzato e che ha portato frutti amari all’America: radicalizzazione, violenza, disordini continui, poca coesione nei momenti più difficili. Persino la pandemia di coronavirus è diventata un fattore politico e lo stesso i voti per posta, resi necessari proprio dalle misure di sicurezza. Trump grida ai brogli nel voto postale da mesi, nonostante questo sistema fosse già in uso da tempo in molti Stati e la sua sicurezza provata. Ma poco importa. La strategia di The Donald si basa proprio sulla confusione e sul conflitto. E non finirà qui, qualsiasi risultato esca dalle urne.

L'America non è il più grande paese del mondo
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