VD Logo
Il Mondo che Cambia
VD Search   VD Menu

migranti

Con il coronavirus, il Messico potrebbe usare il muro di Trump contro gli USA

Condividi su Facebook Condividi su Twitter Condividi su WhatsApp

La pandemia di coronavirus sta colpendo il mondo intero facendoci sentire, sempre più, il bisogno di un coordinamento mondiale tra nazioni simile a quello della scienza e spezzando, uno dopo l'altro, i nostri pregiudizi. Uno di questi capovolgimenti è stato, nei giorni passati, la dichiarazione di Hugo Lopez-Gatell sul Muro di Donald Trump al confine col Messico.

Le parole di Hugo Lopez-Gatell

L'emergenza pandemia ha varcato l'Oceano e inizia a farsi sentire anche su suolo americano: file di persone ai negozi di armi, lockdown in California, dietrofront di Donald Trump sulla pericolosità del coronavirus e chiusura dei voli con l'Europa (ma non con la Gran Bretagna). In questo clima, il sottosegretario alla Sanità messicana, Hugo Lopez-Gatell, ha trovato un modo nuovo di sfruttare quelle barriere di confine che i presidenti USA (già prima di Trump) hanno eretto per difendersi dall'immigrazione.

Le file per le armi in America per l

Le file per le armi in America per l'emergenza coronavirus

«Il Messico non porterebbe il virus negli Stati Uniti. Sarebbero gli Stati Uniti a portarlo qui» ha dichiarato Lopez-Gatell «L'eventuale diffusione del coronavirus avverrebbe da nord verso sud. Se fosse tecnicamente necessario, prenderemmo in considerazione meccanismi di restrizione o di sorveglianza più stretti». Il sovranismo sanitario ha trovato pane per i suoi denti.

È anche una questione di Sistema sanitario

Le differenze tra i due sistemi sanitari nazionali potrebbero avere influenzato la dichiarazione di Lopez-Gatell che è, infatti, membro dello IANPHI, l'Associazione Internazionale degli Istituti di Sanità Pubblica.

Hugo Lopez-Gatell, sottosegretario alla salute del Messico

Hugo Lopez-Gatell, sottosegretario alla salute del Messico

La sfiducia nel modello degli USA (di cui molti messicani emigrati per lavoro potrebbero non fruire) e il timore di un incremento di americani che espatriano verso il Messico, sono alti. Già 2 milioni di expats statunitensi vivono in Messico, come rivelato dallo studio commissionato dal presidente Obrador nel 2019, di cui almeno 600.000 pensionati, quindi in un'età a rischio per il coronavirus.

La Sanità messicana è diversa da quella statunitense?

In realtà, più sì che no. Fino al 2004 il sistema messicano era segmentato, non diverso quindi da altri paesi dell'area, dove la copertura sanitaria è riservata ai lavoratori dipendenti e i più poveri hanno accesso a poche cure, di bassa qualità ed efficacia (nel caso del Messico il 50% della popolazione, quindi 50 milioni di persone). Nel 2004 il Seguro Popular ha riformato la sanità messicana, ancora ibrida, con l'SSPH che permette, a chi era stato escluso dal sistema precedente, di accedere gratuitamente a tutta una serie di servizi (circa 300), finanziati da una tassa federale e da un contributo statale.

Il Seguro Popular ha cambiato la vita a 20 milioni di persone

Il Seguro Popular ha cambiato la vita a 20 milioni di persone

Un Obamacare ante litteram, ma più ampio e meno costoso della sua versione statunitense. Lopez-Gatell si è speso molto, proprio questo gennaio, per difendere il Seguro Popular da una privatizzazione di ritorno, e forse non è un caso che proprio lui si sia detto preoccupato per l'epidemia negli USA. Dopo i migranti economici e quelli climatici, costruiremo muri anche per quelli sanitari?

ARTICOLI E VIDEO