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Dopo l'incendio i manganelli. A Lesbo i migranti vittime della polizia

Il fuoco a Moria ha smesso di bruciare, ma adesso a infiammarsi di disperazione sono le strade di Lesbo. Sospesi nel nuovo purgatorio d’Europa e senza un luogo dove andare, i rifugiati si sono riversati per le vie dell’isola alla ricerca di cibo e assistenza medica. E mentre i richiedenti asilo organizzano proteste pacifiche, polizia ed esercito greco rispondono all’emergenza con gas lacrimogeni e manganelli. Sullo sfondo, il rischio di un’emergenza sanitaria si fa sempre più concreto.

La situazione a Moria

«A Lesbo ci sono migliaia di persone per strada, senza acqua e senza cibo», ci racconta al telefono Yousif. Yousif ha solo 21 anni ed è arrivato sull’isola come rifugiato tre anni fa. Macchina fotografica al collo, documenta quotidianamente il nuovo purgatorio greco. «I supermercati qui non vendono cibo ai rifugiati. Non ci sono bagni e non c’è possibilità di ricevere cure. Mancano addirittura le mascherine». Nel frattempo, a pochi chilometri di distanza dal porto di Mitilene si sta costruendo il nuovo campo, in cui, secondo l’Ansa, sono già stati trasferiti una cinquantina di migranti. In molti però chiedono di lasciare l’isola e raggiungere la terraferma. «Siamo usciti dall’inferno di Moria, adesso vogliamo libertà», ci dice Yousif.

Lesbo 2020 © Yousif Alshewaili

Lesbo 2020 © Yousif Alshewaili

Al telefono arrivano le voci dei bambini che giocano nello sporco dei marciapiedi. «Ci sono centinaia di minori non accompagnati. Alcuni di loro si sono sentiti male a causa del fumo e non hanno ricevuto assistenza medica». E intanto lo spettro della crisi sanitaria spaventa il governo greco. Secondo, il ministro greco per le Migrazioni, Notis Mitarachi, almeno 200 persone potrebbero essere, infatti, positive al coronavirus.

Le forze dell’ordine e i migranti

La polizia intanto sta organizzando cordoni in assetto antisommossa per evitare che i rifugiati si riversino nel centro della città di Mitilene, capoluogo dell’isola. «Sabato mattina i rifugiati hanno organizzato una protesta pacifica vicino Kara Tepe e la polizia ha sparato gas lacrimogeni sui manifestanti», ci racconta Thodoris, tra i coordinatori di Greenpeace sull’isola. «Purtroppo gli abitanti di Lesbo supportano l’operato della polizia. Alcuni di loro hanno trattenuto i partecipanti alla protesta e chiamato la polizia per farli arrestare e picchiare». Secondo Thodoris, molti provengono dalle file di Alba Dorata«Sono fascisti, con la polizia dalla loro parte, stanno alzando la testa». 

Lesbo 2020 © Yousif Alshewaili

Lesbo 2020 © Yousif Alshewaili

In un video, girato dalla reporter tedesca Marina Kormbaki, si vede addirittura la polizia sparare lacrimogeni su bambini e anziani che cercano di abbandonare il campo di Moria in fiamme. «I poliziotti vengono qui per picchiare. Hanno precisi ordini da Atene», continua Thodoris. «Con ilfascismo che dilaga, non potrà che andare sempre peggio. E purtroppo sono tante le persone che plaudono a questa tattica del terrore».

L’hotspot di Moria

Costruito nel 2015, il campo avrebbe dovuto ospitare solo per pochi giorni i richiedenti asilo che arrivavano dalla Turchia via mare, giusto il tempo di essere identificati prima di essere trasferiti sulla terraferma. Poi, da lì, i rifugiati avrebbero dovuto essere smistati nei vari Paesi europei. Ma l’hotspot si è trasformato in un inferno di catapecchie di metallo e filo spinato.

Lesbo 2020 © Yousif Alshewaili

Lesbo 2020 © Yousif Alshewaili

Adesso che il campo non esiste il governo greco commette gli stessi errori del passato, con la costruzione di una nuova tendopoli che rischia solo di alimentare nuove tensioni fra abitanti dell’isola e migranti. E mentre tardano ad arrivare risposte concrete dall’Unione europea, il purgatorio di Lesbo rischia di diventare la nuova tomba d’Europa.

La situazione a Lesbo dopo l'incendio di Moria
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