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Elly Schlein: «I figli degli immigrati dovrebbero avere gli stessi diritti di un calciatore»

Luis Suarez è uno straniero che vorrebbe lavorare in Italia. Viene dall’Uruguay ed è sposato con un'italodiscendente, Sofia Balbi. Normalmente la trafila da seguire sarebbe la stessa di tanti extracomunitari su suolo nazionale: attendere i tempi previstiimparare la lingua italiana, sostenere l’esame (oggi B1, un tempo B2), per poi ottenere la cittadinanza. Ma Luis Suarez è un calciatore, il terzo più costoso della storia, Scarpa d’Oro, attaccante stellato del Barcellona e corteggiato da importanti squadre italiane. Quindi, per Luis Suarez si fa un’eccezione che ricorda un po’ quelle ricerche di antenati italici nell’albero genealogico dei calciatori tanto praticate dai team nazionali, anni fa. Un’eccezione che però emerge quest'estate con tanto di scandalo. Arricchito, ora, da alcuni messaggi del manager della Juventus Fabio Paratici che si occupava del problema.

I messaggi di Paratici

«Siamo la Juve e non ci riceve la prefettura» si lamenta il 3 settembre Paratici con la sua amica di vecchia data e ministra dei Trasporti Paola De Micheli. Poi il 7 scrive a un altro manager della Juventus: «Se riesci 16,15 vieni al jtc che ti parlo di Sarri e Higuain... magari ci colleghiamo anche con Gabasio». «Sì si vengo così ci allineiamo su Suarez... 5 minuti e sono lì... Cesare non risponde... Credo abbia qualcosa con Eca... io ce l’ho domani dalle 10 alle 14». Poi scrive a Paratici l'avvocata Maria Cesarina Turco, considerata «concorrente morale e istigatrice» del reato di falso ideologico per Suarez: «Hanno deliberato la sessione esame del 17 come sdoppiamento di quella del 22 per evitare assembramenti. Pertanto la sessione non sarebbe solo per il ragazzo. È quindi chiaro che se non si presenta in quanto non va in porto il tesseramento non ci sono problemi. Mi sta per chiamare la responsabile dei corsi. Lo organizzo facendo mandare la richiesta dall’avvocato spagnolo in nome e per conto del calciatore. Vi aggiorno. M.». Questi messaggi, pubblicati dal Corriere della Sera, sarebbero solo alcuni di una corrispondenza enorme ora al vaglio della magistratura.

Il caso Suarez

Cosa è successo a Suarez è ormai di dominio pubblico: lo scorso 17 settembre il calciatore è andato all’Università per gli Stranieri di Perugia dove ha sostenuto l’esame di certificazione della lingua italiana B1. Dopo un’ora e mezza esce, promosso. La Guardia di Finanza, che teneva d’occhio l’istituto dopo un buco nel bilancio di 3 milioni €, intercettando la dirigenza, scopre una vera e propria truffa: Suarez avrebbe conosciuto le risposte prima, l'esame sarebbe stato semplificato e l’esito già deciso. «Non coniuga i verbi, parla all'infinito. Ma te pare che lo bocciamo?» si sente nell’intercettazione. Elly Schlein, colpita dalla vicenda, ha scritto su Twitter: «Sembra sia più facile ottenere la cittadinanza per un calciatore, secondo la Procura con test falsati, che per migliaia di ragazzi e ragazze, nati o cresciuti qui, che parlano italiano (e spesso pure dialetto). I diritti siano uguali per tutti, non privilegio di pochi». Il riferimento alle difficoltà degli immigrati e dei loro figli in un’Italia priva di ius soli e ius culturae è chiarissimo.

Quante sono le persone in attesa della cittadinanza

Al 1° gennaio 2018 “i nuovi italiani” erano, secondo l’Istat, 1.345.261. Sempre secondo l’istituto, nel 2018 erano circa un milione i minori stranieri non naturalizzati italiani, circa un quinto della popolazione totale straniera. Di questi, il 75% era nato in Italia, con grandi differenze fra le collettività: la quota di nati in Italia superava l’89% per la Cina e si riduceva al 55% nel caso del Pakistan. Giovani e giovanissimi che frequentavano le nostre scuole, mentre in Parlamento si discuteva di ius soli e di ius culturae, provvedimenti di cui avrebbero beneficiato una quota consistente di minorenni. Non solo figli e figlie di stranieri però. Ad attendere la cittadinanza sono anche più di 2 milioni di lavoratori immigrati. E le tempistiche? Per l’acquisizione della cittadinanza si va da 12 mesi se si è sposati con un italiano e si ha figlio, fino a dieci anni se si è extracomunitari. Insomma, c’è un esercito di persone sospese a metà, che attendono di vedere riconosciuti i propri diritti, mentre dal governo le posizioni sul rilascio della cittadinanza si inaspriscono dopo l’approvazione dei decreti sicurezza.

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